Gli Ipogei
Ipogeo Degli Archi - Degli Ulivi - Giacatello - Dei Rovi - Labirinto
Gli ipogei agrigentini, sono cunicoli scavati dall'uomo sotto l'antica Akragas o in prossimità delle sue mura.
Essi furono realizzati per raccogliere le acque sotterranee.
Secondo Diodoro Siculo, gli schiavi cartaginesi catturati dagli Acragantini dopo la battaglia di Imera, vennero utilizzati in lavori di pubblica utilità, per costruire templi, edifici pubblici e per creare una rete idrica sotterranea che potesse soddisfare le necessità della città.
L’architetto Feace, fu il progettista di quella che può essere definita la “grande opera di ingegneria idraulica” che attraverso un'intricata rete di cunicoli, rifornì d’acqua l’antica Akragas.
Quasi tutti gli ipogei, hanno un’altezza di circa metri 1,80 e larghezza di mt 0,80. 
Lungo le pareti è possibile ancora notare i segni lasciati dai picconi per lo scavo e le nicchie utilizzate dagli schiavi per le loro lucerne.
Ipogeo degli Archi
A nord di Villaseta.
L'ingresso, porta a due vasche della lunghezza di circa m.12 e della larghezza di m.5.
Oltrepassate le vasche, si prosegue lungo l'ipogeo un percorso tortuoso di circa m.85.
Posto a circa 200 m. dal Posto di Ristoro.
Dopo un percorso tortuoso di circa 30 metri, si trova una biforcazione i cui rami, proseguono ancora per circa 50 metri.

Ipogeo dei Rovi
In prossimità del tempio di Vulcano.
Composto da due diramazioni di cui quella principale misura circa 65 metri.
Ipogeo Giacatello
Si tratta di uno dei più conosciuti ipogei agrigentini.
Ubicato a nord del museo di S. Nicola, il cunicolo d’ingresso dopo pochi metri dà accesso ad un ambiente molto grande di quasi 20 metri per lato.
Nei due angoli posti a nord, a circa 1’50 metri da terra, è possibile osservare ulteriori cunicoli, mentre nell’angolo di NO, sulla parete nord, si osserva una cornice.
Secondo l’archeologo Griffo, il locale fu inizialmente una grande cisterna, ma successivamente, in epoca romana, venne adibito a granaio.
Al suo interno, venne rinvenuta una macina e una scultura animale in marmo.
Ipogeo del Labirinto
L’ingresso principale è accanto alla Chiesa del Purgatorio, in via Atenea.
E’ senza dubbio il più grande ed anomalo ipogeo agrigentino.
L’ipogeo è per buona parte inesplorato, a causa dei crolli e delle opere di recente edilizia urbana, che impediscono l’accesso a molti dei cunicoli.
Dallo stesso nome, è però facilmente intuibile come il groviglio di cunicoli dai quali è composto, sia molto complesso.
Molti ipotizzano infatti, che tale ipogeo collegasse punti molto distanti fra loro della città.
Ipogeo degli Ulivi
