Aspettando Macron

©DavideQuaglioCotti

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Finito l’Atto IV del movimento dei gilets jaunes ed il Presidente Macron parlerà lunedì alle 20,00 dopo una serie di incontri con il resto dell’esecutivo ma anche con sindaci ed altri rappresentanti più vicini alla popolazione. Al di là di tutto quello che si può dire sugli atti di violenza e di guerriglia urbana che viviamo ormai ogni sabati nella Francia intera, con picchi più forti a Parigi un’apparizione pubblica del Presidente è diventata indispensabile.

La capitale è sotto i riflettori e quest’ultimo sabato era sotto alta protezione dopo le violenze del 1° dicembre sugli Champs-Elysées, all’interno stesso dell’Arco di Trionfo. Per evitare il ripetersi di queste violenze, ieri Parigi era blindata.

Oltre 2000 persone in stato di fermo, 1700 arresti in tutta la Francia con la confisca di armi improprie come martelli, bocce, coltelli. Parte degli arresti riguardano individui già schedati per violenze. 78 persone di un gruppo di estrema destra arrivate dal Nord del paese sono state fermate preventivamente. Eppure i danni sono stati più gravi di sabato scorso. A fine pomeriggio sono stati molti gli atti di vandalismo e di sciacallaggio anche nella zona di place de la République. Il vandalismo non piega però i gilets jaunes, approvati da quasi l’80% della popolazione.

La Francia vede da anni aumentare il numero di persone che vivono sotto la soglia di povertà. E’ anche il paese dove gli oneri sociali sono i più pesanti d’Europa. E’ innegabile che la Francia sia anche il paese che conta la più lunga lista di aiuti sociali, dai rimborsi sanità, agli aiuti all’alloggio, dal reddito di solidarietà attiva al sussidio di disoccupazione. Eppure il numero di persone che rinunciano a curarsi, che rinunciano soprattutto alle cure dentarie o di oculistica cresce. Le bollette di luce e gas sono altissime. Qualcosa non funziona. Troppi vivono sul proprio scoperto bancario ed a fine mese finiscono a fatica quello che resta in cucina. Il potere d’acquisto dei francesi sta tracollando. Le classi medie sostengono il movimento perché temono di scivolare nella precarietà.

E’ necessario mettere le carte sul tavolo e rivedere il funzionamento di un’amministrazione estremamente pesante. Ad esempio i liberi professionisti dipendono per la sanità e la pensione dalla RSI, un organismo che ha quintali di pratiche di ricorso nei cassetti e che nessuno si è dato la pena di riformare anche se se ne parla da anni. Molti piccoli imprenditori hanno dovuto chiudere le proprie attività sotto il peso delle tasse.

Allora fra tasse e bollette, i francesi non si aspettavano un Presidente altezzoso e così poco empatico.  Il movimento En Marche era più promettente e Macron non deve dimenticare di essere stato eletto al secondo turno per fare da diga al voto massiccio per Marine Le Pen.

E’ arrivato il momento di cambiare qualcosa, perché i conti non tornano più per nessuno.

Luisa Pace

 

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