Relazione DIA secondo semestre 2018: “Cosa Nostra ricicla capitali nella gestione di sale giochi e scommesse”

dia«Cosa Nostra ha saputo infiltrarsi anche nel settore delle scommesse e del gioco online. La mafia sta investendo consistenti capitali, attraverso la gestione, diretta o indiretta, di società concessionarie di giochi e di sale scommesse o mediante l’imposizione di slot machine». E’ quanto si legge nella relazione della Direzione Investigativa Antimafia relativa al secondo semestre 2018 e trasmessa in Parlamento, comunica Agipronews. «Cosa Nostra non solo aggredisce questa nuova forma commerciale applicando ad essa il metodo estorsivo, ma risulta attivarsi per assumere il controllo dei centri scommesse più avviati; molte famiglie si muovono, infatti, per favorire l’apertura nel proprio territorio di nuove agenzie. Si cita, ad esempio, nel giugno 2018 la confisca , nei confronti di noti esponenti della famiglia mafiosa di Brancaccio, di un patrimonio stimato in oltre 10 milioni di euro, composto, tra l’altro, da alcune società nel settore delle scommesse. Inoltre, significativa risulta essere l’operazione “Anno zero” dell’aprile 2018 che ha dimostrato come l’espansione della rete di oltre quaranta agenzie di scommesse e punti gioco facenti capo ad un giovane imprenditore di Castelvetrano (TP) fosse avvenuta sia nella provincia di Trapani che nel palermitano, grazie all’interazione con la famiglia mafiosa castelvetranese, la quale avrebbe garantito protezione nei confronti degli altri sodalizi criminali delle province di Trapani e di Palermo, in cambio di periodiche dazioni di denaro».

«Il già redditizio volume d’affari del comparto viene spesso moltiplicato dal sistematico ricorso a piattaforme di gioco online, predisposte per frodi informatiche, spesso allocate all’estero in modo da consentire l’evasione fiscale di consistenti somme di denaro», si legge ancora nella relazione. «Viene, così, creato un sistema clandestino parallelo a quello legale del gioco autorizzato dallo Stato; sfruttando il principio della libertà di stabilimento per costituire società di gaming e di betting in altri Paesi dell’Unione Europea, ma di fatto svolgendo la propria attività sul territorio nazionale, si elude la stringente normativa italiana in materia fiscale ed antimafia», continua la relazione. «Indagini giudiziarie hanno evidenziato un’anomala concentrazione di operatori del settore, nonchè di server ed altre strutture operative nell’isola di Malta. Nel febbraio 2018 l’operazione Game Over ha fatto emergere come un importante imprenditore del settore, originario di Partinico (PA), con l’appoggio delle famiglie mafiose della provincia, fosse riuscito ad imporre il brand di raccolta scommesse della società a lui riconducibile, con sede a Malta. Contestualmente sono state sottoposte a sequestro numerose agenzie e punti di raccolta scommesse dislocate sul territorio nazionale che utilizzavano un network di diritto maltese a lui riconducibile. Più recenti attività di indagine hanno disvelato come anche nella Sicilia orientale fosse presente ed attiva una importante rete di scommesse illegali i cui proventi pervenivano ai sodalizi tramite un reticolo di società localizzate per lo più nelle Antille olandesi».

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