Noi Africani d’Italia

feltri salviniCaro Feltri, caro Salvini,

eravate riusciti per un po’ a nascondere la vera anima di un certo Nord (per fortuna non tutto) anacronistico e per molti aspetti culturalmente arretrato. Ma il tempo è un galantuomo – come disse Voltaire – e rimette a posto tutte le cose.

Per un po’, con qualche felpa e selfie, avevate fatto dimenticare a noi meridionali che non abbiamo nessuna cosa in comune, che siamo lontani anni luce, che per voi siamo un peso morto e che i napoletani puzzano. Già, eppure i voti non puzzavano e non erano neppure un peso morto, vero Salvini? Facile adesso dire che Feltri  «sui meridionali ha detto una cazzata». No, Vittorio Feltri ha semplicemente detto  quello che da sempre pensa, lo pensa lui e con lui quella parte della popolazione che grazie alle campagne denigratorie di una certa classe politica, ci ha sempre visto, e continua a vederci, come gli Africani d’Italia. I negri-bianchi di questo Paese.

Inutile ricordare chi siamo, qual è la nostra storia millenaria e la cultura, molti, e ben più qualificati di chi scrive, lo hanno già fatto. Negli ultimi anni ci avete “offerto” la possibilità di essere come voi, alla pari. Esseri civili, umani e dotati d’intelletto. Per farci sentire tali, anche a noi doveva essere offerto il “meridionale inferiore”, quello arabo, quello africano, quello che vive nelle capanne, senza che ci ricordassimo che millenni prima che nascesse la Roma antica, alcuni di questi popoli studiavano già materie scientifiche la cui conoscenza ancora oggi ci meraviglia. Eppure, oggi, oltre 2000 anni dopo, usiamo i numeri indo-arabici portati in Europa da matematici ed astronomi arabi. Provate per un attimo a immaginare di dover scrivere 1.261.376.231 con i numeri romani. Provate a fare operazioni di calcolo numerico senza usare i numeri indo-arabici.

Potrei proseguire all’infinito parlando di astronomia, medicina e altro ancora, ma tanto non capireste. Giocate a professarvi cristiani, dimenticando che neppure Cristo nacque non dico in Padania ma almeno a Roma.

Potrei parlare dell’Unità d’Italia, che vide la Grande Emigrazione. In primis da parte dei popoli settentrionali. Sì Signor Salvini, quelli Padani, che cercavano pane in America, in altre nazioni europee e persino in Egitto, Tunisia e Marocco.  Ma la storia, appartiene a noi “inferiori”, non possiamo pretendere che dall’alto della vostra superiorità ne dobbiate avere conoscenza. Non vi serve…

Leggo oggi i sondaggi pubblicati dal Corriere della Sera secondo i quali la Lega perde il 5 per cento. Non so quanto possano incidere le esternazioni del Signor Feltri o quanto abbiano inciso quelle di alcuni rappresentanti della Lega, so soltanto che anche in natura quando si muta la pelle, quella nuova è caratterizzata dal disegno di quella precedente e seppur si presenta con colori più vividi, nel tempo invecchia e torna tale e quale a quella di prima.

Del resto, si dice che Sant’Agostino disse che chi nasce di natura non può mancare. Dimenticavo, neppure Sant’Agostino, («il massimo pensatore cristiano del primo millennio e certamente anche uno dei più grandi geni dell’umanità in assoluto», così come venne definito) era nato a Roma, né tantomeno in Padania.  Anche lui era un africano, nato a Thagaste, in Algeria.

Se gli africani d’Italia comprenderanno questo, difficilmente si lasceranno ingannare ancora offrendo loro in pasto i meridionali dei meridionali più inferiori di noi inferiori.

Ringraziamo Feltri e sia fatta la sua volontà…

Gian J. Morici

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