CITTADINO DI ADELFIA? NO, E’ UN FALSO

L’IGNORANZA DELLA GRAMMATICA COPRE UN FIASCO

adelfiaDopo lo “jus soli”, molto approssimativamente invocato per l’elargizione della cittadinanza agli immigrati più o meno “regolari”, a torto o a ragione considerato qualcosa come l’editto di Caracalla del XXI secolo, ecco una efficace copertura di un falso in una questione di cittadinanza, una tra tante, una vera collezione. Nelle collezioni i falsi capitano,

Cittadinanze onorarie (si fa per dire) perché lo “jus” adoperato per il relativo accattonaggio credo che finalmente abbia trovato il nome che merita: jus asinitatis.

Asinità, è il caso di precisarlo subito, a prescindere da facili equivoci, dei questuanti, di quelli che tali onorificenze (illecite) le propongono e le impongono.

Lo “jus asinitatis” ho sempre sospettato che costituisse il patrimonio culturale, l’unico o, almeno, quello prevalente, dei proponenti delle pagliacciate del genere e dei loro “unanimi” colleghi consiglieri comunali.

Ma ne ho avuto conferma ed anzi, solo adesso mi pare di averne ben chiara l’impressione e la convinzione, perché ho tra le mani un post del quotidiano internet “Antimafia 2000” diretto da guru Giorgio Bongiovanni, quello con la croce dipinta sulla fronte, sito internet che, a detta di Ingroia sarebbe (con rispetto parlando) “organo ufficioso della Procura di Palermo” (non sono io ad affermarlo: credo che, malgrado tutto, gli organi giudiziari meritino un po’ di rispetto) ha avuto la pessima idea, che è però buona ed utile ai fini della verità se non a quella della c.d. antimafia, di pubblicare un articolo che sembra il verbale della seduta del Consiglio Comunale di Adelfia (Comune Italiano con 17.075 abitanti, della provincia di Bari) nella quale è stata conferita (ma, invece, pare dica che non lo sia stata affatto) l’ultima cittadinanza della serie, frutto di un accattonaggio che era rallentato, ma che, si direbbe, debba riprendere, almeno fino a presentazione chiusa delle liste dei candidati alle prossime elezioni.

Il titolo del “pezzo” sul numero del 29 dicembre 2017 dovuto (così sembra) alla penna di un certo Savino Percoco è: “Di Matteo cittadino onorario di Adelfia”.

A dire la verità a leggere lo scritto che, ripeto, sembra riprodurre il verbale della seduta, non si riesce a ricavarne che tale cittadinanza sia stata conferita. Al contrario, pur con tutte le riserve dovute alle incertezze grammaticali e sintattiche che aggrovigliamo ulteriormente il pensiero (si fa per dire) dei proponenti (le “Agende Rosse” locali, che avrebbero trovato in una certa Francesca De Palma quella che “se ne è fatta carico”??) non sembra proprio che l’accattonaggio collezionistico abbia ottenuto quanto richiesto. Le cose non sarebbero andate per niente bene. Qualcuno avrebbe fatto presente (grammatica ed uso della lingua italiana confermandolo) di essere così antimafia da non poter approvare quella limitazione a Di Matteo dell’ambito trofeo, dicendosi “contrario ad alcuni presenti interpellati dalle A.R. (Agende Rosse) a suo parere rea di prendere come baluardo uno di questi esempi (riferendosi a Di Matteo) perché la cultura contro le mafie dovrebbe entrare nel tessuto sociale in forma più generale…e contrario ad uno striscione istituzionale (!?!?!) per il p.m., mentre espone perplessità tecniche riguardo la cittadinanza onoraria non in linea con l’iter del regolamento”. Certo, la cultura dell’Abecedario è invece del tutto estranea da quelle parti.

Un tal Francesco Costantini della maggioranza, avrebbe poi avanzato la proposta di “far recapitare (!!) una targa di ringraziamento al p.m. e ribadisce la posizione del Ciardi (contrario, in sostanza, al conferimento dell’ambita cittadinanza) ritenendo opportuno apportare modifiche che non rendano omaggio al singolo magistrato e rivedano il conferimento della cittadinanza onoraria tecnicamente in contrasto con l’iter del regolamento. IL DOCUMENTO VIENE APPROVATO PER MAGGIORANZA.

Su suggerimento del Segretario Comunale (poveraccio!) il “cavillo tecnico” (quale? Il divieto per i magistrati di ricevere onorificenze?) sarà risolto demandando alla Giunta tutti gli adempimenti”.

Risparmio ai lettori altri passi del commento dell’ineffabile Percoco, anzi ne faccio solo cenno: “il p.m. Di Matteo vive analogie simili a quelle riscontrate (!!!) da Falcone e Borsellino”.

E poi: “stiamo parlando di un caso che richiede una certa emergenza…”.

Riassumendo: mi pare che il titolo di “Antimafia 2000” per essere veritiero avrebbe dovuto essere “Stop alla cittadinanza di Adelfia a Di Matteo”, oppure: “Effetto Sgarbi: va in fumo la cittadinanza di Adelfia a Di Matteo”.

Mi pare che questi accattoni delle cittadinanze onorarie per la collezione di Di Matteo, ed anche quelli che a mezza bocca rispondono loro “non ho spiccioli”, farebbero meglio ad occuparsi, invece che della “cultura della legalità” e di “lotta alla mafia” di una meno vaga ed inconcludente cultura, magari almeno elementare: linguistica, grammaticale e sintattica.

E i gestori del loro “organo ufficioso” farebbero bene a rispettare la verità invece di affidare all’ignoranza il compito di coprirla.

Mauro Mellini

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