SANITA’ OSPEDALIERA DELLA PROVINCIA DI AGRIGENTO

 

Previsioni normative recenti

Il Decreto Ministeriale n°70 del 2/4/2015 è un Regolamento recante la definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera, che ha imposto un  nuovo metodo di programmazione dell’assistenza ospedaliera nella riclassificazione della tipologia dei presidi ospedalieri e nella metodologia di calcolo delle dotazioni dei posti letto.

 

Il Decreto dell’Assessorato della Salute n°629 del 31/3/2017 fa seguito al Decreto Ministeriale n°70/2015, riclassifica i presidi ospedalieri, calcola le dotazioni dei posti letto e dispone le presenze dei medici per specialità in ogni presidio.

 

Dati statistici effettivi

Premesso che da Statistiche al 2013 ISTAT (ad oggi la situazione non è variata di molto, si attesta), che derivano dall’Annuario del Servizio Sanitario, negli Istituti di Cura Pubblici e Privati, la media dei medici in Italia si attesta a 2,1 medici ogni 1.000 abitanti; in Sicilia 2 medici ogni 1.000 abitanti, mentre in Provincia di Agrigento 0,8 medici  ogni 1.000 abitanti (a Caltanissetta 1,5, Catania 2,7, Enna 1,9, Messina 2,9, Palermo 2,1, Ragusa 1,7, Siracusa 1,3, Trapani 1,3).

Si evince che in Provincia di Agrigento vi sono in complesso n°390 medici nei Presidi Ospedalieri (riferimento pubblicazione Servizio Sanitario Nazionale del 2017). Nei fatti, si desume, stante la media Nazionale e Regionale, la Provincia di Agrigento con n° 445.000 abitanti, con 2 medici ogni 1000 abitanti, di medici ce ne dovrebbero esserne circa n°900; una mancanza che si protrae da diversi anni. Carenze, che investono la Governance, intesa quale classe dirigente territoriale in senso ampio, da oltre un decennio.

 

Precisiamo che lo Stato ha come obiettivo (art. 117 della Costituzione) la tutela della salute uniforme su tutto il territorio, almeno per quanto riguarda il livello delle prestazioni essenziali (LEA). Lo Stato ripartisce le risorse fra le Regioni, garantisce il loro finanziamento. A livello operativo il ruolo decisivo è quello delle Regioni, nel modo in cui gestiscono la quota del Fondo Sanitario Nazionale (FSN), determinando la possibilità per gli utenti di fruire di un servizio più o meno soddisfacente o carente, riguardo le prestazioni comprese nei LEA (D.lgs. 502/1992, aggiornato dal DPCM 12/1/2017) e secondo le previsioni del PATTO PER LA SALUTE (Intesa sancita il 10/7/2014 tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano).

 

Riprendendo il dato provinciale di Agrigento, in particolare i singoli Presidi Ospedalieri che fanno capo a ciascun Distretto Socio-Sanitario, considerati quelli di:

– Canicatti (che fa capo ai Comuni di Camastra, Campobello di Licata, Canicattì, Castrofilippo, Grotte, Naro, Racalmuto e Ravanusa), composto da circa n°85.000 abitanti, a voler rispettare il parametro di 2 medici per ogni 1000 abitanti, di medici dovrebbero essercene n°170, fra l’altro la Riorganizzazione prevista dai Decreti su descritti, ne determina n°128, purtroppo rileviamo ad oggi che se ne contano meno di n°60;

 

 

– Licata (che fa capo ai Comuni di Licata e Palma di Montechiaro), composto da circa n° 62.000 abitanti, ne sono stati previsti di medici dai Decreti su descritti n°135, nei fatti ad oggi ve ne sono meno di n°50;

– Agrigento (che fa capo ai Comuni del Distretto, Agrigento, Aragona, Comitini, Favara, Joppolo Giancaxio, Porto Empedocle, Raffadali, Realmonte, Sant’Angelo Muxaro, Santa Elisabetta, Siculiana pari in totale a n°146.982 abitanti, ed ai Comuni di altri Distretti, che fanno riferimento all’Ospedale di Agrigento quali Alessandria della Rocca, Bivona, Cianciana, San Biagio Platani, Santo Stefano Quisquina, Cammarata, Casteltermini e San Giovanni Gemini pari in totale a n°40.845 abitanti), complessivamente composto da n° 187.827 abitanti, che fra l’altro è un DEA, ne sono stati previsti di medici dai Decreti su descritti n°349, ad oggi ve ne sono  meno di 150;

– Sciacca, ne sono stati  previsti di medici dai Decreti su descritti n°258, ad oggi se ne contano n°100 circa;

– Ribera, ne sono stati previsti di medici dai Decreti su descritti n°107, ad oggi se ne contano meno di n°40.

 

La questione che si pone all’attenzione è che in altre Province Siciliane, vi è un’eccedenza di medici rispetto al rapporto popolazione (Indice fondamentale per la ripartizione delle risorse), tenuto conto comunque che sotto il profilo del fabbisogno di salute dei pazienti, fra le diverse province, le necessità sono le stesse.

In effetti, senza che ciò costituisca affatto uno sorta di rivalsa avverso altre Province, che magari hanno agito al meglio (dai dati Istat 2013 ma non sono cambiati i dati di tanto), si evidenziano le eccedenze e le carenze:

– a Messina con n°640.000 abitanti ad una media del 2 per 1.000, di medici ve ne dovrebbero essere n°1.300, ve ne sono circa n°1.850;

– a Catania, medesimo rapporto, con una popolazione pari a n°1.115.000 abitanti, ve ne dovrebbero essere n°2.2250, nei fatti sono circa n°2.950;

– a Palermo, siamo nella media, con abitanti pari a n°1.270.000, fra quanti ve ne sono di medici n°2.566 e quanti in rapporto alla popolazione n°2.650;

– a Trapani, con una popolazione pari a n°436.000 abitanti, ad una media del 2 per mille, ve ne dovrebbero essere n°870, ve ne sono n°560 circa;

– a Caltanissetta, con una popolazione pari a n°272.000 abitanti, ad una media del 2 per 1000, ve ne dovrebbero essere n°540, ve ne sono n°430 circa.

 

Anche riguardo il Personale Infermieri, in Provincia di Agrigento, si notano carenze notevoli di unità lavorative, dai dati Istat – Annuario del Servizio Sanitario, dove risultano n°1,9 infermieri ogni 1.000 abitanti, quando la media regionale è di 3,6 ogni 1.000 abitanti e nazionale di 4,5 ogni 1.000 abitanti, talchè:

-ad Agrigento vi sono circa 860 infermieri rispetto ai 1.600 spettanti, ne mancano n° 640;

-a Trapani vi sono circa 1.050 infermieri rispetto ai 1.550 spettanti, ne mancano n°500;

-a Catania vi sono circa 4.600 infermieri rispetto ai 3.950 corrispondenti alla popolazione;

-a Messina vi sono circa 2.990 infermieri rispetto ai 2.270 corrispondenti alla popolazione;

-a Palermo vi sono circa 4.800 infermieri rispetto ai 4.500 corrispondenti alla popolazione;

-a Siracusa vi sono circa n°980 infermieri rispetto ai 1.430 corrispondenti alla popolazione.

Certamente vi è da tenere conto, riguardo Catania e Palermo, soprattutto l’essere sede anche di Centri di Alta specializzazione, quindi il fabbisogno potrebbe essere in modo ragionevole maggiore.

Riguardo i posti letto alla verifica degli adempimenti LEA, veniva rilevato per l’intera Sicilia un dato di 3,23 posti letto per ogni 1.000 abitanti, in linea secondo la media nazionale e, comunque i LEA hanno posto un limite massimo di 3,7 ogni 1.000 abitanti.

Tuttavia se andiamo ad analizzare il dato per singole province, le differenze sono macroscopiche:

– per Agrigento si registra una media di 1,9 p.l. ogni 1.000 abitanti, quindi siamo alla metà del limite massimo, dispone di circa 850 posti letto, rispetto ai 1.450 desunti secondo la media regionale del 3,23, pertanto mancano n°600 posti letto;

– a Trapani si rilevano n°800 posti letto rispetto ai 1.400 secondo media regionale

– a Siracusa si rilevano n°1000 posti letto rispetto ai 1.300 secondo media regionale.

A dirla in poche parole, sommariamente, per dare il senso concreto, si desume, per disciplina medica, che in totale, fra i Presidi Ospedalieri di Canicattì, Licata ed Agrigento, mancano non meno di: 24 fra Cardiologi e medici di Unità Coronarica, 21 Ginecologi/Ostetriche, 37 Chirurghi, 20 Pediatri/Neonatologi, 40 Ortopedici/recupero funzionale, 20 Psichiatri, 24 Medici di medicina generale, 55 Medici di lungodegenza/geriatria.

 

 

Inoltre da Statistiche Istat 2013 (ma non si rilevano variazione degne di nota ad oggi), si rileva una carenza in Provincia di Agrigento di Grandi Apparecchiature Biomedicali, rispetto ad una media regionale che comunque è leggermente inferiore rispetto alla nazionale, talchè: risultano  46 apparecchi per anestesia, mancanti 33; risultano 41 ecotomografo, mancanti 53; risultano 18 gruppo radiologico, mancanti 12; risultano 32 apparecchi per emodialisi, mancanti 25;  risultano 76 lampada scialitica, mancanti 45; risultano 5 mammografi, mancanti 4; risultano 171 monitor diversi, mancanti 183; risultano 38 tavoli operatori, mancanti 25; risultano 61 ventilatore polmonare, mancanti 59; risultano 8 Tac, mancanti 5, risultano 10 tavolo telecomandato per apparecchio radiologico, mancanti 5.

 

Sempre in Provincia di Agrigento, rispetto alla media più bassa fra il dato Sicilia e Nazionale, per posti letto in particolare: risultano 40 p.l. in terapia intensiva-subintensiva, ne mancano 22; risultano 41 p.l. in specialità di alta assistenza ne mancano 76; risultano 139 p.l. in specialità di media assistenza, ne mancano 90; mancano p.l. in lungodegenza pari a circa 50.

 

La Provincia di Agrigento, registra una mobilità passiva, cioè il 25% dei pazienti che si recano fuori provincia per curarsi, e l’8% dei pazienti che si recano fuori regione. Viceversa registrano una mobilità fuori  provincia ridotta, sia Palermo pari al 3%, che Catania pari al 7%.

 

Ambito Investimenti     

Dal DUPISS – Documento Unico di Programmazione degli Investimenti Sanitari in Sicilia, a fronte di un programma di spesa, sia in opere murarie che in tecnologia ed apparecchiature, di € 983.500.000,00, la suddivisione fra le Province è avvenuta nel seguente modo:

Agrigento € 13.620.000,00; Messina € 67.415.000,00; Caltanissetta € 14.850.000,00; Enna € 18.200.000,00; Palermo € 518.019.000,00; Siracusa € 154.845.000,00; Catania € 95.151.000,00; Ragusa € 58.000.000,00; Trapani € 43.400,00.

E’ evidente che Agrigento registra il minor valore di spesa per investimenti.

Certamente vi sarà un rapporto con esigenze strutturali in determinate aree territoriali regionali. Comunque, considerata la popolazione in un rapporto ipotetico, ad Agrigento sarebbero imputabili € 86 milioni circa, a Palermo € 247 milioni. Si ritiene vi siano evidenti discrepanze.

 

Inoltre riguardo gli investimenti dell’area del Distretto di Canicattì, vi è da rilevare che all’Ospedale civile di Canicattì, ai sensi della Legge n°67/1988, erano state assegnate dal Ministero della Salute, in relazione ad Accordo di programma del 2004, € 7.359.510,82 per la Ristrutturazione ed adeguamenti a norma ed Attrezzature biomedicali; successivamente (nel 2006), l’impegno di spesa è stato revocato per mancata presentazione del Progetto.

Sempre l’Ospedale di Canicattì e’ stato beneficiario, a seguito di Accordo del 2005, da parte del Ministero della Sanità di un impegno di spesa di € 3.238.184,75 per la Riconversione e ristrutturazione della vecchia sede dell’Ospedale da destinare a C.T.A. (Comunità terapeutiche assistite); successivamente (nel 2007), tale impegno di spesa è stato revocato, per il medesimo motivo, mancata presentazione del Progetto.

Di recente (dicembre 2017), a seguito di procedure svoltesi nel corso di un biennio, con Decreto dell’Assessorato alla Sanità, è stata deliberata l’assegnazione di € 1.500.000,00 a favore del Pronto Soccorso dell’Ospedale di Canicattì, da destinare esclusivamente alla Ristrutturazione ed adeguamento della copertura e della pavimentazione dello stesso pronto soccorso.

 

Indicazioni

I superiori dati in termini di posti letto, medici, apparecchiature biomedicali, al confronto con le prerogative fissate normativamente, determinano una valutazione del sistema sanitario della Provincia di Agrigento, in uno stato di arretratezza, nella condizione tale da non assicurare pienamente il diritto alla salute per i suoi cittadini; considerato che, generalmente gli Stati sviluppati hanno un dato superiore a 2 medici ogni 1000 abitanti; si arriva ad 1 medico ogni mille abitanti solo nei Paesi sudamericani, nordafricani o del Medio Oriente, come risulta riportato in rassegne stampa.

 

Il basso numero di medici e posti letto ospedalieri è uno dei dati indicatori del sottosviluppo, che crea grave disagio sociale.

L’aspettativa dei cittadini di essere garantiti nel bisogno primario della salute, sostenuti nelle loro necessità, è lecita. Il soddisfare queste aspettative crea comunione, collegamento sociale fra le ampie aree delle città, a loro volta facenti parte dei Comuni del distretto socio-sanitario. Le attenzioni ed i processi costruttivi concreti, volti al miglioramento dei legittimi livelli delle prestazioni socio-sanitarie, è indice della presenza dello Stato, ed espressione diretta a rappresentare l’affermazione della legalità nel territorio. L’impatto positivo, delle iniziative ed attività nella giusta direzione, sarebbe la riduzione degli effetti della marginalità sociale ed acquisizione di livelli di legalità e sviluppo civile, in un’area ampia a rischio evidente di devianza criminale.

 

 

Condizione Sociale

Nella regione Sicilia, il riscontrare livelli di carenze del genere nel settore della sanità ospedaliera, genera mortificazione e vessazione nei Cittadini, già molta parte in condizioni di crisi economica. Condizioni rappresentate dagli indici Eurostat, che rilevano in Sicilia il 27,3% della popolazione residente gravemente deprivata (in Italia è dell’11,5%), intendendo con tale aggettivo coloro che vivono in abitazioni troppo piccole, che lamentano problemi strutturali delle abitazioni, che hanno difficoltà a riscaldare adeguatamente l’abitazione, a potersi permettere una settimana di ferie lontano da casa, ed ad effettuare un pasto proteico almeno ogni due giorni; un dato da solo che ci colloca dopo la Grecia (22,2%), la Romania (22,7%). Una Sicilia il cui indice di grande difficoltà economica colpisce il 28,1% della popolazione, l’indice di rischio di povertà coinvolge il 42,3% della popolazione e, l’indice di disuguaglianza del reddito disponibile è pari ad 8,3 (5,8 media Italia). Sono questi  indici, i più alti (negativi) al confronto con le altre Regioni d’Italia.  E’ una condizione dove la gente non disponendo delle adeguate cure e servizi che dovrebbe offrire la Sanità pubblica, è costretta a rivolgersi alle strutture private e non disponendo delle risorse finanziarie, rinuncia e si abbandona ammalandosi anche gravemente.

 

Doveroso rilevare che i Medici in atto presenti negli Ospedali Agrigentini, svolgono il loro compito con massima abnegazione e spirito di servizio, cercando di sopperire alle carenze sopraesposte nel miglior modo possibile. Si riscontra che i medici andati in pensione, vengono sostituiti con medici reclutati in sistema di rapporto libero professionale con incarico per pochi mesi.

Ciò nonostante, riteniamo di non poterci esimere dal rappresentare che stante la situazione precaria, oggettivamente critica in molti reparti e pronto soccorso,  malgrado i Medici siano impegnati, oltre alla riduzione dei servizi prestati (vedasi anche i day hospital), non possa essere foriera di danni per i cittadini/pazienti tali da poter causare effetti di cosiddetta malasanità.

 

Si rappresenta in sintesi il documento elevato dalla Fondazione GIMBE sulla sostenibilità del SSN, che pone in evidenza l’audizione della Corte dei Conti (in più documenti ha posto l’attenzione sulla spesa e gestione sanitaria) sul DEF 2016 presso le Commissioni Bilancio del Senato e della Camera dei Deputati, in relazione agli Sprechi sulla spesa sanitaria; Sprechi stimati in € 24,73 miliardi (suddivisi fra i fattori derivanti, quali da sovra-utilizzo, frodi ed abusi, acquisti e costi eccessivi, sotto-utilizzo, complessità amministrative, inadeguato coordinamento dell’assistenza) che incidono sulla spesa sanitaria nazionale per il 22%. Ed a citare il concetto di sotto-utilizzo delle strutture ospedaliere, ne trae la conclusione, considerandolo: un aspetto che ritarda od impedisce la guarigione dei pazienti, aumenta le complicanze, determina ricoveri ospedalieri e interventi sanitari più costosi, genera assenze dal lavoro; il sotto-utilizzo riguarda anche strategie di prevenzione primaria verso l’adozione di stili di vita e comportamenti individuali che danneggiano la salute.

 

IRAP, Addizionale Regionale ed elementi del Bilancio

Si rileva la maggiore contribuzione delle Imprese e Cittadini siciliani, in termini di tassazione IRAP ed Addizionale regionale all’IRPEF (+ 25%). Considerato che le risorse derivanti da queste imposte vengono impiegate come fondi per sostenere la spesa sanitaria siciliana. Ebbene: l’aliquota IRAP applicata alle

imprese in Sicilia è del 4,82% , mentre nelle regioni Emilia-Romagna, Piemonte, Lombardia, Veneto è del 3,90%; l’aliquota dell’Addizionale regionale è del 1,73%, contro l’1,40% della media delle altre regioni italiane; quest’aggravio di tassazione comporta maggiori entrate per il Servizio Sanitario Regionale di circa € 270 milioni (fonte, la relazione al Bilancio regionale). Di quest’aggravio di esborsi, certamente se ne dovrebbero vedere gli effetti.

 

In tema si chiarisce che le erogazioni dal Bilancio regionale dei fondi della Sanità (cui partecipa lo Stato con il FSN), vengono grosso modo effettuate in misura equivalente fra le diverse entità provinciali siciliane.

 

Comitato dei Sindaci

 

Ai Sindaci dei Comuni, per previsione normativa, spetta il diritto-dovere di esprimere i bisogni socio-sanitari delle comunità amministrate e partecipare al processo di programmazione socio-sanitaria locale, approvare il Piano di Zona dei servizi sociali, emanare gli indirizzi per il Piano Attuativo Locale, formulare osservazioni, esaminare gli atti di Bilancio di previsione e consuntivo dell’ASP, verificarne l’andamento generale delle attività, e trasmettere le proprie valutazioni e proposte alla stessa Azienda ed alla Regione. I Sindaci debbono operare in diretta relazione con il Direttore Generale ed il Presidente dell’Azienda Sanitaria Provinciale.

 

 

Aspetti dell’Unione Europea

La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, sancisce precetti assoluti: all’art.1 La Dignità umana; all’art.34 La Sicurezza sociale e l’assistenza sociale; all’art.35 La Protezione della Salute.

L’Unione Europea, esercita un’azione specifica, affinché possano applicarsi in tutti gli Stati leggi e norme ai prodotti e servizi sanitari quali farmaci e dispositivi medici e ai pazienti sicurezza e servizi sanitari, erogando finanziamenti a favore di iniziative innovative.  I punti saldi della politica UE in materia di salute, attuata con la strategia per la salute, sono: rafforzare la prevenzione, soprattutto promuovendo stili di vita più sani; garantire pari opportunità di vivere in buona salute ed avvalersi di un’assistenza sanitaria di qualità, indipendentemente dal reddito, genere, appartenenza etnica, ecc; affrontare le gravi minacce per la salute coinvolgendo più di un paese dell’UE; mantenere le persone in buona salute fino in età avanzata; sostenere sistemi sanitari dinamici e le nuove tecnologie. Definendo che la salute ha anche ripercussioni sulla prosperità economica.

 

Conclusioni

Nel più ampio spirito di collaborazione costruttiva, auspichiamo che gli Organi di Stato, Enti ed Aziende pubbliche, per la coesione civile, possano sempre più garantire, con competenze specialistiche e strutture necessarie, la pubblica tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili, sociali, ed in particolare della salute, con comune spirito di responsabilità sociale per il territorio.

 

ETHIKOS Per Il Territorio – Ass.ne di Promozione Sociale

 

OSSERVATORIO SOCIO-ECONOMICO

UFFICIO STUDI

 

SALVATORE LICARI

SALVATORE RAMPELLO

MATTEO      CARUSO

 

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