Premio Empedocle. Le motivazioni

Nella splendida cornice della sala di Zeus del Museo Archeologico “Griffo” si è svolta ieri sera la consegna del premio internazionale Empedocle per le Scienze Umane in memoria di Paolo Borsellino, nelle sue varie sezioni.

E’ stata una serata di elevato spessore culturale anche per la qualità dei premiati, tutte personalità di primo piano nel settore dove quotidianamente operano, a cominciare da mons. Silvano Maria Tomasi, Arcivescovo Titolare di Asolo e membro del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale del quale è stato sottolineato l’impegno a favore dei migranti e per i progetti di sviluppo nel continente africano. “Nell’odierno mondo globalizzato, – si legge tra l’altro nella motivazione – rappresenta un chiaro esempio di ‘globalizzazione della solidarietà’, secondo il dettato di Papa Francesco, ed esprime in tal modo la natura cattolica-universale della Chiesa che tutti abbraccia, in particolare quanti sono costretti a lasciare la Patria a motivo di povertà e conflitti”.

Il secondo premiato, il dott. Pietro Kuciukian, è un medico figlio di un sopravvissuto al genocidio del popolo armeno del 1915 ed è console onorario della Repubblica di Armenia in Italia. Egli è nato e cresciuto nel nostro paese ma ha studiato in una scuola armena di Venezia dove ha anche imparato la lingua del suo paese di origine. “Con la parola non cristallizzata nello scritto – recita la motivazione – ma come vera voce umana, fa emergere che se il fronte dei carnefici al tempo del genocidio armeno non era compatto, ciò è accaduto perché sono esistiti ‘I Giusti turchi’, quindi, è necessario distinguere tra popoli e governi. Nei Suoi scritti e nel Suo generoso agire, il Console Kuciukian indica una delle vie da seguire per la riconciliazione tra il popolo turco e il popolo armeno, il dialogo, ma evidenzia anche che il dialogo è la sola via che può segnare la riconciliazione fra tutti i popoli di questo opaco pianeta terra, per una società giusta, che può sconfiggere l’abisso della crudeltà disumana che genera perversioni devastanti”.

Per la sezione Paolo Borsellino, il premio è andato al Procuratore Aggiunto della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo dott. Ennio Petrigni, del quale sono state sottolineate la straordinaria professionalità, l’indipendenza di giudizio e l’elevata operosità. “Il Procuratore Petrigni, – è scritto nella motivazione – sicuramente anche per l’esempio del Padre magistrato, ha maturato ed è guidato da una precisa concezione della Magistratura: la Magistratura come servizio, la Magistratura come garanzia sia per la vittima del reato sia per l’autore del reato; la Magistratura come dovere da espletarsi sempre e comunque secondo i canoni della Carta Costituzionale; in definitiva, la Magistratura come responsabilità, che è lo scudo al più grave peccato del Magistrato: la disonestà intellettuale, la tentazione di

trattare in modo diverso casi uguali e in modo identico casi diversi… Nell’odierno e spesso confuso panorama della Giustizia in tutte le sue espressioni, Ennio Petrigni è un exemplum”.

Sono stati poi consegnati due riconoscimenti: uno alla prof. Alganesh Fessaha, medico eritreo ed attivista per i diritti umani e per la pace, fondatrice della ong Gandhi, la quale ha scelto di dedicare la sua vita agli ultimi della terra guardando gli occhi dei bambini nei campi profughi al confine tra Eritrea ed

Etiopia. Vive a Milano, ma soccorre e salva i migranti che rischiano di cadere vittime del traffico di esseri umani, mettendo anche a repentaglio la propria vita. “Per la Sua capacità di trasformare i principi dell’etica in comportamenti morali, – ha spiegato la giuria nella motivazione – in “buone pratiche” tanto necessarie nel nostro tempo che vede l’emergenza delle migrazioni, della povertà, delle guerre, e del riemergere dell’indifferenza e dell’egoismo; per la Sua capacità di farci sentire che all’orizzonte c’è la speranza… se ancora c’è chi ha fede nell’essenza del messaggio cristiano “ama il prossimo tuo come te stesso”, messaggio dal quale Alganesh Feassah trae il coraggio e la forza di agire; per la sua capacità di scuotere le nostre coscienze con le immagini degli “Occhi nel deserto”,il suo libro che ci mostra il calvario visibile di esseri umani innocenti”.

Il secondo riconoscimento al comandante provinciale dei carabinieri col. Giovanni Pellegrino perché “ha impresso una impronta decisa ed innovativa al suo Comando, dimostrando spiccate capacità professionali, già acquisite nei suoi numerosi e prestigiosi incarichi precedenti, in sedi particolarmente impegnative quali Roma (ove ha prestato servizio anche presso la Presidenza della Repubblica), Palermo, Milano e, da ultimo, Bari. Sin dal suo arrivo in città, si è immedesimato nella quotidianità e nei bisogni della gente, recependo le istanze dei cittadini ed indirizzando al meglio la costante e penetrante attività preventiva e repressiva dei suoi Reparti al fine di implementare le condizioni di sicurezza della provincia, quale indispensabile premessa per una sana e serena crescita economica e sociale. Sottile conoscitore delle strategie di contrasto alla criminalità comune ed organizzata, ha garantito, su tutto il territorio di

competenza, una diuturna e visibile presenza delle donne e degli uomini dell’Arma, aumentando fortemente la percezione di sicurezza dei cittadini, sia nei principali centri urbani, in cui si è avvalso altresì di unità specializzate antiterrorismo, sia nelle aree rurali”.

Una menzione speciale della città di Agrigento è stata consegnata dal sindaco Calogero Firetto a mons. Enrico Dal Covolo per la sua ormai trentennale collaborazione con l’Accademia di studi mediterranei che ha favorito la crescita culturale di Agrigento.

A conclusione della serata le lettura della motivazione del gemellaggio stipulato tra la stessa Accademia di studi mediterranei e l’Accademia bonifaciana, associazione culturale di grande spessore con sede ad Anagni. La motivazione del gemellaggio è stata letta dal presidente di quest’ultima prof. Sante De Angelis.

Le iniziative organizzate dall’Accademia di studi mediterranei nel cont4esto del Premio si concluderanno domani mattina lunedì 9 dicembre, anchora nella sala di Zeus del Museo archeologico, con il Simposio internazionale per onorare i Giusti. Con la presidenza di m ons. Enrico Dal Covolo, la prof. Milena Santerini, ordinario di Pedagogia all’Universitò Cattolica di Milano,  parlerà dell’opera “Il, bene possibile” di Gabriele Nissim; il prof. Marcello Flores, scrittore e docente all’università di Siena, Arlerà su “I disobbedienti. Viaggio tra i Giusti ottomani del genocidio armeno” di Pietro Kuciukin; il ott. Nello Scavo, giornalista e scrittore, parlerà della sua opera “I sommersi e i salvati di Bergoglio”; infine il prof. Marco Rizzi, ordinario all’università cattolica, parlerà di “Jahrhundert-zeugen (testimoni del secolo) di Tim Prose. La mattinata sarà conclusa con i saluti del presidente dell’Ordine degli avvocati Antonino Maria Cremona e dalla lettura di alcuni brani da parte di Giusi Carreca, Giuseppe Crapanzano, Michele Di Bermardo e Giovanni Moscato, con l’accompagnamento musicale della flautista e violoncello Miriam Russello, di Salvatore Macaluso al pianoforte e di Giuseppe Tasca al violino.

 

 

 

 

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