Caso Cucchi – Intervento del Cocer Carabinieri

Il caso Cucchi occupa da anni le cronache giornalistiche con articoli stampa, servizi televisivi, interviste e comunicati, che sembra vogliano integrare arbitrariamente ciò che avviene negli uffici e nelle aule giudiziarie.
Ora anche un film, che, secondo il commento rilasciato al Messaggero dall’Ufficio Stampa del Comando Generale dei Carabinieri, riporta un fatto ormai storico, quindi verosimilmente idoneo a diventare oggetto di rappresentazione a sfondo civile; commento, questo, da cui il Co.Ce.R. Carabinieri si dissocia fermamente.
Infatti, il Co.Ce.R. Carabinieri, tenendo ben presente il diritto costituzionale che legittima il libero pensiero e rispettando la battaglia giudiziaria della famiglia CUCCHI, non può astenersi dal manifestare decisamente il proprio disappunto sulla presentazione di un film che racconterebbe, senza peraltro consentire il diritto di replica, una vicenda la cui inchiesta giudiziaria è ancora al vaglio della Magistratura.
Quello che lascia sconcertati, oltre al presunto sovvenzionamento statale per la realizzazione dell’opera, è pensare che nessun Organo dello Stato si sia posto il problema di valutare l’opportunità di censurare la diffusione di un film che ricostruisce fatti secondo un copione redatto da una sola parte, quasi a voler in qualche modo interferire o sostituirsi alle decisioni di un Giudice legittimato a farlo; senza peraltro calcolare il danno che ·subirebbe l’immagine dell’Istituzione, sia in Italia che all’estero, con la pubblicazione della pellicola cinematografica.
L’Organismo di Rappresentanza, nel rinnovare la solidarietà alla famiglia CUCCHI, esprimere nuovamente la propria vicinanza ai colleghi e alle loro famiglie che, a vario titolo, sono rimasti coinvolti nella triste vicenda, oltretutto costretti a subire una gogna mediatica che spesso risulta più afflittiva e permanente di una vera e propria sentenza giudiziaria. Tutto ciò con l’ulteriore frustrazione di non avere alcuna possibilità di replica, diritto, questo, garantito esclusivamente nelle aule dibattimentali.
Siamo i primi a chiedere la verità su quanto accaduto in quei drammatici momenti, perché la morte di un giovane cittadino merita sempre rispetto e comunque la massima attenzione. Ma chiediamo con forza, a tutela dei principi costituzionali, tra i quali la presunzione di innocenza (l ‘imputato non è considerato colpevole sino a condanna definitiva art. 27 co. 2 della Cast.), che questa verità sia ricercata nelle sole aule giudiziarie, restituendo il giusto prestigio e incondizionata fiducia al lavoro dei Giudici e soprattutto al dolore che ha colpito tutte le parti interessate

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