DOCUMENTI FALCONE E BORSELLINO PROCESSO TRATTATIVA PER COPRIRE LA VERITA’

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

Sono stati recuperati e resi pubblici atti e documenti relativi alle attività ed agli assassini di Falcone e Borsellino che, già a quanto se ne è saputo dalla stampa, travolgono in un mare di sporco favoreggiamento magistrati ed altri rappresentati dei pubblici poteri e fanno comprendere la vera ragione della ostinata persecuzione di persone come il Generale Mori nonché la ragione vera per la quale è stato imbastito il più colossale, prolungato, ridicolo per  la stessa inconsistenza del capo di imputazione, processo dello Stato Italiano: il c.d. processo della Trattativa “Stato Mafia”.

Altro che Trattativa! Se trattative vi furono, tra di esse la più invereconda, pericolosa, stranamente digerita da stampa e dalla cosiddetta scienza giuridica, che ha coinvolto chi sa quanti magistrati: furono le trattative per fornire una copertura attraverso la persecuzione dei sostenitori dei delitti e delle relative indagini c.d. “mafia e appalti”.

Una Trattativa che se vi fu (e sembra oggi che proprio vi sia stata) sarebbe intervenuta tra la mafia, che si “occupò” della eliminazione fisica dei due Magistrati propugnatori di quella indagine e che mal sopportarono la chiusura pressochè inconcludente di essa e rischiavano di scoprirne la stranezza e, di contro, (altri assassini benchè solo morali) il processo a carico di altri indagatori mal soddisfatti della chiusura delle indagini (Gen. Mori etc.)  e così da fare da “polverone” con la loro incriminazione stante la inusitata loro qualità tale da lambire l’incriminazione, nientemeno dello stesso Stato (come si fece nella denominazione corrente).

I fatti in estrema sintesi sono questi.

Della inchiesta “mafia e appalti” si occuparono sia Falcone (che continuò ad interessarsene anche quando andò a Roma al Ministero) sia Borsellino. A “chiudere” l’indagine con un pugno di mosche in mano deludendo le aspettative di coloro che l’avevano impiantata e condotta, furono vari Magistrati della Procura di Palermo (ricordo Lo Forte…).

Il Generale Mori si infuriò per quella strana e deludente conclusione.

Risultato: Falcone e Borsellino assassinati dalla Mafia. Mori ed altri perseguitati ed accusati di una fantasiosa e per certi versi impossibile “Trattativa” fatta “risultare” dalle dichiarazioni del più assurdo e bolso tra i pentiti: il figlio dell’ex sindaco di Palermo, il mafioso Ciancimino.

Il processo “Trattativa” ha costituito e costituisce comunque uno scandalo sia per il suo oggetto, sia per la sua durata biblica.

E’ in corso il grado di appello.

Ma con i documenti ora emersi, che confermano che sia Falcone che Borsellino ed anche il Generale Mori erano furenti per la chiusura del processo “mafia-appalti”, la stranezza di quel processo si colora di tragico sapore di “copertura” e devianza dalla realtà e dalle vicende processuali di “mafia ed appalti” e di “complemento” dell’assassinio dei due Magistrati.

 

E questa ipotesi rende meno incredibile l’errore giuridico di fondo che sostiene tutta la baracca del processo, perché ne spiegherebbe, invece, la strumentalità criminale.

A fronte dell’enormità dei fatti il quasi silenzio della stampa. L’impudenza dei “costruttori” del processo arriva così a cercare di sostenere che i documenti (stranamente a suo tempo messi da parte) sarebbero ulteriore prova della c.d. Trattativa.

Possibile che passi una simile, ulteriore mascalzonata?

Mauro Mellini

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