Fioramonti, Mattei: Superfondo finanziato dai beni pubblici rappresenterebbe un passo indietro

“La costituzione di un superfondo, finanziato con beni pubblici, rappresenterebbe un salto indietro nel tempo, la ripetizione di una ricetta dal sapore neo-liberista che ha già dimostrato di non poter funzionare”. Così affermano l’ON. Lorenzo FIORAMONTI (MISTO), già Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in una nota congiunta con il Prof. Ugo Mattei, Presidente del Comitato Rodotà.
“Si apprende- continuano i due rappresentanti- da alcuni organi di stampa dell’intenzione da parte della Task Force Colao di costituire un superfondo del valore di 100/200 miliardi ottenuti tramite il trasferimento di patrimonio immobiliare pubblico, partecipazioni azionarie in aziende pubbliche anche strategiche, nonché quote delle riserve auree di Banca d’Italia. Tale fondo, gestito e valorizzato da Cassa Depositi e Prestiti (essa stessa istituzione dalla governance privatizzata), fungerebbe da garanzia per sovvenzioni che lo Stato Italiano, trasformatosi in “innovatore”, secondo la formula dell’economista anglo-italiana Mazzucato, componente della task force, elargirebbe alle imprese più innovative”.
“Questa bozza di piano non è ad oggi consultabile e dunque è impossibile parlarne con cognizione di  causa. Tuttavia è importante sollecitare subito una discussione pubblica sul lavoro e sulle proposte della task force. Il Comitato Rodotà non può infatti esimersi dal segnalare che la creazione di un tale superfondo, qualora formalmente proposta, rischierebbe di protrarre le politiche di privatizzazione massiccia che negli anni ‘90 hanno di fatto smantellato gran parte del patrimonio pubblico italiano (150
mld circa)”.
“La concezione del patrimonio pubblico come “asset finanziario” comporta dei gravi rischi per il benessere della società, in quanto favorisce economicamente pochi beneficiari (spesso soggetti finanziari internazionali) a danno della collettività. Per tale motivo nel 2008 la Commissione Rodotà già propose uno schema di riforma del Codice Civile, con lo scopo di evitare privatizzazioni prive di controlli e garanzie per l’interesse pubblico. Proposta che non è stata mai discussa dal Parlamento italiano, pur essendo stata presente in ogni legislatura dal 2008 ad oggi”.
“La natura politica del programma di Governo proposto da PD, LEU e M5S, colloca i beni comuni in posizione centrale.
Sentiamo, quindi, con maggiore forza il dovere di allertare l’opinione pubblica. E’ necessaria una visione innovativa che dia nuovamente centralità al buon governo dei beni pubblici e comuni”.
“E’ inoltre fondamentale- concludono infine l’ex Ministro e il Presidente del Comitato Rodotà- che il Parlamento mantenga un ruolo centrale nell’elaborazione delle politiche per l’uscita dalla crisi COVID-19 e che venga messo in condizioni di onorare la sua funzione istituzionale di tutela del patrimonio pubblico italiano. Il Comitato Rodotà invoca pertanto l’immediata messa all’ o.d.g. parlamentare dei diversi Disegni di Legge presentati in questa legislatura per la riforma del Codice Civile e la tutela dei beni pubblici e comuni come passaggio politico prodromico a ogni decisione che coinvolge il patrimonio pubblico degli italiani”.

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