“RES COGITANS (COSA CHE SI PENSA) RES EXTENZA (LA SOSTANZA ESTESA, LA MATERIA)”  

“E’ ORA DI SPOGLIARCI NUDI”

cervelloMi è stato chiesto, di cosa è preferibile parlare in questo magnifico colloquio a livello superiore.
La prima risposta è breve: non importa di cosa si parla l’importante è come  si parla.
Cartesio distinse le cose di cui si parla in:
– Res cogitans (cose che si pensano).
– Res extenza (la sostanza estesa, la materia).
La res cogitans e la res extenza sono indipendenti tra loro, i processi maturati operano in modo del tutto indipendente dal pensiero.
Nel colloquio ideale è prevalentemente l’anima che influenza la materia (psiche) dell’interlocutore.
Quindi l’oggetto del colloquio ideale deve essere l’anima. Tenendo presente che tutti gli oggetti hanno un anima.
Spinoza vedeva dio in tutto ciò che esiste. Nel nostro colloquio dovremmo cercare di sentire l’anima anche in ciò che non esiste (materialmente).
Occorre sostituire alla concezione monistica o dualistica quella infinita ove tutto è possibile, tutto è virtualmente creabile, nulla è impossibile. In questo processo creativo non ci interessa il risultato ma è importante il percorso, l’azione continua.
Esisteva alcuni anni fa un movimento politico “chiamato lotta continua” l’obiettivo del quale era solo la lotta.
A noi interessa il processo ideativo continuo, senza confini, libero da catene. Solo cosi si riuscirà a decollare dal piattume e dalla mediocrità.
L’importante è allontanarsi dalla mediocrità non per snobismo intellettuale, ma perché la mediocrità è costituita da innumerevoli catene che appesantiscono l’individuo.
Tra le catene ce n’è una pericolosa, fondata sul concetto che tutto quello che è pessimista e sofferto è serio, ciò che è ottimista, allegro e goduto è superficiale.
Istintivamente lo sanno bene alcune persone che vogliono farsi prendere sul serio parlando solo di: funerali, malattie, incidenti, cataclismi, ecc.. Si può essere profondamente impegnati anche raccontando una barzelletta, nella quale non è importante la risata finale ma la sdrammatizzazione conseguente.
Quindi possiamo parlare di tutto cercando di sforzarsi e descrivere il tutto in modi diversi da come apparirebbe nel suo proprio aspetto apparente.
Ai giornalisti viene insegnato, non importa cosa dite, importa che interessi. Noi possiamo concludere “non importa cosa dite, l’importante è che riusciate a collocarlo fuori dalla banalità, dai luoghi comuni e dalla mediocrità.
E’ importante che riusciate a commutare tutto in positivo”.
Auguri nell’elaborazione di quanto sopra.
Il Professore
Francesco Pesce.

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