L’inafferrabile Matteo Messina Denaro – Chi “imbeccava” Vincenzo Calcara?

 

Matteo Messina Denaro e Vincenzo Calcara

Matteo Messina Denaro e Vincenzo Calcara

Dopo le due interviste ad Antonio Vaccarino, ex sindaco di Castelvetrano che con lo pseudonimo di Svetonio operò con il Sisde per tentare la cattura di Matteo Messina Denaro, dopo aver letto e commentato la sentenza di primo grado del processo per l’omicidio del giornalista Mauro Rostagno, che ha emesso un giudizio tranciante in merito all’attendibilità dell’ex pentito Vincenzo Calcara, andiamo ad esaminare oggi un’altra sentenza.

Si tratta di quella emessa il 29 gennaio 1999, dalla Corte di Appello di Reggio Calabria, alla quale si era arrivati partendo da un’ipotesi investigativa in merito ai sequestri di persona commessi nella provincia di Reggio Calabria dalla cosiddetta “Anonima Sequestri”.

Tra i testi del processo “Aspromonte”,  l’ex pentito Vincenzo Calcara che già in primo grado aveva narrato di contatti tra le famiglie calabresi e quelle siciliane, di traffici di droga e di armi, ai quali lui stesso, a suo dire, aveva preso parte.

Un Calcara dotato di poteri soprannaturali, tanto da riconoscere soggetti mai visti prima e descrivere in maniera molto dettagliata il percorso, le località e i paesaggi incontrati lungo il viaggio, compreso un monumento che soltanto una persona in grado di fare un viaggio a ritroso nel tempo, avrebbe potuto indicare nel luogo in cui Calcara lo vide.

A queste doti paranormali, si aggiunge la capacità di trasferire la bilocazione o multilocazione, un dono soprannaturale del quale Calcara fu in grado di far godere un  imputato in altro procedimento. Non deve stupirci, poiché si tratta di una proprietà citata da sistemi filosofici e storici, tra i quali il buddismo, religione alla quale Calcara sostiene di appartenere.

I giudici che mandarono assolto il cittadino turco Moustafa Nahim, evidentemente, perché osservanti di altro culto religioso, o forse perché nelle aule giudiziarie si valutano prove e non sistemi filosofici, non tennero in conto le doti di bilocazione che, stando alle propalazioni del Calcara, possedeva il Nahim. Un episodio del quale leggeremo nel corso della sentenza.

Ad avanzare il dubbio che quanto narrato da Calcara fossero informazioni ricevute da altri, questa volta sono i giudici che misero nero su bianco le tante contraddizioni del pentito, evidenziandone l’incongruenza e l’impossibilità a trovarne riscontro investigativo.

Calcara, ogniqualvolta ha avuto la necessità di dimostrare la propria credibilità, fa riferimento a questo processo, guardandosi bene, però, dal riportare quanto sancito dalla sentenza d’appello, che demolì le sue accuse, aprendo a dubbi, e purtroppo lasciandoli tali, non soltanto in merito all’attendibilità del pentito, ma anche sul fatto che le sue dichiarazioni fossero state suggerite da altri soggetti…

 

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