Morire di fatica. Gli schiavi silenziosi

braccianti_agricoli_stranieri_550Le indagini della Procura di Trani, con l’arresto di sei persone, tra le quali il direttore di un’agenzia di intermediazione, in seguito alla morte di Paola Clemente nei campi di Andria oltre un anno fa, riportano in evidenza il tema dello sfruttamento dei braccianti agricoli.  Il nostro intento è di far emergere ancora una volta ciò che di drammatico stiamo riscontrando girando per l’Italia sulle forme di caporalato e di sfruttamento lavorativo e sociale nella filiera della Grande Distribuzione Organizzata e non solo. Eppure, nonostante l’intervento della magistratura, rimangono ancora senza giustizia e verità Mohamed, Zaccaria e tanti altri, tutti braccianti che sono morti perché sottoposti a ritmi di lavoro disumani.

Pubblichiamo di seguito uno stralcio del nostro intervento alla Commissione Lavoro il 5 ottobre 2016, durante l’audizione parlamentare sulla cosiddetta legge anticaporalato, detta “Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e riallineamento retributivo nel settore agricolo”. Legge che venne approvata successivamente dal Senato e dalla Camera con voto trasversale tra gli schieramenti politici, mentre i braccianti continuano ad essere sfruttati nella filiera agricola e dell’agroindustria. Onorevoli deputate/deputati, i prodotti (pomodori, arance, ecc…) che arrivano sulle nostre tavole dai campi di raccolta, passando per i banchi dei supermercati o mercati rionali, nascondono una filiera organizzata a partire dalla fatica di uomini e donne sottoposti a ritmi e livelli di lavoro spesso basato su sfruttamento e nuove forme di schiavitù.

Secondo il rapporto ISTAT pubblicato il 6 giugno 2016 in relazione all’anno 2015, la produzione agricola in Italia cresce in tutte le aree ad eccezione del Nord-Ovest (-1,1%), e gli aumenti maggiori si registrano nelle aree del Sud Italia (+5,9%) e del Centro Italia (+3,5%): l’agricoltura si conferma settore economico “in salute”. Ciò che non raccontano questi numeri è la condizione di vita in cui avviene questa crescita economica, ovvero le condizioni lavorative, abitative, pensionistiche della massa di uomini e donne che lavorano nelle campagne e nelle serre agricole in giro per l’Italia. Questa filiera nasconde infatti uno spaccato di contraddizioni sul piano dei diritti e della dignità dei lavoratori e delle lavoratrici.

Perché ciò che colora e arricchisce i vostri e i nostri piatti di pasta è il prodotto della fatica e del sudore di chi risulta persona non gradita quando rivendica, in modo organizzato e collettivo, i propri diritti e la propria dignità. I lavoratori e le lavoratrici agricoli braccianti rappresentano strutturalmente la categoria più colpita dalla vulnerabilità sociale che caratterizza la grande filiera dello sfruttamento organizzato. Nei casi più gravi i lavoratori e le lavoratrici, spesso immigrati/e, sono costretti a vivere in veri e propri ghetti, ma anche in condizioni di vita meno emergenziali troppo spesso i braccianti agricoli lavorano senza diritti sindacali e sociali a partire dal salario. È partendo da questo processo di sottrazione di diritti verificata sul campo – che accomuna tutta Italia da nord a sud, da est ad ovest (per citare alcuni luoghi emblematici, Boreano in località Venosa, Rosarno, Nardò, San Ferdinando, Foggia, Castelnuovo Scrivia, Vittoria, Latina, ecc…)- che l’Unione Sindacale di Base USB ha avviato un processo di organizzazione dei lavoratori agricoli.

Perché siamo convinti che la lotta organizzata dei braccianti per i diritti sindacali e sociali rappresenti un elemento che mette in evidenza le contraddizioni nella grande filiera dello sfruttamento del lavoro. Tra le proposte nostre  a) Lotta al caporalato: a nostro avviso, deve coinvolgere anche le strutture d’intermediazione definite “legali”. Perché rappresentano una diversa e latente forma di caporalato […]). Responsabilità del committente o utilizzatore: la responsabilità ricade esclusivamente sul somministratore, credo che se si vuole veramente stroncare il fenomeno occorre colpire anche il committente o utilizzatore. Questi sono tutti elementi che non vengono presi in considerazione con l’attuale disegno di legge C. 400.

Aldo Mucci

 

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One Response to Morire di fatica. Gli schiavi silenziosi

  1. Caro Mucci la tua sensibilità verso questo grande problema che non interessa a nessuno dei politici ti fa onore.

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