La Corea del Nord non apprezza la satira!

The InterviewAlla faccia del governo della Corea del Nord e del suo plasticoso leader Kim Jong-un , “The Interview” ha un successo straordinario. Dalla sua uscita negli Stati Uniti il 25 dicembre sta già facendo cassetta superando il milione di dollari di incassi. Un successo che forse sarebbe stato più contenuto senza il melodramma che ha annunciato l’uscita del film.

La storia di due giornalisti assunti dalla CIA per assassinare il dirigente nordcoreano Kim Jong-un ha suscitato la collera di Pyongyang con tanto di fulmini e saette. Si sa, le dittature non hanno il senso dell’umorismo e The Interview non è il manuale del perfetto assassino ma una commedia!

Il 24 novembre scorso la Sony Pictures, la filiale cinematografica del gruppo Sony, ha subito un grave atto di pirateria informatica seguito da ulteriori minacce degli hacker, che l’anno rivendicato, nel caso il film fosse uscito.

Inizio del melodramma: la Sony si dichiara preoccupata e decide di non proiettare il film nelle sale, anche perché molte si astengono, anzi, lo rifiutano timorosi delle rappresaglie nordcoreane.

Il Presidente Obama si irrita accusando lo studio cinematografico di “aver commesso un errore permettendo a certi dittatori di imporre la censura agli Stati Uniti”. Il governo di Pyongyang non apprezza di essere accusato di pirateria e vede nelle dichiarazioni americane un “atto di guerra”. Obama è anche paragonato ad una scimmia, ad un gangster, ad un despota…

La Sony Picture cambia idea ed il film è uscito in 331 sale il giorno previsto. Certo per l’America non sono molte ma nel frattempo si è potuto affittare o comprare il video su Google Play e You Tube Movie. Pare che anche gli streaming illegali abbiano fatto furore.

Insomma, la Corea del Nord si è dimostrata un ottimo agente marketing.

Ora il film può piacere o no alla critica, probabilmente scopriremo che non è così “pericoloso” come lo si è fatto passare ma almeno diamogli il merito di fare uno sberleffo ad un piccolo paese dalla grande dittatura.

Il melodramma creatosi attorno a questo film dovrebbe sottolineare le parole di Samantha Power, ambasciatrice americana all’ONU che ha denunciato la situazione dei diritti umani in Corea del Nord dove i nordcoreani “vivono un incubo”. Le esazioni commesse dalla dittatura di Pyongyang sono “ampiamente diffuse e sistematiche e rappresentano una minaccia per la pace e la sicurezza internazionale”, ha dichiarato. “Ed è possibile che un paese tiri fuori la minaccia nucleare ogniqualvolta si critica il modo in cui tratta i propri cittadini?”.

Non solo l’Onu ma anche associazioni per i diritti umani denunciano da tempo le atrocità commesse verso prigionieri torturati e sadicamente puniti in campi i cui detenuti dovrebbero essere tra gli 80.000 ed i 120.000.

Al piccolo dittatore di soli 30 anni, che si diverte a minacciare la Corea del Sud e gli Stati Uniti di guerra termonucleare, la satira non è piaciuta, ma come altro rispondere a chi governa 25 milioni di abitanti, di cui 10 milioni sono soldati?

Luisa Pace.

 

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