Anis Amri – Lettera aperta al ministro dell’Interno Marco Minniti

Ministro dell'Interno - Marco Minniti

Ministro dell’Interno – Marco Minniti

Egregio Signor Ministro,

ho apprezzato molto la gratificazione che Ella ha voluto concedere ai due poliziotti che si sono imbattuti nel terrorista Anis Amri, responsabile della strage di Berlino, rendendone noti i nomi.

Le Sue parole ci fanno sentire tutti italiani, orgogliosi di esser tali. Come non apprezzare quel “noi” usato ogni qualvolta un appartenente alle Forze dell’Ordine o alle Forze Armate mette a rischio la propria vita per senso del dovere? Come ignorare quel “noi” pronunciato da capi dicastero tutte le volte che l’operato di magistrati o poliziotti permette di sgominare una banda di criminali o di assicurare alla Giustizia pericolosi latitanti?

Qualcuno potrebbe obiettare che lo stesso “noi” si trasforma in “loro” quando anziché attribuirsi meriti si tratta di dover subire critiche, ma a questo Ella non deve far caso, tutti sappiamo che i meriti appartengono ai vertici delle Istituzioni sempre pronti a schierarsi accanto ai propri uomini e a tutelarne onorabilità e incolumità, preferendo mettere a repentaglio quella propria per difendere quella dei tanti operatori che ogni giorno rischiano la vita per noi cittadini e per il nostro Paese.

Trovo sterile la polemica in merito al fatto che le Sue parole possano aver messo a rischio la vita dei due agenti, in quanto con grande prontezza, qualche ora dopo, per evitare una sovraesposizione degli stessi si è fatto ricorso all’oscuramento dei loro profili sui social network, dopo aver permesso a tanti di curiosare nella loro vita privata venendo a conoscenza delle loro amicizie, parentele e orientamento politico.  Una misura che dimostra la cautela adottata nella gestione della vicenda. Del resto, non sarebbe stato neppure necessario ricorrere a tanto, considerato che questi terroristi sono soltanto dei selvaggi barbuti, che vivono nei deserti e sconoscono le moderne tecnologie. Non hanno i nostri mezzi e la nostra preparazione…

Inoltre, come ha affermato lo stesso capo della Polizia Franco Gabrielli, “fare i nomi con questo tipo di terrorismo non è né un errore né un’esposizione, perché non siamo in presenza di un terrorismo come quello che abbiamo conosciuto negli anni Settanta, un terrorismo endogeno che ha interesse a colpire il singolo, dunque Franco piuttosto che Mario o Cristian”.

Infatti, le stragi che di recente hanno insanguinato la Francia, dimostrano come nelle indicazioni date ai lupi solitari, non fosse stato fatto cenno ai vari Franco, Mario o Cristian, piuttosto indicazioni generiche, come nel caso di Charlie Hebdo…

Se anche qualche volta in passato è stata diffusa dallo Stato Islamico una “Kill List” che conteneva le generalità, le foto e gli indirizzi di appartenenti alle nostre Forze dell’Ordine e Forze Armate, affinché venissero uccisi, non essendo riusciti nel loro intento i terroristi hanno dimostrato la loro incapacità organizzativa. Perché dunque allarmarsi quando invece noi siamo in grado di dare risposte adeguate e immediate a ogni emergenza? Non siamo forse riusciti a individuare e neutralizzare – sono parole Sue Signor Ministro – un presunto pericolosissimo terrorista, dopo che aveva appena effettuato una strage?

Quanta strada ha avuto modo di fare per tentare la fuga? Solo dalla Germania alla Francia e poi in Italia. Un brillante lavoro investigativo che ha messo in risalto la capacità europea nel dare una risposta immediata a un evento terroristico. Un lavoro difficile, considerato – come da notizie diffuse a mezzo stampa – che l’uomo agiva da solo e non aveva alcun contatto con altri appartenenti all’organizzazione.

Lo dimostra il fatto che a Milano è arrivato da solo, che non aveva avuto contatti telefonici né prima, né dopo la strage e neppure dopo essere arrivato in Italia (così come consigliato più volte dalla stampa jihadista a cura dell’ISIS).

Anis Amri nel video del giuramento di fedeltà all'ISIS

Anis Amri nel video del giuramento di fedeltà all’ISIS

Lo stesso video del giuramento di Amri allo Stato Islamico, è un’ulteriore prova di come fosse un cane sciolto. Il simbolo di “Amaq” – che prontamente ha rivendicato la paternità dell’attentato – in alto a destra nelle immagini, così come avvenuto in tutti i casi precedenti, non significa nulla. Il video potrebbe averlo trovato chiunque ed averlo inviato alla nota agenzia ufficiale dell’ISIS dopo averne cercato l’indirizzo, magari sulle Pagine Gialle. Perché preoccuparsi dunque? Perché polemiche inutili e avvilenti che ricordano tanto quelle al Suo predecessore, Angelino Alfano, quando rese noti alcuni – dettagli delle indagini sulla rapina in via della Spiga di Milano, mentre gli inquirenti chiedevano massimo riserbo? Le stesse sterili polemiche sollevatesi allorquando, sempre il Suo predecessore, con una tempistica da atleta olimpionico rese nota la svolta delle indagini sull’assassinio di Yara Gambirasio, mentre la Procura avrebbe voluto mantenere il massimo riserbo.

Con simili precedenti, Egregio Signor Ministro, sono certo di poterle augurare una carriera ricca di successi (mediatici).

Che poi qualcun altro, come nel caso della pagina Facebook “Siamo TUTTI Cretini”(alla quale aderiscono migliaia di appartenenti alle Forze dell’Ordine e Forze Armate) abbia condiviso un post che offre uno spaccato un po’ diverso da quello che Ella avrebbe desiderato, lascia il tempo che trova; cosa ne può sapere chi ogni giorno e ogni notte lavora duro, spesso rischiando la vita, di quello che significa per un Ministro potersi sparare una posa come spesso fanno i cacciatori che partecipano ad un safari quando la loro guida abbatte il leone per permettergli di farsi la foto ricordo come se il leone l’avessero ucciso loro?

Anche se in ritardo, colgo l’occasione per porgerle i miei più calorosi auguri.

Gian J. Morici

P.S. Sono sicuro che anche passato questo momento di gloria di tutte le personalità che hanno fatto passerella, non ci si dimenticherà dei due agenti della Polizia di Stato e dei tanti altri che quotidianamente adempiono al proprio dovere.

Questo il post:

Siamo TUTTI Cretini ha condiviso il post di Gian Luca:

Sì, siamo seri. È vero quello che dice qualcuno…se non si fosse trattato del terrorista di Berlino oggi sarebbero apparsi il difensore/giornalista/opinionista/la famiglia della vittima tutti pronti a lasciare in mutande e sputtanare il poliziotto che ha sparato e che ogni turno di mattina/giorno/notte non fa altro che fare il proprio lavoro con i pochi mezzi a disposizione. Altro che sicurezza…su quel treno dalla Francia ci poteva morire qualcuno…e a Milano poteva compiersi un’altra strage. Le frontiere europee sono colabrodi.
Sicurezza un par di @@.
Culo e prontezza. Di questo si tratta.
(Lory)

‎Gian Luca a Siamo TUTTI Cretini

Volevo dire a tutte le personalità che indirettamente si intestano il merito dell uccisione del terrorista, intanto che l “operazione”, il sistema di controllo del territorio ecc ecc. si chiama botta di culo. Il che non vuol dire sminuire l’operato degli agenti che invece va esaltato (e andrebbe riconosciuto concretamente) ogni oltre misura. Perché, vedete, non è lo stato, il sistema o alcuni dei suoi rappresentanti che ci sono: se cosi fosse infatti non si capisce come un terrorista senza documenti entri ed esca tranquillamente dal ns Paese…. è la Polizia e le altre ff.oo che ci sono e aggiungo quelli di loro che fanno il vero lavoro di Polizia, non i politici in veste di poliziotto. Viva la Polizia di Stato, viva le altre FF.OO.

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One Response to Anis Amri – Lettera aperta al ministro dell’Interno Marco Minniti

  1. Tino Gianbattista Colombo

    Non è successo nulla di strano se non un evento che ha un alto valore mediatico.
    La prevenzione messa in atto ha dato il frutto che deve dare non c’è stato culo ma azione prevista dal protocollo di prevenzione.

    I militari e gli addetti alla sicurezza sono tenuti a privacy ben più stretta rispetto al normale cittadino e qui la regola non è stata rispettata dal Ministro e sterili sono gli assensi delle cariche subalterne a latte versato bisogna reggere la coda del padrone per quel che vale la vita di un aspirante poliziotto.
    E’ andata bene che quel proiettile sia finito nella spalla del poliziotto, è andata bene che quel proiettile abbia GIUSTIZIATO un assassino che scientemente abbia maciullato decine di persone in un luogo di festa uccidendone 12.

    Complimenti la prevenzione ha funzionato.

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