L’incredibile Vincenzo Calcara – Dove non poté la magistratura riuscì un sorcio

Vincenzo Calcara

Vincenzo Calcara

Non è una barzelletta e c’è ben poco da ridere, visto che Calcara per tanti anni è stato uno dei collaboratori di giustizia di punta di alcune procure.

Non c’era argomento del quale l’ex “pentito” non rivelasse agli inquirenti i più scabrosi segreti.  Dalla misteriosa morte di Papa Giovanni Paolo I, all’attentato a Papa Giovanni Paolo II, alle vicende che riguardavano Giulio Andreotti, Emanuela Orlandi, la massoneria, il traffico internazionale di stupefacenti, le stragi, gli omicidi, i servizi segreti, il riciclaggio che avrebbe visto coinvolto l’arcivescovo Paul Casimir Marcinkus e altro ancora.

Bersaglio preferito delle accuse di Calcara, Antonio Vaccarino, ex sindaco di Castelvetrano, indicato quale capo della mafia castelvetranese (salvo poi essere assolto). Una serie di accuse, quelle nei confronti di Vaccarino, ribadite in diverse occasioni, che hanno portato più volte alla condanna dell’ex “pentito” per diffamazione, e grazie anche a qualche prescrizione di troppo per i casi di calunnia, al risparmiarsi un rientro presso le patrie galere. L’unico di cui non fece mai il nome (nonostante avesse accusato diversi soggetti legati alla criminalità e tanti rivelatisi poi innocenti) era Matteo Messina Denaro – del cui padre diceva di essere “uomo d’onore riservato” al quale venivano affidati i compiti più delicati – che proprio durante il periodo immediatamente antecedente agli attentati di Capaci e di Via D’Amelio, organizzava le stragi nelle quali persero la vita i Giudici Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e le rispettive scorte.

La credibilità di Calcara era già stata messa in discussione da più magistrati e pentiti che ne avevano demolito la figura non soltanto come collaboratore di giustizia, ma anche di ex appartenente alla consorteria mafiosa. Ritenuto falso e portato al mendacio dai magistrati Pellino e Zuccaro,  denunciato per autocalunnia dal pm Massimo Russo, per anni  è stato invece creduto e tenuto in seria considerazione da alcuni magistrati palermitani, nonostante già nel lontano 1999 la Corte di Appello di Reggio Calabria,  a seguito di un’indagine scaturita da un’ipotesi investigativa in merito ai sequestri di persona commessi nella provincia di Reggio Calabria dalla cosiddetta “Anonima Sequestri”, avesse annullato le condanne di primo grado a carico di accusati dall’ex pentito. Calcara aveva infatti narrato di contatti tra le famiglie calabresi e quelle siciliane, di traffici di droga e di armi, ai quali lui stesso, a suo dire, aveva preso parte, riconoscendo soggetti mai visti prima, descrivendo in maniera molto dettagliata il percorso seguito nel suo viaggio, le località, i paesaggi, ma anche un monumento che avrebbe visto nonostante da anni non si trovasse più nel posto in cui lo aveva indicato.

Tutto questo portò i magistrati ad avanzare il dubbio che quanto narrato da Calcara fossero informazioni ricevute da altri.

Ma v’è di più. Calcara, nel corso del processo per l’omicidio del giornalista Mauro Rostagno, ha confessato un omicidio, così come nei suoi memoriali si è detto coinvolto nel trasporto del tritolo per l’attentato al Giudice Borsellino. Fatti per i quali sembrerebbe non sia mai stato chiamato a risponderne.

È tornato invece nelle patrie galere per un’estorsione sui generis, commessa lo scorso fine settimana, quando a Genova, insieme ad un complice 24enne (Santo Cangialosi), avrebbe filmato col cellulare un topo che entrava dentro il dehor di un ristorante, presentandosi poi dal ristoratore al quale avrebbe chiesto un pranzo gratis in cambio della distruzione del video.

Invitati a tornare il giorno successivo, dopo aver pranzato avrebbero chiesto anche del denaro in cambio del loro silenzio. La cifra di 150 euro offerta dal ristoratore non sarebbe però bastata e solo l’intervento dello zio del giovane imprenditore, il quale ha chiamato la polizia, ha messo fine all’azione criminale dei due pregiudicati, facendo loro scattare le manette ai polsi, con l’accusa per il reato di estorsione.

Di recente, in diverse occasioni, Calcara non aveva presenziato alle udienze che lo riguardavano. La sua presenza, si limitava ai post sulla sua pagina Facebook. L’unico indirizzo fornito, riportato anche nelle querele presentate dal suo avvocato, nonostante fosse uscito dal programma di protezione oltre vent’anni fa, risultava quello del Ministero dell’Interno. Pur sempre di un ministero è quello attuale, anche se non dell’Interno, quello del Ministero di Giustizia…

Laddove non poté la magistratura, per reati confessati come l’omicidio volontario, per quelli narrati come il concorso nella strage di Via D’Amelio, per i depistaggi (come ipotizzato dalla Procura di Catania) e per le accuse di calunnia, riuscì un sorcio in un ristorante…

Gian J. Morici

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4 Responses to L’incredibile Vincenzo Calcara – Dove non poté la magistratura riuscì un sorcio

  1. Essendo stato il pupillo di taluni magistrati adesso attendiamoci che lo raggiungano in cella per fargli compagnia.

  2. Ester Fiammetta Calcara

    Buongiorno , sono Fiammetta Calcara , la figlia di Vincenzo Calcara .
    Innanzitutto informo il Vostro Giornale che mio padre Vincenzo Calcara e mio cognato Santo Cangialosi non si trovano nel Carcere di Marassi di Genova ma sono a casa già dal
    28 gennaio 2020 . Tengo a specificare che mio padre Vincenzo Calcara e mio cognato Santo Cangialosi non avevano alcuna intenzione di fare estorsione presso il noto ristorante di Genova . Sì è trattato di un malinteso che si sta civilmente risolvendo tramite avvocati. Detto questo , tengo a sottolineare che questa vicenda non ha nulla a che vedere con la collaborazione che mio padre ha sempre fatto e continua a fare con la giustizia . Mio padre lotta per la Verità e la Giustizia da 25 anni e continuerà a lottare….

    Ester Fiammetta Calcara

  3. Come abbiamo ritenuto doveroso pubblicare il Suo scritto, altrettanto doverose sono alcune precisazioni al riguardo. Fermo restando che il “malinteso” – così come Lei lo definisce – non ha nulla a che vedere con la sua collaborazione, lo stesso saranno i magistrati a giudicarlo e non gli avvocati delle parti in causa. L’estorsione, art. 629 c. 2 c.p. è infatti un reato procedibile sempre d’ufficio, che quindi non necessità di querela di parte, e che prevede la pena reclusiva da 5 a 10 anni e la multa da 1000 a 4000 euro.
    Il fatto che sia Lei ad effettuare le precisazioni di cui sopra, e non Suo padre, potrebbe lasciar supporre che lo stesso sia impossibilitato. Se infatti, com’è probabile, venute meno le esigenze cautelari in carcere, si trovasse allo stato in regime di detenzione domiciliare, gli sarebbe impedita ogni forma di contatto con l’esterno.
    Purtroppo Lei al riguardo non specifica nulla, limitandosi ad affermare che il “malinteso” si sta civilmente (o penalmente?) risolvendo tramite avvocati.
    Per quanto riguarda invece la collaborazione di Suo padre con la giustizia, la qualità della stessa la rimandiamo a quanto ben illustrato dall’articolo di Tp24, dal titolo: “Ecco chi è l’ex pentito di mafia Vincenzo Calcara” https://www.tp24.it/2020/01/31/antimafia/ecco-pentito-mafia-vincenzo-calcara/144769

  4. Come diceva Voltaire, il tempo è un galantuomo, rimette a posto tutte le cose.”Il presunto pentito Vincenzo Calcara sarebbe stato eterodiretto. Se quest’ultimo dovesse ammettere di aver dichiarato il falso, si sarebbe reso responsabile, consapevolmente o meno, di un depistaggio antecedente alle stragi, quello che favorì Matteo Messina Denaro nel compimento delle stesse…” https://www.ildubbio.news/2020/05/06/259515/

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