Auschwitz non può essere uno strumento di marketing

Auschwitz03Auschwitz come esempio della malnutrizione al giorno d’oggi è un esempio brutale ed indegno. Altrettanto indegno sarebbe prendere ad esempio i bimbi che muoiono di fame nelle zone di conflitto o arse dalla siccità. Sbatti Auschwitz in prima pagina e pensi di vendere più libri? Forse  ai nostalgici di quei tempi bui.

Avrei voluto non venirne a conoscenza ma, giustamente, mi è stato segnalato e non posso non reagire. Sono stata tentata per non fare pubblicità al libro ma il silenzio è anche accettazione.

Si intitola “A dieta de Auschwitz” e sembra ne esista soltanto la versione portoghese. Il titolo si capisce fin troppo bene ma non è frutto della penna di un qualche estremista antisemita. E’ il frutto del “lavoro” della nota dietologa portoghese, trasferitasi in Brasile, la dottoressa Emília O. G. Pinheiro. Non sapevo fosse famosa ma in Brasile pare che lo sia. Sul suo sito si legge: terapeuta ortomolecolare, specialista e pioniera in nutrigenetica, ecc. Prima di questo libro, pubblicato nel 2010, ha scritto “Dieta Pelo Tipo Metabólico e Sanguíneo” che potrebbe avere una base scientifica ed in seguito un testo sull’epigenetica.

Poco importa che la signora sia un luminare o no. Non intendo approfondire perché mi è bastato questo titolo sfacciatamente insultante. Una copertina con una ciotola contenente un po’ di cibo come illustrazione.

Mi limito a riportare un sunto di quanto scritto sul retro di copertina e laddove si può acquistare.

Dieta“Si tratta di un raffronto (comico se non fosse tragico) tra il periodo della Germania nazista di Adolph Hitler in cui migliaia di bocche affamate ricevevano soltanto il 10% del fabbisogno alimentare ed il sistema attuale, diametralmente opposto, un misto di contraddizioni gastronomiche, col la pubblicità di diete famose riprese dai media per la cultura del corpo scultoreo e della bellezza (…).”.

Cito letteralmente: “…tra queste due realtà parallele ancora quanta sofferenza, quanta disillusione con un prezzo troppo altro da pagare.”.

Purtroppo leggo il portoghese e quel che ho qui riassunto mi convince che il prezzo troppo alto è solo quello del libro della signora.

Non mi dilungo troppo, non aggiungerò a quelle di Auschwitz altre sofferenze e torture che il mondo ha vissuto e vive ancora mentre è vero che c’è chi spreca cibo o chi si affanna attorno a diete inutili ma anche talvolta necessarie.

Non mi dilungo ma vorrei che si ricordasse che ad Auschwitz come a Birkenau non limitarono solo le porzioni di cibo ai prigionieri ma fecero anche esperimenti basati sul cibo.

Il tristemente celebre dottore delle SS Heinz Thilo, mise a punto una dieta che provocava appositamente la dissenteria nel campo di Birkenau, con una “ricetta” che portava direttamente alla morte entro un mese. Per i lavoratori forzati veniva cambiata la ricetta affinché potessero “durare” almeno un mese e mezzo.

In vari libri e su vari siti internet, anche di levatura morale il cui scopo è mantenere viva la memoria di tanto orrore, si trovano tali ricette i cui ingredienti risparmio ai nostri lettori.

La signora poteva trovare un altro esempio, anzi, studiare la Storia prima dei principi nutrizionali.

Luisa Pace

 

 

Condividi sui social

One Response to Auschwitz non può essere uno strumento di marketing

  1. <> ? In poche parole, una delle tante truffatrici pseudo-mediche. Stendiamo un velo pietoso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

CAPTCHA

*