L’”EMERITO”, LA RAGAZZA E L’IMBROGLIO

maledettoimbroglio-titoliScrivo questa pagina alle 7 del mattino. Quando sarà pubblicato sulla mia pagina facebook questo pomeriggio l’ipotesi sciagurata che in essa si prospetta potrà essere fugata o, invece, esser divenuta concreta, e molti condizionali andrebbero sostituiti da indicativi.

Non me ne preoccuperei, trattandosi di un’ipotesi in sé demenziale, ma che è data per probabile dai media apparentemente seri ed onesti e certamente non demenziali: l’ipotesi che una ragazza in toga del Tribunale di Milano possa con qualche tratto di penna gettare nella confusione la vicenda del referendum costituzionale, stabilire che la Costituzione, quella che c’è e che neppure la sciagurata “riforma” renziana mette in discussione è, almeno in un suo articolo “incostituzionale” o semplicemente “sbagliata” o che tale appare, con la prospettiva di interrompere la campagna per il SI o per il NO alla riforma, affermando che la sovranità non appartiente al Popolo, né tanto meno ai suoi rappresentanti (cui, del resto la “riforma” Renzi la toglie!) ma alla “giurisdizione”, alla stoffa nera con cordoni più o meno dorati di antica foggia, è prospettiva più grottesca che improbabile.

Se una simile ipotesi, sostanzialmente ed indiscutibilmente demenziale potrebbe, questo pomeriggio, cominciare a prendere lineamenti di realtà (ci sono, purtroppo, nella storia esempi non rari di realtà demenziali) è perché la decisione di un demenziale ricorso ex art 700 contro l’”unità” del referendum costituzionale è la pedina evidente di un giuoco sporco e complicato che fa capo non a strane, senili rielaborazioni del diritto di un “Emerito”, conosciuto non solo da me per il suo contributo scientifico peraltro niente affatto gratuito, alle manifestazioni del complesso di Erostrato di Marco Pannella, ma perché dietro tutta questa storia c’è aria di Confindustria, che è palpabile nel credito (negato ai ricorsi per la formulazione “apologetica” della riforma Bosco-Renziana nel quesito del referendum) che i media d’espressione padronale (non esclusa, ahimé, Mediaset) danno a cotanto distillato di sapienza giuridica.

Ma, per uscir di metafora e non rimanere nel generico ed affrontare anche quelli che sono, poi, i dettagli melmosi della vicenda, dobbiamo dir subito: si tratta di una ben articolata e vergognosa manovra per rinviare il referendum che oramai Renzi, la Confindustria, la Banca Morgan, i “giornaloni” etc. etc. sentono di dover perdere e, possibilmente (ma questo sarebbe un di più) per massacrarne la funzione e disinnescarne la portata politica ai fini della sopravvivenza del governo Renzi.

Andiamo con ordine.

E’ la storia (cioè l’utilizzazione della storia) dello “spacchettamento” del referendum. Cioè della segmentazione in altrettanti quesiti della conferma o meno della riforma. Una tesi bislacca e totalmente priva di fondamento, con la quale questa estate si sono baloccati i cosiddetti radicali, preannunziando neintemeno che ricorsi all’O.N.U., all’Unione Europea e, dati i loro attuali rapporti, magari al Padreterno o al suo Vice.

Tesi demenziale. Basta saper leggere: l’art. 138 della Costituzione stabilisce che le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, approvate dalle Camere, in doppia lettura, etc. etc. “sono (le leggi!!!) sottoposte a referendum popolare, quando entro tre mesi… ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera… La legge sottoposta a referendum non è promulgata se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi”. Niente “spacchettamento”: una la legge, uno il referendum.

Tutte le chiacchiere sulla difficoltà di “orientarsi” dei cittadini su questioni disparate, suscettibili di valutazioni diverse raccolte in un quesito unitario (ipotizzabili per i referendum abrogativi, che “nascono” con la formulazione del quesito e, pertanto, sono ben altra cosa) e nientemeno, nella “violata” facoltà dei cittadini di concorrere alla “elaborazione” delle novità costituzionali (proposito superdemenziale) sono chiaramente smentite dalla lettera semplice e chiara del testo della Costituzione. Per il resto, le chiacchiere, sono una cavolata. Emerite cavolate.

Il dato rilevante ed allarmante è che su di una simile cavolata (emerita) scommettano, come è evidente dagli atteggiamenti dei media padronali, Confindustria e gli altri burattinai del governo Renzi. Mi ha profondamente impressionato il modo ambiguo e perfido con il quale nientemeno “Il Giornale”, evidentemente in bilico tra Berlusconi e InFedele Confalonieri, tra Forza Italia ed Azienda, ha dato notizia della cosa. Ha cominciato a definire Onida un “esponente del Fronte del NO”, che aveva ricorso al Tribunale “dolendosi” (??) che, però, il suo ricorso, che spudoratamente affermava “non fa una grinza”, finisse per rappresentare una zappa sui piedi (?) del NO.

Da altre parti sono scappati fuori voci, che ritengo infondate di sana pianta ma abilmente strumentali, di una “incertezza” di Berlusconi sull’eventualità del rinvio. “Il Giornale”, praticamente organo di F.I., non è altrettanto certamente estraneo all’imbroglio.

Per liberarsi dell’infamia di un tale machiavello e per confermare che il rinvio è proprio una “zappa sui piedi” che il Fronte del NO si è voluto dare da sè, Renzi ha fatto la solita pantomina.

Utilizzando, non a caso, il “ministro fantoccio, esponente di un Centrodestra fantoccio, Angelino Alfano che si è “lasciato andare” alla proposta della eventualità del rinvio “causa terremoto” del referendum. Per poter così dar modo al suo Capo, a Renzi, al Governo nel suo insieme di proclamarsi contrario. “Salvo (dicono giornali e telegiornali) la questione giudiziaria” cioè salvo quello che farà la ragazza (non si offenderà se, invece, è una matura ed autorevole signora) del Tribunale di Milano. Che si prenderebbe sulla testa tutte le proteste giuste contro la prevaricazione delle giurisdizioni sulla Costituzione (dovrebbe dire che l’art. 138 della Costituzione “è sbagliato” e “incostituzionale!”) ed anche qualcuna ingiusta. Certo la questione, che, come disse delle blaterazioni estive dei c.d. radicali quel tal ragazzo, le “assicurerebbe visibilità”. La “visibilità” di un magistrato che propone una questione di incostituzionalità di un articolo della Costituzione.

Spero che leggendo questo articolo, oltre tutto un po’ troppo lungo, possiate fondatamente fare dell’ironia sulla sospettosità dei vecchi. Ma tutto questo, la manovra dilatoria, comuqnue vadano le cose, sarà storia.

Mauro Mellini

 

 

 

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