Francia – il dilemma del rientro dei jihadisti

jihadLe autorità stanno valutando le disposizioni e sanzioni da applicare in previsione del ritorno dei numerosi francesi partiti a combattere al fianco dei militanti dell’Isis. Il Presidente Macron ha annunciato che i casi saranno valutati uno ad uno, che alcuni saranno giudicati in Francia altri sul posto. Il governo ha calcolato che sarebbero circa 1700 i francesi partiti per jihad dal 2014. 278 sarebbero morti e 302 sono rientrati.

Questi almeno i calcoli. Peraltro rientrerebbero famiglie intere  e non singoli combattenti che sono stati raggiunti da donne e bambini, che sono partiti “in famiglia” o se la sarebbero fatta sul posto. Tali calcoli sono fatti in base ai jihadisti catturati in Iraq ed in Siria.

Dagli Emirati Arabi Uniti, dove si trovava giovedì per l’inaugurazione del Louvre Abu Dhabi, Macron ha dichiarato essere “In stretto contatto con le autorità irachene e quando i crimini saranno appurati i francesi dovranno essere giudicati”. Ha aggiunto “Alcuni possono rientrare senza essere rimpatriati, altri potranno essere rimpatriati, altri saranno giudicati con le loro famiglie, secondo le circostanze, in particolare in Iraq”.

Le famiglie rimaste in Francia si dicono preoccupate e, tramite i propri avvocati, hanno trasmesso al Presidente francese la propria “indignazione” rispetto alla dichiarazione dello studio “caso per caso” delle donne e dei bambini. Bambini che Macron non intende ovviamente abbandonare nei luoghi di guerra ma che andranno comunque seguiti. Eppure…

Strana situazione quella in cui si trova ora il Governo, anzi, situazione spinosa. Non dimentichiamo che gli attentati del 13 novembre 2015 che stiamo per commemorare furono eseguiti da terroristi di ritorno dalla Siria. Anche sul come si potranno conteggiare veramente si possono esprimere molti dubbi vista la quantità di cellule ancora presenti sul territorio. Le retate di questi giorni sul territorio francese ne sono una prova.

Luisa Pace

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