ASSASSINIO DEL CARABINIERE: AVEVAMO RAGIONE

cercielloQuel che abbiamo sempre sostenuto per il caso dell’assassinio del Vicebrigadiere dei C.C. Cerciello che cioè le stesse Autorità dell’Arma tenevano coperti certi fatti e ne alteravano la verità, comincia a dimostrarsi non una semplice supposizione, ma cosa fondata su prove delle quali ora l’Autorità Giudiziaria comincia a prendere atto, incriminando Ufficiali per il loro comportamento nella vicenda e per le falsità che ci hanno propinato.

Ha cominciato a circolare anche il titolo di uno dei reati attribuiti ai militari ed in un primo tempo coperto con opportune deviazioni della verità, reato che avevano prospettato come ascrivibile ad alcuni dei Militi (e se fosse stato ancora vivo, allo stesso Vicebrigadiere): “violata consegna” per inosservanza delle disposizioni sull’obbligo di portare le armi, che così è trattato dal Codice Penale Militare.

Non so quale rilievo avranno tali ammissioni sulla questione delle responsabilità dei giovani arrestati. Ma ciò che conta e che ci allarma è il ricorso al falso nei rapporti di parte di chi dovrebbe perseguire i reati degli altri.

E non è certo un caso isolato.

 

Mauro Mellini

 

18.09.2019

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