La fine di Calais, l’inizio di un calvario

calaisUna cosa è chiara per tutti: la giungla di Calais deve essere smantellata. E’ una vergogna per i Diritti Umani da troppi anni. Diciamo da 14 anni, quando venne a sostituire l’hangar di Sangatt che si trovava a poca distanza e che venne fatto chiudere da Sarkozy.

L’accampamento di Calais, detto “la Giungla” è pericolosa, insalubre… ma non è questo il modo in cui si doveva lanciare l’operazione.

Un mese fa, il 26 settembre, il Presidente Hollande aveva annunciato la chiusura del centro che accoglie un numero non ben verificato di rifugiati. Si dice tra i 6.500 ed i 9.000 ma i conteggi sono stati fatti soltanto dalle organizzazioni umanitarie che fanno quello che possono per gestire la situazione in questo accampamento “tollerato”.

Dal 2002 i migranti, i richiedenti asilo, in fuga dai numerosi conflitti in corso in Medio Oriente restano bloccati a Calais poiché il Regno Unito, la metà sognata, non vuole accoglierli. Intanto il numero dei profughi è salito in modo esponenziale. E salirà ancora. La settimana scorsa hanno cominciato a giungere dallo Yemen e da Mossul.

I migranti sapevano che prima o poi sarebbero stati evacuati ma la notizia di questa azione così rapida e scucita lascia veramente perplessi.

Una settimana per svuotare un campo di tali dimensioni, senza una recensione di quanti siano veramente gli abitanti della giungla sembra una vera follia. Lascia ancora più increduli il piano organizzativo che parla di un bus ogni quarto d’ora, a partire dalle 8 del mattino. Non stiamo parlando di una gita scolastica. Aggiungiamo che soltanto ieri sono stati distribuite istruzioni in più lingue riguardo all’evacuazione.

Questa operazione raffazzonata sa tanto di operazione politica in periodo di primarie a pochi mesi dalle presidenziali. Hollande ha forse voluto mantenere la sua promessa ma il rischio è grosso. C’è chi è pronto a chiedere asilo in Francia perché in tanti anni ha perso le speranze ma ci sono anche dei gruppi di resistenti sostenuti da associazioni come i “No borders” che non vanno tanto per il sottile nella difesa dei migranti. Il Fronte Nazionale approfitta della situazione e la strumentalizza istigando le cittadine che dovrebbero accogliere gruppi di migranti a rifiutarli.

Il dramma dei minori

giunglaApprossimativamente 900 minorenni sono stati autorizzati dal regno Unito ad attraversare la Manica per un ricongiungimento familiare. Restano almeno 900 minori isolati da sistemare. Saranno mandati in centri di accoglienza provvisori per « un periodo transitorio » dove riceveranno un accompagnamento speciale.

La Francia auspica l’apertura di un corridoio per il ricongiungimento famigliare anche delle donne che hanno un marito nel Regno Unito ma ad oggi siamo al “no comment”.

Il difensore dei diritti, Jacques Toubon, ha reagito il 18 ottobre dichiarando: “I minorenni beneficiano di diritti particolari e che in virtù delle leggi francesi hanno diritto incondizionato all’alloggio, all’educazione, alla salute. Per il momento non abbiamo nessuna garanzia.”.

Il governo francese parla di una operazione umanitaria messa al riparo dei migranti.

Da lunedì all’alba, inizio dell’evacuazione, i migranti devono recarsi in un hangar di 3.000 mq. Dove saranno registrati ed inviati ai Centri di Accoglienza e di Orientamento nelle varie regioni francesi, i cosiddetti CAO. Divisi in quattro categoria ed in quattro file indiane devono raggiungere chi farà loro scegliere tra due diverse destinazioni ed in funzione della scelta riceveranno un braccialetto colorato. Le file sono quattro: uomini soli, minorenni isolati, famiglie, persone vulnerabili. Viene spontaneo chiedersi se conoscono abbastanza bene la geografia francese da poter scegliere fra due diverse cittadine. Lunedì dovrebbero partire 45 autobus per poi passare a 40 al giorno. Intanto il Governo riflette a come fare affinché non si ricrei un nuovo campo migranti in zona.

Da martedì le ruspe.

La giungla non sarà ancora evacuata ma le ruspe già cominceranno ad eliminare le capanne, le tende ed i rifiuti vari.

Intanto si teme che dei migranti cerchino di nascondersi, cosa assai probabile, o di passare in Inghilterra come in passato, perdendo anche la vita nell’Eurotunnel. Si rischia anche una caccia all’uomo in fabbriche o casolari abbandonati.

Per il momento le operazioni si stanno svolgendo sotto i riflettori del mondo intero visto che ci sono state 500 domande di accrediti giornalistici ma una volta spente le luci tutto diventerà possibile, anche il peggio.

Il dopo Calais

Per i resistenti ed i migranti ai quali non sarà riconosciuto il diritto d’asilo sono previsti i centri di ritenzione. I richiedenti asilo andranno nei CAO. Si calcola che l’80% di questi finirà in alloggi di emergenza mentre il 20% sarà di nuovo per strada, in nuovi accampamenti. I migranti che otterranno lo statuto di “rifugiati” avranno gli stessi diritti e doveri dei cittadini francesi. Gli altri dovranno lasciare i centri di alloggio di emergenza entro un mese con l’obbligo di lasciare il territorio. Non potranno però essere rinviati nel paese di origine se questo rappresenta un pericolo. Non è dato sapere cosa succederà loro.

La “Giungla di Calais” doveva essere smantellata per le pessime condizioni di vita che proponeva ma si dovevano prima creare le condizioni di una degna accoglienza preparata con cura per queste migliaia di uomini, donne e bambini.

In realtà si tratta dell’ennesima prova dell’incapacità dei paesi europei nel far fronte ai flussi di rifugiati. Nel frattempo anche il Belgio ha bloccato la frontiera temendo arrivi da Calais.

Non si deve fronteggiare un esodo inatteso ed improvviso ma una tragedia umana che va avanti da anni. L’Europa sta veramente facendo una brutta figura!

Luisa Pace

 

 

 

 

 

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