LAZIO, STRETTA SUI GIOCHI IN CONSIGLIO REGIONALE: OK AL DISTANZIOMETRO PER LE ATTIVITÀ ESISTENTI, MA CINQUE ANNI PER ADEGUARSI

ROMA – Passa nel Consiglio regionale del Lazio la stretta sul settore dei giochi, ma si è trovata una “mediazione” nel corso del dibattito in Aula, per le sale già esistenti. Nella seduta di oggi, nell’ambito del “Collegato” (un provvedimento ad ampio spettro in materia economica), è stata approvata la proposta di modifica della legge numero 5 del 5 agosto 2013, sulla prevenzione e il trattamento del gioco d’azzardo patologico. La modifica più incisiva è quella che assoggetta al distanziometro le sale giochi e gli esercizi pubblici che ospitano slot. Va ricordato, come riporta Agipronews, che la legge regionale nella sua precedente versione vietava il gioco con gli apparecchi a una distanza inferiore a 500 metri da una serie di “luoghi sensibili” (scuole, luoghi di culto, ospedali, centri giovanili), ma tale divieto si applicava solo alle nuove aperture. Da oggi, sono invece sottoposte ai rigori del distanziometro tutte le attività già sul territorio, come avviene già in Piemonte ed Emilia-Romagna. Il testo stabilisce i tempi di adeguamento: gli esercizi pubblici (bar, tabacchi, ecc.) devono rimuovere le slot entro 18 mesi dalla data di entrata in vigore della modifica. I comuni però possono prorogare questo termine fino a quattro anni – secondo quanto previsto da un emendamento del M5S approvato oggi in Consiglio – qualora gli apparecchi siano collocati all’interno dell’unico esercizio di vendita al dettaglio di prodotti alimentari o dell’unico esercizio di somministrazione di alimenti e bevande esistente nel territorio. Quanto alle sale, devono adeguarsi (cioè chiudere o trasferirsi) entro tre anni, che diventano cinque per le autorizzazioni decorrenti dal 1° gennaio 2014. Il distanziometro si applica «alle nuove concessioni e ai titolari delle sale da gioco esistenti che si adeguano entro i quattro anni successivi alla data di entrata in vigore del provvedimento, o entro i cinque anni in caso di autorizzazione decorsa dal 1 gennaio 2014». Quest’ultima modifica è stata introdotta dalla proposta approvata oggi in Consiglio, dopo la riformulazione dell’emendamento approvato dal consigliere Stefano Parisi.

Un’altra modifica dà ai comuni una larghissima autonomia nella disciplina dei punti di gioco. Stabilisce che nel caso in cui le amministrazioni locali abbiano disposizioni in contrasto con la legge regionale su distanze e luoghi sensibili, prevalgano le norme più restrittive. Infine, i comuni devono trasmettere all’Osservatorio sul fenomeno del gioco d’azzardo, organo previsto dalla legge regionale, la mappatura delle sale da gioco autorizzate.

LEGGE REGIONE LAZIO SUI GIOCHI, FERRARA (ASTRO): “PENALIZZATI BAR E TABACCHI, 97% DELLE IMPRESE DI SETTORE E 5000 LAVORATORI A RISCHIO”

ROMA – «Il Consiglio regionale del Lazio è tornato a legiferare sul gioco d’azzardo ha provato a trovare “mediazione”, inserendo un limite temporale di adeguamento al distanziometro per le sale già esistenti. Numeri e statistiche, però, continuano a smentire la posizione politica assunta in regione. Il Consiglio regionale ha sentito la necessità di limitare a 18 mesi l’operatività del prodotto che ha meno impatto sul consumatore, vale a dire la slot a moneta metallica in bar e tabacchi». Questo il commento di Pietro Ferrara, portavoce di Astro, associazione dei gestori del gioco lecito, dopo l’approvazione odierna della modifica della legge sul gioco, nell’ambito del cosiddetto “Collegato”. Il provvedimento sottopone ai limiti del distanziometro non solo le nuove aperture, come previsto dalla precedente versione della legge, ma anche i punti di gioco già esistenti sul territorio, che hanno, per adeguarsi quattro anni di tempo, che diventano cinque anni in caso di autorizzazione decorsa dal 1 gennaio 2014.

«Scelte come queste manderanno a casa circa il 97% delle aziende che attualmente operano nel Lazio e circa 5000 lavoratori nella sola Capitale».

Alle sale situate in un raggio inferiore ai 500 metri dai luoghi sensibili non rimarrà che chiudere, o trasferirsi: «Obbligare migliaia di attività a spostarsi in quartieri e luoghi periferici, considerando che ad esempio una città come Roma è piena di luoghi sensibili come chiese e ospedali, comporterebbe la ghettizzazione del gioco legale in zone che già sono state e sono ancora teatro di episodi di cronaca che ben conosciamo legati alla malavita organizzata». Il Consiglio regionale dovrebbe, secondo il portavoce di Astro, deliberare nel rispetto dei principi giuridici fondanti della nostra democrazia. «La modifica approvata confonde la dipendenza patologica di persone in difficoltà con il gioco, che è semplicemente il sintomo, non la causa». Posizioni di questo tipo, ricorda Ferrara, sono state espresse dal procuratore generale antimafia Federico Cafiero De Raho: «Un uomo di cui non è contestabile né la terzietà, né l’autorevolezza. Queste le sue parole: “Intervenire vietando di fatto di giocare legalmente, per un verso non garantisce una libertà che deve essere comunque rispettata, per l’altro spalanca praterie per il gioco illegale”».

LAZIO, VIA LIBERA ALLA STRETTA SUI GIOCHI: VIETATE NUOVE SALE A MENO DI 500 METRI DAI LUOGHI SENSIBILI

ROMA – Nel Lazio la materia giochi è disciplinata dalla legge regionale sulle “Disposizioni per la semplificazione e lo sviluppo” pubblicata sul bollettino ufficiale del 23 ottobre 2018. L’articolo 77 modifica quanto previsto dalla legge regionale 5 del 5 agosto 2013, sulla prevenzione e il trattamento del gioco d’azzardo patologico, che vietava l’apertura di nuove sale a una distanza «inferiore a quella prevista dalla normativa statale in materia». In attesa di un testo unico a livello nazionale, riporta Agipronews, la nuova disposizione ha previsto che «fermo restando il rispetto della normativa statale in materia, al fine di tutelare determinate categorie di soggetti maggiormente vulnerabili e prevenire fenomeni di GAP, è vietata l’apertura di nuove sale gioco che siano ubicate ad una distanza inferiore a cinquecento metri da aree sensibili, quali istituti scolastici di qualsiasi grado, centri giovanili o altri istituti frequentati principalmente dai giovani, centri anziani, strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socio assistenziale o luoghi di culto». È stata inoltre introdotta la possibilità, da parte dei comuni di «individuare altri luoghi sensibili oltre a quelli previsti, tenendo conto dell’impatto sul territorio, della sicurezza urbana, dei problemi connessi con la viabilità, dell’inquinamento acustico e del disturbo della quiete pubblica».

NOVITA’ INTRODOTTE IN CONSIGLIO REGIONALE – A fine 2019 il Consiglio regionale ha deciso di intervenire nuovamente sulla legge regionale, introducendo, nel “Collegato”, un provvedimento ad ampio spettro in materia economica, una ulteriore proposta di modifica della legge del 2013. La modifica – discussa e approvata oggi in Consiglio regionale – assoggetta al distanziometro le sale giochi e gli esercizi pubblici che ospitano slot, dunque non solo le nuove aperture, ma tutte le attività sul territorio, come avviene già in Piemonte ed Emilia-Romagna. Il testo stabilisce i tempi di adeguamento: gli esercizi pubblici (bar, tabacchi, ecc.) devono rimuovere le slot entro 18 mesi dalla data di entrata in vigore della modifica. I comuni però possono prorogare questo termine fino a quattro anni – secondo quanto previsto da un emendamento del M5S approvato oggi in Consiglio – qualora gli apparecchi siano collocati all’interno dell’unico esercizio di vendita al dettaglio di prodotti alimentari o dell’unico esercizio di somministrazione di alimenti e bevande esistente nel territorio comunale. Quanto alle sale, devono adeguarsi (cioè chiudere o trasferirsi) entro quattro anni, che diventano cinque per le autorizzazioni decorrenti dal 1° gennaio 2014. Quest’ultima modifica è stata introdotta dalla proposta approvata oggi in Consiglio, dopo la riformulazione dell’emendamento approvato dal consigliere Stefano Parisi. I comuni, inoltre, posso individuare ulteriori limitazioni anche in relazione ad «esigenze di tutela della salute e della quiete pubblica», secondo quanto previsto dall’emendamento presentato dalla consigliera Valentina Corrado del M5s e approvato dall’Aula, ma su proposta del consigliere Daniele Leodori «questa limitazione» è esclusa «per le scommesse relative alle corse dei cavalli nelle giornate in cui si svolge il programma di corsa all’ippodromo». Approvata, infine, anche la proposta di modifica che prevede la sostituzione del marchio “Slot Free RL”, approvato dalla giunta nell’ottobre 2019, con il marchio “No Slot”.

GIOCHI NEL LAZIO – Nel 2018 la spesa per i giochi nel Lazio è stata in leggero calo. Secondo quanto si legge nel Libro Blu, pubblicato dall’Agenzia Dogane e Monopoli, il totale ammonta a 1,79 miliardi, ossia meno 2,1% rispetto al dato del 2017. La fetta maggiore della spesa è andata sugli apparecchi da intrattenimento, ossia Slot e Vlt, che hanno totalizzato 998 milioni (-4%). In leggero rialzo la quota del SuperEnalotto, da 88 a 91 milioni, stabili Bingo (63 milioni) e Ippica (14 milioni). Più accentuata la crescita delle scommesse sportive (+7,5%) con un totale di 86 milioni, mentre è stabile anche la situazione di Lotterie e Gratta e Vinci (298 milioni), Lotto (224 milioni) e Scommesse Virtuali (22 milioni).

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