I valori dell’Europa non possono essere svenduti

“I valori dell’Europa non possono essere svenduti. Contrastiamo l’improponibile riammissione della Russia all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa”

Pavlo Klimkin

Pavlo Klimkin

L’Italia, in politica estera, si è sempre distinta nella difesa dei diritti umani nel mondo, e anche nella promozione dei valori europei nel nostro continente. Questi compiti saranno portati avanti nel 2018, durante il periodo di Presidenza Italiana all’OSCE, nell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ed in altri ambiti dove la voce della delegazione italiana assume un ruolo importante nel dibattito internazionale volto a difendere la forza del diritto.

A tale proposito, la voce della numerosa Delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea del Consiglio d’Europa sarà importante nella sessione dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa che dovrà discutere l’eventuale possibilità della riammissione di Mosca all’Assemblea, dopo averne sospeso il diritto di voto nel 2014, quale sanzione all’illegale annessione nella Crimea ucraina.

Riammettere Mosca, che continua a violare i diritti umani nei territori che arbitrariamente ha occupato in Ucraina, è inammissibile. Ma quale sarà la direzione della comunità internazionale nei confronti della Russia che sfida apertamente l’Europa? La conferma delle sanzioni o la riammissione? Quest’ultima eventualità potrebbe portare ad una lacerazione profonda della credibilità del Consiglio d’Europa.

Su questo tema si esprime il Ministro degli Affari Esteri d’Ucraina Pavlo Klimkin.     

Nel 1949, mentre il mondo in generale e l’Europa in particolare si stavano ancora riprendendo dalla guerra più devastante che il nostro pianeta avesse mai visto, menti lungimiranti si unirono per fondare il Consiglio d’Europa.

L’organizzazione, che oggi comprende 47 paesi, è stata istituita per sancire i “valori universali” dei diritti umani, della democrazia e dello stato di diritto. Non è una coincidenza che oggi nella nostra parte del mondo ci riferiamo  a questi valori come “valori europei”. D’altra parte è la Russia che ogni giorno vìola i diritti umani, si fa beffe della democrazia e del sistema basato sulle regole da cui l’Europa dipende.

Nonostante le imperfezioni, il progetto europeo dalla seconda metà del XX secolo e l’inizio del XXI è stato un successo. Ma la sicurezza e la libertà, che molti vivono come fatto scontato, per alcuni di noi, dell’ex cortina di ferro che hanno lottato, sono diritti sotto continua minaccia.

Quasi un anno fa, nel febbraio del 2017, Sergey Lavrov, il ministro degli Esteri russo, era rimasto particolarmente soddisfatto nella Conferenza sulla sicurezza di Monaco sull’era “post occidentale”. Non è più un segreto, ed è anche questione di dibattimento, che la Russia stia conducendo la sua guerra ibrida contro di noi, tutto l’Occidente, per seminare il dissenso e minare l’ordine stesso per cui si è lavorato così duramente.

È in questo contesto storico che i membri del Consiglio d’Europa devono ora riflettere con molta attenzione su come alla fine la Russia debba essere trattata per il suo disprezzo e il suo farsi beffe delle regole del “Consiglio d’Europa”.

Ci sono potenti e autorevoli voci pronte a sostenere il rientro della Russia ai lavori del Consiglio d’Europa. Il “prezzo” ammonta soltanto a “22 milioni di euro”, e la “promessa” di “rispettare le regole in futuro”. I misfatti passati, cosi come la loro misera incapacità di attuare risoluzioni del Comitato dei Ministri e dell’Assemblea Parlamentare adottate in risposta all’aggressione russa in Ucraina, potrebbero essere “semplicemente trascurati”.

In questo modo si comportano i bulli e questo è il modo in cui le vittime dei bulli, troppo mansuete per difendersi, reagiscono.

Ma come tutti sappiamo ogni volta che un bambino consegna i suoi averi al bullo di scuola, il bullo non diventa una persona più gentile, anzi, è incoraggiato ad andare oltre nei soprusi.

La Russia, utilizzando la metafora del bullo, deve essere trattata da una posizione di rigore e di forza, poiché non tiene in considerazione altri linguaggi. Le parole e le promesse di Mosca non hanno senso perché questo è un paese che mente su scala industriale, come parte della politica statale finalizzata a promuovere i propri fini e confondere i suoi nemici, e ricordiamo che questi nemici siamo noi, il popolo ucraino.

Noi ucraini, memori della nostra storia, sappiamo bene come funziona la Russia, per questo mi sento di indicare chiaramente la nostra posizione.

La Russia deve unirsi all’Europa e al mondo democratico come partner affidabile. Per questo motivo, dobbiamo continuare a fare tutto il possibile per raggiungere questo obiettivo. Ma allo stesso tempo la Russia deve essere messa di fronte alle proprie responsabilità per i suoi ripetuti crimini e trasgressioni.

Se il Consiglio d’Europa non assumerà una posizione ferma e di principio si screditerà. La Russia sarà incoraggiata a continuare il suo attuale modello di comportamento. D’altronde, perché non dovrebbe se non paga per i suoi errori? Altri stati potrebbero essere incoraggiati a comportarsi male e, certamente, la credibilità del Consiglio sarà gravemente, forse anche definitivamente, danneggiata.

Il ritorno della Russia non può essere effettivamente incondizionato – farlo equivarrebbe ad una conciliazione, con il rischio di cadere nel famoso detto: “i pacifisti sono coloro che nutrono il coccodrillo sperando di essere gli ultimi ad essere mangiati”?

Il Ministro degli Affari Esteri ucraino 

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