Crisi di governo – Comunque vada sarà un successo

crisiAncora poche ore – un paio di giorni – e poi, si spera, finiranno i litigi tra amici, tra parenti, tra sconosciuti incontrati al bar. E sì, poco ci manca che tra un insulto e l’altro, tra un’accusa di tradimento e un colpo di “cornuto”, qui ci scappa il morto. Come se ognuno non avesse da pensar alle corna proprie anziché andare a caricarsi quelle altrui.

Facebook si è arricchito di vocaboli, alcuni desueti, alcuni inventati, altri in dialetto. Una sorta di centrifuga di opinioni più o meno politiche (a me pare soltanto una nuova enciclopedia dell’insulto) per dar manforte a questo o a quel politico. Così, mentre loro, i politici, si scornano in cerca di un “like” da trasformare in voto, noi ci siamo rovinati l’estate, abbiamo perso qualche amico – più o meno virtuale – ci siamo fatti il fegato marcio a guardare e leggere di come i nemici di ieri siano gli amici di oggi, di come i traditori di ieri oggi siano corteggiati dall’amante deluso che li aveva abbandonati al loro destino.

Un “volemose bene” che ha un unico obiettivo: matrimonio d’interesse!

Ma se a loro le corna non pesano, perché noi stiamo ad accapigliarci?

Dopo le consultazioni di domani, sarà il Presidente della Repubblica (non dico delle banane che è un frutto pregevole e pregiato) Sergio Mattarella, a mettere la parola fine a questa tragi-commedia tutta italiana.

E poi, poverini, anche loro, i nostri fantastici politici, non meritano un momento di riposo dopo tanta singolar tenzone?

Di Maio ha dovuto lottare tenacemente (con sé stesso e con la base del M5s) per trovare la via d’uscita alla crisi, che pare non abbia ancora trovato, dopo esser stato ripudiato da Salvini. Indeciso se affidare al “pari o dispari”, al “bim… bum… bam!” o a “testa o croce” le sorti di un nuovo governo, è rimasto al palo con la coppia Zingaretti-Renzi che paiono la brutta copia di “Casa Vianello” (senza offesa per Sanda Mondaini e Raimondo Vianello, che rispetto questi qui, persino nella finzione scenica, avrebbero potuto ambire entrambi a buon titolo al ruolo di  premier di quest’Italia sconquassata).

Salvini, poveraccio anche lui, ha dovuto abbandonare il Papeete Beach, i selfie e i mojito per recarsi al Viminale e tornare a parlare di immigrazione, nella speranza di ritrovare qualche consenso, facendosi filmare a una scrivania che, secondo molti commentatori della sua pagina, sconosceva, o quasi, le nobili chiappe del ministro.

Il premier uscente, Giuseppe Conte, ad oggi è colui che detiene il maggior consenso popolare. Del resto, per chiunque possedesse un minimo senso di responsabilità e garbo istituzionale, non sarebbe difficile emergere rispetto questa corte di nani (della politica) ballerine, menestrelli e pagliacci (categorie di lavoratori che nulla hanno a che spartire con i nostri eroi) tutti incollati alle proprie poltrone.

La cosa peggiore che potrà capitar loro, forse anche all’Italia, questo ancora non lo so, potrebbe essere quella di indire nuove elezioni. Qualcuno perderà il posto, pazienza, succede a molti lavoratori, qualcun altro in campagna elettorale dovrà abbandonar la spiaggia, si rifarà sulle piste da sci, e altri ancora saranno destinati a sparire e continuare i loro litigi da separati in casa.

E noi, comunque vada, saremo rovinati, ma sarà pur sempre un successo. Un successo tutto all’italiana…

Gian J. Morici

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