“Califfato d’Europa” di Antonio Evangelista

Califfato d'Europa“Califfato d’Europa” – “Uccidere, uccidere… Uccidere!

Califfato,terrorismo, jihad stragi, parole che riempiono quotidianamente le pagine della cronaca di quel grande circo mediatico che si muove dietro i fatti di sangue, dietro ogni strage compiuta in un Occidente spesso distratto – quando non è direttamente colpevole – rispetto ai luoghi delle tragedie, lontano dal mondo dei bambini formati per uccidere.

Uccidere, uccidere… Uccidere!

L’imperativo al quale obbedisce Mušan Topalović, detto Zazo, personaggio chiave del romanzo di Evangelista, tutt’altro che frutto dell’inventiva del narratore che ben conosce l’odio e la santità assassina che ha pervaso la guerra Jugoslava degli anni ’90 e le ragioni che portarono alla disgregazione di un Paese, con la complicità di un Occidente mosso soltanto da interessi politici ed economici.

Ne emerge lo sconcertante quadro di una Repubblica, quella Bosniaca, il cui presidente Izetbegović e le sue forze armate, si macchiano dei peggiori crimini contro l’umanità, usando poi le proprie vittime  per far cadere la colpa su Belgrado per chiedere l’aiuto dell’ONU, della NATO e dei Paesi europei.  In un clima di orrore e terrore, scorre la vita dei protagonisti del romanzo, le loro azioni, la loro ferocia, le loro paure, che stravolgono ogni regola di civiltà, di umana pietà.

La storia di Mušan bambino, a cui ogni giorno la madre ricorda come fosse il frutto di un errore, di un’unione che mai avrebbe dovuto essere, la sua rabbia, la sua follia e crudeltà nel torturare e uccidere gli animali, emulando la madre nelle punizioni che egli stesso subiva da lei, è la premessa  di quello che sarà poi Mušan-Zazo, capace di osservare la madre mentre esala, l’ultimo respiro mentre cerca di allungare il braccio verso il figlio maledicendo di nuovo la sua vita.

Il romanzo non è un trattato sull’Islam, è l’intrecciarsi di vite e orrori, di storie quotidiane che avvincono il lettore in una morsa di emozioni, ora violente, ora ricche di aspetti umani, di amori familiari.

Come restare impassibili nel leggere del racconto di un padre costretto a violentare la figlia di diciassette anni, costretta a chiedere al genitore di farlo sotto la minaccia di un coltello?

Come ignorare la morte dell’uomo che si fracassa il cranio contro il muro perché era già morto dentro?

Le vite di Ramush, del fratello Ali, anch’egli arruolatosi per contribuire al Jihād in Bosnia, che si incrociano con quella di Zazo, la cui folle crudeltà lo porta anche a far scempio anche del cadavere di una innocente.

“I due lupi erano uno dinanzi all’altro e si fissavano sapendo che uno di loro era destinato a soccombere sotto quella luna – narra Evangelista in un passaggio del romanzo – Ecco il capo della Decima esibirsi nell’ennesimo sproloquio “Per cosa vengo accusato? Di servire il mio Presidente più e meglio degli altri? Mi ha cacciato come l’ultimo dei servi e ha sciolto il suo cane migliore per controllarmi.”, urlò Mušan fissando il cecchino, “Quanti sacrifici abbiamo offerto al Presidente? Hai idea del numero delle vittime solo in Sarajevo? Collaboratori dei serbi, traditori, falsi consiglieri… Centinaia? No, migliaia!” Lo sniper ascoltava senza rispondere. “Siamo i soci fondatori del primo Califfato d’Europa.”

Uccidere, uccidere… Uccidere!

 

 

Antonio Evangelista

Antonio Evangelista

Califfato d’Europa, di Antonio Evangelista, così come i precedenti volumi dello stesso autore (La Torre dei Crani e Madrasse, definiti “profetici” da “L’Espresso” ) nasce dalla competenza e dalle passate esperienze dell’autore nei Balcani, quando si trovò a dirigere le indagini sui crimini di guerra e a guidare la polizia criminale, nella qualità di comandante del contingente italiano presso la missione ONU in Kosovo (UNMIK), in quel mondo di sangue e orrore che descrive nel romanzo.

Che debbano essere ancora una volta i Balcani al centro di quadro imminente di un’altra “profezia”? Per restare in tema di profezie, val la pena di ricordare come secondo una concezione tradizionale induista, il tempo si muoverebbe lungo un percorso circolare. I corsi e ricorsi della storia…

Un romanzo da leggere, che può aiutarci a meglio comprendere quello che accadde e quali i possibili futuri scenari.

Gian J. Morici

 

 

 

 

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