Caso Vincenzo Calcara – La Procura: Fu depistaggio!

Vincenzo Calcara

Vincenzo Calcara

Sull’inattendibilità dell’ex pentito Vincenzo Calcara abbiamo scritto diverse volte. Un’inattendibilità sancita da più sentenze e dai magistrati che hanno definito Calcara come soggetto portato al mendacio.

Non soltanto dell’inattendibilità di Calcara avevamo scritto. Dopo aver analizzato fatti, documenti e sentito lo stesso Calcara, eravamo giunti alla conclusione che Calcara non soltanto avesse mentito, ma che si fosse prestato, consapevolmente o inconsapevolmente, a una vera e propria opera di depistaggio.  Perché mai, infatti, quando iniziò a collaborare con la giustizia, nel novembre del ’91, non fece il nome di Matteo Messina Denaro che, proprio durante quel periodo, pianificava le stragi per le quali è ora imputato a Caltanissetta? Perché distrarre l’attenzione dal boss, all’epoca non ancora latitante, portando gli inquirenti a indagare su persone estranee a quelle vicende e lasciando così Matteo Messina Denaro libero di agire?

Ipotesi e domande, che da ieri sembrano trovare conferma nelle parole di un magistrato. Calcara, non è più soltanto un falso pentito, un soggetto portato al mendacio, un calunniatore. Il suo operato, fu una vera e propria azione di depistaggio.

Ieri, 27 giugno 2019, presso la Corte di Appello di Catania si è tenuta un’udienza per la revisione di un processo in danno dell’ex sindaco di Castelvetrano, Antonio Vaccarino, fondato sulle accuse dell’ex pentito, che hanno causato immani sofferenze  a chi per anni a Pianosa veniva massacrato con quotidiane manganellate senza protezione di gomma, urlando la sua assoluta estraneità a quel contesto mafioso. Sofferenze protrattesi nel corso di questi ultimi ventisette anni.

Presente in udienza, Maurizio Franchina, ex poliziotto e componente della scorta del giudice Giovanni Falcone, che in memoria dei propri colleghi, il cui sangue è stato versato in quelle maledette stragi mafiose, ha cercato in tutti i modi e dovunque, e per chiunque, la  verità, quale elemento indispensabile per l’affermazione della Giustizia. Franchina è editore del sito “Il Circolaccio”, dal quale riprendiamo la sua testimonianza in merito all’udienza di ieri.

giustiziaIeri, 27 giugno 2019, ero presente ed udivo direttamente la requisitoria della Procura Generale della Corte di Appello, avevo udito pure la relazione del Giudice Relatore e sono rimasto sbalordito e incredulo nel sentire non soltanto la sconvolgente preliminare affermazione della Procura: Vaccarino Antonio è stato perseguito e condannato in modo assolutamente ingiusto dall’unico accusatore Calcara Vincenzo che è un individuo, la cui falsità totale e devastante è stata causa della più allucinante ingiustizia subita dal Prof. Vaccarino e quale ex sindaco di Castelvetrano quindi in danno dell’intera città che cosi si pretendeva di relegare nel fango più totale. Che la Procura Generale abbia chiesto l’annullamento di quella ingiusta sentenza, che abbia solennemente affermato la totale falsità di Calcara e facendo riferimento ad un vero e proprio depistaggio, che richiede la correzione di una tale ingiustizia con l’accoglimento della revisione del processo, rappresenta il conseguimento di un successo a favore dell’intera collettività castelvetranese che ha sempre tributato solidarietà e stima al Prof Vaccarino.”

Per la prima volta, un magistrato, dopo aver studiato attentamente tutti i documenti prodotti, è arrivato alla conclusione che quanto accaduto non può essere archiviato come  un’ingiustizia per caso ma che si tratta di un vero e proprio depistaggio ordito da Matteo Messina Denaro, il quale si è servito dello strumento del finto pentito Calcara.

Una conclusione che non può più essere ignorata, visto che il disvelamento di un’altra opera di depistaggio –  quello da parte di Scarantino – ha portato a conoscenza dell’opinione pubblica il coinvolgimento di pezzi dello Stato, grazie all’attività posta in essere da parte della Procura di Caltanissetta, che sta dimostrando di sapere reggere il grande peso di fatti che hanno sconvolto l’Italia, dalle stragi, al caso Saguto, al caso Montante,  ai pezzi dello Stato che oggi risultano indagati per aver preso parte a un sistema che non ha nulla da invidiare a quello della P2 di Licio Gelli.

Il depistaggio operato dal falso pentito Vincenzo Scarantino, avvenne dopo le stragi, al fine di coprire i veri colpevoli. Quello operato da Calcara, al quale ha fatto riferimento la Procura Generale di Catania – come riportato da Maurizio Franchina sul sito “Il Circolaccio” –  sarebbe ancor più grave, visto che l’ex pentito, distogliendo le attenzioni degli inquirenti da Matteo Messina Denaro, avrebbe agevolato questi nel compiere il proprio disegno criminoso.

Maurizio Franchina, che ha assistito con quale professionalità forense e con quanto coinvolgimento emotivo l’Avv. Giovanna Angelo ha perorato le ragioni dell’ex sindaco di Castelvetrano, ha sentito a caldo il Prof Antonio Vaccarino, visibilmente commosso ma come sempre temprato e determinato:

Antonio Vaccarino

Antonio Vaccarino

Credo fermamente nei Giudici che amministrano Giustizia in prezioso silenzio – ha affermato Vaccarino –   senza palcoscenici nè messinscena, auspico che vengano assicurati alla società i principi base della democrazia e del sacro bene della libertà, spero che presto possa la nostra realtà siciliana tutta essere liberata definitivamente dal maledetto cancro mafioso e dall’altrettanto perfidamente nocivo antimafismo di chi pretende di gestire solo potere avviluppandosi inevitabilmente nel delirio di onnipotenza. Grazie ai Giudici veri, grazie a Castelvetrano e ai Siciliani tutti. Auspico che gli estremi rimedi approntati inevitabilmente dallo Stato per contrastare giustamente i mali estremi costituiti dalla maledetta mafia possano essere ricondotti nella ordinarietà di una vita sociale serena e liberata da ogni sopruso terroristico. Quel che è straordinario deve ritornare all’ordinario. La politica ritorni al suo dovuto prestigio quale costituzionale potere. L’Ordine Giudiziario (finalmente il Capo dello Stato ha parlato di ordine e non di potere giudiziario) applichi le leggi, pure con pugno duro, compia Giustizia, ma non commetta mai più errori giudiziari la cui ferita rappresenta un vulnus non cicatrizzabile in danno dell’intera Società. Non posso che manifestare la mia gratitudine all’ Avv. Giovanna Angelo e all’Avv. Baldassare Lauria, entrambi miei validissimi Difensori.”

Quanto emerso nel corso dell’udienza di Catania, potrebbe rappresentare la pietra miliare dalla quale partire non soltanto per rendere giustizia a chi ha vissuto lunghissimi anni di tormenti, ma pure per fare chiarezza sulle stragi nel corso delle quali persero la vita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e le rispettive scorte, arrivando ai veri responsabili ai quali si deve l’aver ordito le operazioni di depistaggio che permisero a Matteo Messina Denaro e alle altre belve umane di spargere sangue innocente.

Gian J. Morici

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