Lettera aperta all’ex pentito Vincenzo Calcara

Buongiorno Calcara.

Vincenzo Calcara

Vincenzo Calcara

Seguo con attenzione i video che mi dedica, pur non nominandomi mai. A differenza sua, non avendo da temere alcuna conseguenza giudiziaria, mi rivolgo a lei direttamente senza omettere nulla.

Da tempo abbiamo interrotto le nostre interessanti – più di quanto lei non immagini – conversazioni telefoniche, probabilmente a seguito della mia impertinente e costante domanda sul perché, quando iniziò la sua collaborazione con la giustizia,  non parlò mai al Giudice Borsellino  di Matteo Messina Denaro che, proprio durante quel periodo, pianificava le stragi. Un aspetto, questo, evidenziato in più circostanze anche dal pm Massimo Russo (che la rinviò a giudizio per calunnia a seguito del quale rinvio il pm chiese 8 anni) e dalla Giudice Alessandra Camassa.

Nel suo ultimo video, oltre ad aspetti e illazioni, che reputo false e squallide, in merito a come il Giudice Borsellino la fece uscire dal carcere, nonostante la legge non lo permettesse (è lei che lo dichiara) avvalendosi anche di quelli che lei definisce “canali politici”, fa riferimento a un soggetto politico che si avvarrebbe della collaborazione di giornalisti per denigrarla. Anche in questo caso, probabilmente a seguito delle condanne che ha già riportato in precedenza, si guarda bene dal farne il nome.

I miei articoli, oltre a evidenziare alcuni aspetti assai poco chiari in merito alle sue accuse e le vicende giudiziarie che riguardano l’ex sindaco di Castelvetrano, Antonio Vaccarino (se a lei manca il coraggio di fare i nomi, a me non manca) hanno spesso riguardato anche altri soggetti, come nel caso del vicequestore Michele Messineo, anch’egli ingiustamente fatto oggetto in passato di sue false accuse.  Falsità emerse anche durante il processo in corso a Caltanissetta, che vede imputato Matteo Messina Denaro per le stragi del ’92, allorquando il questore Rino Germanà, scampato miracolosamente a un attentato a opera del latitante Matteo Messina Denaro (del quale lei non parlò mai) ha dichiarato di essere venuto a conoscenza di incontri tra lei e altri pentiti, volti a infangare tanto lo stesso Germanà quanto Messineo, che notoriamente rappresentavano un ostacolo alle attività criminali dei Messina Denaro.

Ricorda le sue accuse rivolte al Vaccarino in merito alla sua appartenenza a Cosa Nostra? Una vicenda giudiziaria terminata con l’assoluzione del Vaccarino.

E l’accusa rivolta allo stesso in merito al coinvolgimento nell’omicidio del sindaco di Castelvetrano Vito Lipari? Un’altra bruttissima storia, la cui falsità e la sua spregiudicatezza trovano ampio riscontro  nella lettera che lei scrisse al suo avvocato, dicendo di non sapere nulla di quell’omicidio ma di voler falsamente accusare persone innocenti per ottenere l’estradizione dalla Germania, dove era detenuto.

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In questa stessa lettera, fa riferimento al vicequestore Messineo che la interrogò in merito a due omicidi. Un caso se si tratta dello stesso Messineo da lei ingiustamente accusato e del quale il questore Germanà dice che insieme a lui doveva essere infangato dalle dichiarazioni di pentiti o pseudo tali?

Ma torniamo al Vaccarino, che così tanto le sta a cuore.

Falliti i tentativi di addebitargli l’appartenenza a Cosa Nostra e il suo coinvolgimento in omicidi, l’accusa di aver condotto un traffico di stupefacenti  da Milano alla Sicilia.

Orbene, prescindendo da una lunga serie di altri elementi, sarebbe stato sufficiente leggere la sentenza del suo patteggiamento, per rendersi conto di come per il suddetto traffico lei accusasse sé stesso ed altri, escludendone la partecipazione del Vaccarino, che ben conosceva avendone fatto il nome per l’accusa di mafia e che ben risultava identificato anche ai giudici.

Questo uno stralcio della sentenza:

  1. d) del reato di cui agli artt 81 e 110 C.P. L 685/75 per avere, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, in tempi diversi, in concorso tra loro e con Greco Carlo (inquisito davanti al G.I. di Palermo), e con Lucchese Michele e Carollo Gaetano (questi ultimi due oggi defunti), nonché con altre persone rimaste non identificate: importato, trasportato, esportato, detenuto, acquistato prodotto senza autorizzazione, distribuito, posto in vendita e comunque ceduto o ricevuto a qualsiasi titolo un ingente quantitativo di sostanze stupefacenti del tipo morfina – base (pari ad almeno Kg 550 circa), che veniva da Milano trasportata ad Alcamo per la raffinazione e la successiva esportazione negli U.S.A. , e del tipo eroina (pari ad almeno Kg 9 circa), destinata alla vendita in Milano ad opera di Errante Parrino Paolo, Ciulla Salvatore, di Carollo Gaetano (oggi defunto) e di altri correi non identificati: con l’aggravante di aver fatto parte di uno associazione finalizzata a tali traffici. In Sicilia, Lombardia ed altre parti del territorio nazionale ed estero, dal 1980 (e comunque successivamente al 5 maggio 1980 per l’Inzerillo) fino ad epoca anteriore e prossima al maggio 1982.”

Come mai non indicò Vaccarino tra i suoi correi? Forse perché non c’entrava nulla? 

Una spiegazione la possiamo trovare nella sentenza dell’omicidio del giornalista Rostagno (ma anche in altre) quando a proposito dell’omicidio Ciacco Montalto e delle sue dichiarazioni, i giudici nel definirla “figura molto discussa di collaboratore di giustizia”, scrissero: “I giudici di quel processo avanzarono forti riserve sulla genuinità delle rivelazioni dello SPATOLA e valutarono come del tutto inattendibile il CALCARA”, precisando che “l’esame dibattimentale (al processo Rostagno) non ha offerto elementi che consentano di superare il giudizio assai poco lusinghiero che sulla credibilità conto di questo collaboratore di giustizia, ormai da tempo uscito dal programma di protezione – per sua scelta, ha detto – al quale era stato sottoposto dal ’92 al ’98, fu espresso dai giudici della Corte d’Assise di Caltanissetta dinanzi a cui si celebrò in primo grado il (secondo) processo per l’omicidio di Giangiacomo CIACCIO MONTALTO: processo in esito al quale furono condannati all’ergastolo AGATE Mariano e Salvatore RIINA (e assolti invece gli altri due imputati che erano stati accusati dal CALCARA…

Andando oltre, questa volta si legge di come i giudici si accorsero delle sue falsità, tant’è che la sentenza riporta come “fu il LUCCHESE, che(Calcara – ndr)  indica come pupillo di MESSINA DENARO Francesco, a farlo lavorare alla dogana dell’aeroporto di Linate, un posto strategico perché gli consentì di far transitare, sempre per conto della famiglia mafiosa di Castelvetrano, capeggiata da MESSINA DENARO Francesco, quintali e quintali di eroina e morfina base proveniente dalla Turchia. Dimentico, forse, di queste propalazioni sul conto del LUCCHESE, nel prosieguo della sua deposizione il CALCARA ha attribuito esattamente le stesse cose ad un altro personaggio da lui chiamato in causa, Tonino VACCARINO, che fu anche sindaco di Castelvetrano: e che è stato assolto dall’accusa di associazione mafiosa.”

Calcara, perché non fece il nome di Matteo Messina Denaro?

Purtroppo, devo anche chiedermi come mai, dopo quanto emerso nel corso degli ultimi anni e dopo il suo patteggiamento dal quale si evince la falsità delle sue accuse, lei si trova ancora libero e non è stato chiamato a rispondere, oltre che delle sue calunnie, di un omicidio dichiarato nel corso di un processo e del trasporto di esplosivo per un attentato al Giudice Paolo Borsellino

Gian J. Morici

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One Response to Lettera aperta all’ex pentito Vincenzo Calcara

  1. Ma questo falso pentito perchè non lo arrestano? E’ protetto da chi? Magistrati corrotti? Mafiosi di Stato?
    Complimenti per l’articolo. Speriamo che trionfi la verità.

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