Mosca celebra la democrazia

Immediatamente dopo che i sostenitori di Donald Trump hanno violato i cordoni di sicurezza e sono entrati in Campidoglio mentre il Congresso discuteva la certificazione elettorale,  diversi rappresentanti di governo russi hanno dichiarato che la democrazia in America era finita e che gli eventi di Washington erano la dimostrazione di un malessere che aveva portato le persone a protestare in strada.  

Ieri, 23 gennaio, in diverse città russe si sono tenute manifestazioni a sostegno di Alexei Navalny, arrestato dopo essere tornato in Russia dalla Germania, dove era stato sottoposto a cure dopo essere stato avvelenato.

Una giornata di protesta alla quale hanno partecipato decine di migliaia di persone, anche in regioni dove la temperatura andava ben oltre i – 30 gradi.

Mai prima d’ora così tante persone si erano espresse a sostegno di Alexei Navalny fuori Mosca e San Pietroburgo.

Nella sola Mosca, secondo varie stime, i manifestanti erano da 20 a 50mila. Un dato confermato da Reuters che afferma che 40.000 persone sono scese in piazza in città.

Il ministero dell’Interno, come consuetudine, ha stimato il numero dei manifestanti in maniera molto ridotta, non più di quattromila persone.

Durante le manifestazioni di protesta, condotte dai dimostranti in maniera pacifica, la polizia, definita dai media statali e filo-governativi “polizia educata”, ha arrestato oltre tremila persone.

La “polizia educata” russa, ha fatto più volte ricorso a ingiustificati atti di violenza sui dimostranti che manifestavano contro l’elevato livello di corruzione del governo. A San Pietroburgo, un agente di polizia ha picchiato una donna che ha chiesto perché la polizia avesse arrestato un giovane. Lo riporta “Fontanka”, che ha pubblicato un video dell’incidente.

Secondo testimoni oculari, la donna in piazza Vosstaniya ha chiesto a tre poliziotti perché avessero arrestato il ragazzo, quando  uno degli ufficiali di polizia le ha dato un calcio allo stomaco facendola cadere a terra sbattendo la nuca sull’asfalto.

Portata in ospedale dai passanti, le sarebbe stata diagnosticata una commozione cerebrale, un trauma cranico e un ematoma nella parte posteriore del capo.

Mentre il direttore dell’Istituto di ricerca di medicina d’urgenza Dzhanelidze Vadim Manukovsky ha detto al quotidiano Podyem che la salute della donna non è motivo di preoccupazione, che ha avuto un leggero infortunio, che è cosciente e si sente benissimo, il sito russo Baza ha riferito che la donna ha un grave trauma cranico ed è priva di sensi in terapia intensiva.

Prima dell’arresto, Alexei Navalny aveva messo in rete un video che riprende la villa di Vladimir Putin, il cui costo sarebbe di oltre un miliardo e cento milioni di euro.

Risuona ancora l’eco delle parole pronunciate dal rappresentante ufficiale del Ministero degli Affari Esteri russo, Maria Zakharova, dopo le proteste di Washington, secondo la quale “l’America non traccia più una rotta per la democrazia e ha perso tutto il diritto di impostarla”, poichè il sistema elettorale negli Stati Uniti è arcaico, non soddisfa i moderni standard democratici, creando opportunità per numerose violazioni, e i media americani sono diventati uno strumento di lotta politica.

Ovviamente la stessa cosa non può dirsi per la Russia di Putin, che ha celebrato ieri la sua democrazia con violenze e migliaia di arresti, e laddove i media devono rispondere soltanto agli ordini dello Zar.

Un’unica voce che non tollera neppure le critiche da parte di rappresentanti di altre nazioni (a differenza di quanto avvenuto con le proteste di Washington, quando autorevoli rappresentanti del Cremlino non hanno lesinato critiche agli Stati Uniti), tanto da indurre il Ministero degli Esteri russo ad accusare l’ambasciata americana a Mosca di interferire negli affari interni della Russia a causa di pubblicazioni sulle proteste.

Sul sito web dell’ambasciata degli Stati Uniti in Russia, il giorno prima erano infatti apparse notizie indirizzate ai cittadini statunitensi nella Federazione Russa, invitandoli a evitare di recarsi nei luoghi in cui si sono svolti i raduni, sottolineando che “molto probabilmente saranno scoordinati”.

Successivamente, a seguito degli oltre tremila arresti di dimostranti, sul Twitter ufficiale dell’Ambasciata degli Stati Uniti sono apparsi post sulla  protesta pacifica che criticavano le azioni delle autorità.

Il dipartimento del Ministero degli Esteri russo ha affermato che la missione diplomatica americana “non è la prima volta che dimostra disprezzo per le norme diplomatiche”, sottolineando che “la leadership dell’ambasciata americana avrà una conversazione seria al ministero degli Esteri russo”.

Evidentemente i funzionari del ministero hanno già dimenticato le dichiarazioni rilasciate dopo i fatti di Washington, quando affermavano che il governo degli Stati Uniti avrebbe dovuto affrontare i propri problemi, compreso il superamento delle profonde divisioni nella società americana create dall’ingiustizia sociale, dalla disuguaglianza e dalla persecuzione del dissenso.

In Russia non c’è alcuna persecuzione del dissenso. Lo dimostrano le violenze perpetrate dalla “polizia educata” e gli oltre tremila arresti della giornata di ieri.

Gian J. Morici

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