Tassisti del mare?

Il figlio di Salvini sulla moto d'acqua della Polizia

Il figlio di Salvini sulla moto d’acqua della Polizia

Forse il “proprietario” del Viminale, ha ben pensato che se lo fanno – a suo dire – le Ong, perché non potrebbero gli appartenenti alle forze dell’ordine alle sue dirette dipendenze? E se il pargolo del ministro ha voglia di fare un giro su una moto d’acqua della polizia, perché privarlo di questo piccolo piacere?

Se i deputati dell’opposizione si dilettano a fare le gite in barca (vedi caso Sea Watch 3) non può un ministro organizzare al proprio figlio una breve giterella? Detto fatto, è sufficiente trovare un agente disposto a violare norme e buon senso, spalleggiato da chi ritiene di avere il potere di imbavagliare il diritto d’informazione e quello di opinione – sancito dalla Costituzione – perché il padrone del Viminale possa ordinare la gita sulla moto d’acqua.

“Un errore mio  da papà” lo definisce Salvini, senza considerare che i mezzi in dotazione alle forze dell’ordine non possono e non devono fare servizio taxi in risposta ai desiderata del ministro.

A prescindere da eventuali responsabilità di chi, in maniera irresponsabile, il ministro invita a infrangere regolamenti (e forse leggi) è inaccettabile che ancora una volta un appartenente alle forze dell’ordine si presti a cercare di impedire a chicchessia di poter documentare presunte violazioni sol perché riguardano il padrone del Viminale.

Era già vergognosamente accaduto altre volte, quando la Digos sarebbe intervenuta a casa di signora sul cui balcone campeggiava un cartello, e l’avrebbero costretta a rimuoverlo, era successo a causa di un selfie poco gradito a Salvini che fece intervenire la Digos, era avvenuto coinvolgendo, loro malgrado, i Vigili del Fuoco per rimuovere uno striscione.

Questo sito è sempre stato dalla parte delle Forze dell’Ordine, anche criticando i precedenti governi, e continuerà ad esserlo, ma con i dovuti distinguo. Se qualcuno ritiene di dover obbedire ad ordini ingiusti o trasformare un qualsiasi corpo di polizia o militare nel servizio taxi del ministro e imporre alla stampa o a qualsiasi cittadino di esprimere un’opinione o documentare un fatto, in circostanze del genere non possiamo che esprimere il nostro biasimo verso chi non ha rispetto per la divisa che indossa.

Al videomaker Valerio Lo Muzio, autore del video, al quale è stato tentato di imporre di non filmare quello che stava accadendo, va tutta la nostra solidarietà.

Sulla vicenda sono intervenuti Carlo Verna, presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e Beppe Giulietti, presidente FNSI: “Nessuno può intimare a un cronista di abbassare la videocamera”.

Gjm

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