Castelvetrano , le stragi e le dichiarazioni parziali del pentito Geraci sui collegamenti dei Messina Denaro e la politica

  • Il processo sulla trattativa Stato Mafia ha riempito migliaia di pagine con decine di dichiarazioni. Sono stati scritti libri a go go, prodotte ore d’inchieste e poi, tutto è rimasto nella confusione e nel gioco dei depistaggi. E’stato fatto tutto il possibile per accertare i fatti accaduti?
  • Ancora una volta , Castelvetrano e Matteo Messina Denaro fanno parte della brutta partita che lo Stato sta cercando di giocare con chi cerca di nascondere la verità dei fatti , favorendo solo le chiacchiere strumentali che servono solo a chi preferisce la logica del sospetto generalizzato.
  • In questi giorni, dopo l’arresto di Tommaso Geraci, per reati collegati allo loro attività di famiglia, si torna a parlare dello loro vicende legate anche al fratello Ciccio Geraci detto “Testa grossa” che si pentì subito dopo l’arresto avvenuto oltre 20 anni fa. Ciccio Geraci,  che ha vissuto lontano da Castelvetrano, dopo aver goduto di varie protezioni di legge, è finito nuovamente in carcere qualche anno fa,  per altri reati commessi
  • Geraci, anni fa di cose ne disse e anche di un certo peso. Con le sue dichiarazioni aprì un profondo squarcio nella vita dei Messina Denaro. Ma le sue dichiarazioni, sono state veramente tutte sfruttate dagli inquirenti?
  • Geraci disse che Totò Riina si fidava del giovane rampollo figlio di Don Ciccio e che il vecchio boss, lo raccomandò al corleonese in caso di prematura dipartita. Don Ciccio aveva un potere così forte su tutte le altre famiglie locali, da indicare già il suo successore senza spargimento di sangue?
  • Geraci indica chiaramente che i Messina Denaro sono stati protagonisti di quegli anni a tutto tondo .
  • Cosa è accaduto a Castelvetrano in quegli anni? Probabilmente parte tutto da quel periodo storico. Cosa sa Matteo Messina Denaro dei rapporti  avvenuti in quegli anni tra lo Stato e i mafiosi?
  • Perchè Ciccio Geraci spiega molto, fa arrestare decine di affiliati e non parla delle conoscenze politiche e istituzionali dei Messina Denaro?  Cicco Geraci sconfessa pure Vincenzo Calcara che a sua volta aveva fatto arrestare Antonino Vaccarino. Viene il dubbio se si conoscono tutti i verbali firmati da Geraci. Eppure , le amicizie alto locate dei Messina Denaro  non erano poi così nascoste. Queste amicizie trovano conferma anche nelle  dichiarazioni di un altro pentito e che pentito:Angelo Siino il Ministro dei Lavori Pubblici di Riina.
  • Siino, ha affermato a chiari lettere, nei suoi interrogatori,  che a Castelvetrano, incontrava tranquillamente Ciccio e Matteo Messina Denaro fino agli inizi degli anni 90. Addirittura, disse che don Ciccio, sapeva quando uscire per non incontrare poliziotti e metterli in imbarazzo.. Sempre Siino che a Castelvetrano gestì il grande affare della Saiseb disse ai giudici che con la benedizione di Don Ciccio entrò in relazione con imprenditori e politici locali. E il punto non chiarito inizia con questa domanda: Geraci e Siino sapevano dei contatti politici e istituzionali dei Messina Denaro? I fatti dicono che potevano saperlo. Come mai, questi due pentiti  credibili, non hanno mai parlato di queste relazioni? Oppure ne hanno parlato e nessuno sa niente?
  • Messina Denaro era esecutore di un comitato di potenti creato appositamente per le stragi? Una domanda che merita una risposta precisa. Una domanda che a qualcuno non piace
  • Dai verbali del Pm Tartaglia
  • Venne chiesto a Messina Denaro di procurare delle opere – spiega il pm Roberto Tartaglia – alcuni mafiosi fecero un incontro nella gioielleria di Francesco Geraci a Castelvetrano”. Opere d’arte che erano state rubate negli anni dai clan e poi nascosti.
  • A chi interessavano le opere d’arte?
  •  Quante riunioni si tennero da Francesco Geraci?
  • Chi suggeriva queste opere? Vi erano anche reperti di Selinunte?
Strage via D'Amelio

Strage via D’Amelio

Scrive il pubblico ministero Roberto Tartaglia: “C’è stato un secondo piano di trattativa, che è passato alla storia, per semplificazione, come ‘Seconda trattativa’ o ‘trattativa delle opere d’arte’. E’ un canale di trattativa assolutamente sincronico, perfettamente coincidente con le tappe della trattativa principale”.  E a Castelvetrano, di reperti e opere d’arte , di provenienza illecita la cosca, ne aveva a quintali.

“Quando la trattativa con Vito Ciancimino va avanti – dice Tartaglia – quella delle opere d’arte si ferma, mentre quando quella principale rallenta e Riina dice: ‘Ci vorrebbe un altro colpettino’, quella delle opera d’arte va avanti, fino alla conclusione che è sovrapponibile alla conclusione dell’altra”.

Un certo Bellini era in contatto con il boss Antonino Gioè. Oggetto della trattativa-scambio erano alcune opere d’arte in possesso di Cosa nostra, i mafiosi chiedevano in cambio un trattamento carcerario di favore per alcuni vecchi boss.

“Venne chiesto a Messina Denaro di procurare delle opere – spiega il pm Roberto Tartaglia – alcuni mafiosi fecero un incontro nella gioielleria di Francesco Geraci a Castelvetrano”. Opere d’arte che erano state rubate negli anni precedenti dai clan e poi nascosti.

Francesco Geraci, fedelissimo di Matteo Messina Denaro, prima di pentirsi, non era uno qualunque. Addirittura Totò Riina gli affidò il suo tesoro

I gioielli “di famiglia”, collier, orecchini, Cartier, crocifissi tempestati di brillanti, diamanti, sterline e lingotti d’ oro ed altri preziosi per un valore di oltre due miliardi di lire, Totò Riina, il capo di Cosa Nostra, li teneva nascosti sotto il classico mattone.Li teneva il gioielliere, Francesco Geraci, uomo d’ onore del Trapanese. Fu trovato con grande sorpresa degli inquirenti, sotto il pavimento di un’ anonima abitazione di Castelvetrano,. Un tesoro che il boss aveva affidato al gioielliere nel ‘ 92 dopo aver lasciato il covo di Castelvetrano per trasferirsi nella lussuosa villa di Palermo in via Bernini, nei pressi della quale il 15 gennaio del ‘ 93 fu arrestato.

Geraci disse: “Matteo Messina Denaro, Ciro Nuvoletta, figlio del boss napoletano, ed altri mafiosi, si diedero appuntamento a Fontana di Trevi, a Roma”

. Geraci e Vincenzo Sinacori, altro boss attualmente in carcere, ebbero il compito di studiare i movimenti di Maurizio Costanzo. E per la trasferta a Roma, Geraci aveva comprato un guardaroba, oltre 12 milioni spesi in camicie, pantaloni ed altro “abbigliamento sportivo”. Del popolare presentatore i due mafiosi sapevano tutto: “Quando usciva dal Teatro Parioli dove registrava la trasmissione, il Maurizio Costanzo Show, noi non lo perdevamo di vista un attimo”. “Per i suoi spostamenti – ha detto il pentito – Costanzo usava una Mercedes ed era scortato da una Alfa 164. Le armi erano già state trasferite dalla Sicilia nella capitale. Poi però non se ne fece più niente e dopo 10-12 giorni facemmo rientro a Trapani”. Alcuni mesi dopo Matteo Messina Denaro, che con Bernardo Provenzano è il boss che più di tutti aveva contatti con Totò Riina e i suoi familiari, tornò alla carica: “Mi domandò nuovamente – ha affermato il pentito – cosa ne pensavo di attentati contro monumenti antichi, con il solito fine di destabilizzare lo Stato e costringerlo a scendere a compromessi, ma non mi spiegò come ciò doveva avvenire”. Poi, dopo l’ arresto di Totò Riina “Denaro mi disse che se si fossero compiute azioni terroristiche non solo nei confronti di persone ma anche contro dei monumenti, qualcuno sarebbe andato a trattare con Riina”.

Le indagini appureranno che le riunioni per le stragi si fecero a Castelvetrano nel 1991. Rimane ancora un mistero e forse volutamente, sapere quali politici e pezzi dello Stato furono presenti a quel tavolo di morte. Forse Geraci lo potrebbe ancora spiegare a qualche investigatore attento.Forse Siino potrebbe confermare i legami politici della cosca in quegli anni  terribili  e violenti. Forse tutto questo potrebbe aiutare anche la battaglia di verità condotta da Fiammetta Borsellino

continua

Fonte : repubblica, Palermoday

Il Circolaccio

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