Obama: azione a lungo termine contro l’IS

Barack ObamaNel proprio discorso di stasera, dopo la sconfitta dei democratici al Senato nelle elezioni di metà mandato, il Presidente Obama ha dichiarato che l’Isis è diventata più vulnerabile dall’inizio degli attacchi ma che bisogna prevedere un’azione a lungo termine e colpire le sue capacità di ricrearsi rapidamente. Una precisazione che segue le diverse critiche sulla sua strategia contro lo Stato Islamico.

Obama ha anche annunciato che sta inviando ai legislatori un deliberato per autorizzare la forza militare contro lo Stato islamico in Iraq e Siria e che ha scelto di non farlo nelle settimane prima del Congresso per non interferire con la campagna elettorale.

È necessaria un’approvazione formale ai raid – ha detto Obama – per mostrare il paese è unito nella lotta contro lo Stato Islamico.

In favore delle forze armate impegnate nella guerra contro l’ISIS e sul fronte del contenimento dell’epidemia di Ebola, il presidente americano avanzerà al  Congresso una richiesta a voler deliberare un finanziamento di oltre 6 miliardi di dollari.

Obama, che  si incontrerà con i leader del Congresso venerdì, ha sottolineato la necessità di modificare le misure adottate dopo il 9/11, definendo lo Stato islamico “un diverso tipo di nemico” mettendo in evidenza  come le mutate partnership dell’America con paesi come l’Iraq rendano opportuno aggiornare l’autorizzazione all’uso della forza militare (AUMF).

Un argomento che ha suscitato l’interessi dei legislatori di entrambe le parti che ritengono obsolete le misure previste a suo tempo e che andrebbero dunque aggiornate visto che la lotta ad organizzazioni terroristiche come era allora al-Qaeda è mutata anche visti gli aspetti territoriali che non riguardano più soltanto l’Afghanistan e il Pakistan e lo stesso Stato Islamico è stato fondato molto tempo dopo la risoluzione del 2001.

Appare dunque evidente che le strategie di intervento militare nella lotta contro l’IS siano destinate a mutare ed è assai probabile che Obama tenti di giocarsi l’ultima carta che da presidente americano lo consegni alla storia un po’ meno peggio di come non si sia presentato sinora nei panni di re dell’indecisionismo pronto a mostrare i muscoli senza il coraggio di assumere su di sè la responsabilità di serie azioni militari.

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