Terzo video di John Cantlie

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L’ISIS ha messo in rete il terzo episodio di videomessaggi del giornalista britannico rapito in Siria nel 2012.

Il video dura 6minuti e 53”. Stessa messa in scena. Al termine del video le parole dell’ostaggio in alcuni momenti diventano difficili da comprendere.

Mettendo a confronto le immagini tratte dai video precedenti ci siamo accorti di come i video sono girati tutti in un’unica circostanza e nello stesso arco temporale per essere utilizzati dallo Stato Islamico di volta in volta allo scopo di mantenere alta l’attenzione e incutere timore all’Occidente.

A margine dell’articolo pubblichiamo due immagini nelle quali evidenziamo i particolari che ci inducono ad affermare che si tratta di riprese effettuate tutte nella stessa giornata e che alimentano seri dubbi sulla sorte di Cantlie e sulla presunta bontà di quanto dallo stesso dichiarato in un articolo pubblicato dalla rivista jihadista Dabiq.

 

Jhon Cantlie, nel video odierno si ripresenta come il giornalista britannico abbandonato dal suo Governo e prigioniero dello Stato islamico da quasi 2 anni.

J.C.“In questo “programma” parleremo di cose inerenti allo Stato Islamico”.

Ecco alcuni estratti dell’appello di Cantlie:

Durante il video appaiono schermate a supporto del discorso di John Cantlie: “In questo momento l’ISIS è una nuova forza militare in grado di combattere sul terreno. Se distruggere l’ISIS diventa lo scopo politico a  breve termine, questo è quanto viene fuori dai vostri propositi in merito alla soppressione del gruppo, allora 10.000 o 15.000 soldati significa sottovalutare ampiamente il vero impegno, che in realtà richiede anni, con un’azione militare diretta da entrambe le frontiere Irachena e Siriana e decine (se non centinaia) di miliardi di dollari. E molto più di 15.000 soldati. L’ISIS è un’organizzazione intrinsecamente elastica. Guardate come è tornata velocemente dalla “repressione” durante le Agitazioni del 2007 quando 150.000 soldati americani avevano occupato il territorio”.

J.C. “Lo stato islamico è diventato anche più forte. Hanno anni di esperienza nel combattimento contro le forze militari americane che portano ad una lunga guerra che non può essere combattuta con un’operazione chirurgica. Continuano a sopravvivere sotto i bombardamenti inumani. Una cosa è chiara, giusta o sbagliata che sia la sua decisione, il Presidente Obama riconosce il pericolo della missione e invita ad evitare la guerra sul terreno”.

Schermata:

Domanda: L’America ha speso 800 miliardi di dollari in Iraq. Chiederà al Congresso fondi supplementari da dedicare a questa missione?

PRESIDENTE: Attualmente stiamo agendo entro il budget che già abbiamo. E dovremo valutare cosa succederà nel tempo. Abbiamo già molte attività nella regione. Abbiamo anticipato, quando abbiamo stabilito il primo budget, che potrebbero sorgere cose che necessiteranno il nostro impegno. Almeno per il momento penso che sia tutto a posto.

Se e quando avremo bisogno di dollari supplementari per garantire la sicurezza del personale e delle attrezzature americani, faremo certamente questa richiesta. Per ora non è il nostro problema principale.

Domanda:

Signor Presidente, pensa di spingere tutte le truppe al suolo fuori dall’Iraq? E questo fornirebbe una pausa agli USA, come in Afganistan?

PRESIDENTE (…) Durante la precedente amministrazione il governo iracheno è diventato un governo democraticamente eletto. Per intervenire in Iraq avevamo bisogno dell’invito del governo iracheno.

JC: “Il popolo americano non è d’accordo con questa politica (…).

Lo Stato islamico – continua Cantlie – attacca chiunque lo attacchi e/o finanzi le operazioni militari. L’Isis intende proteggere la sicurezza della propria nazione. I militanti dell’IS che si addestrano possono tornare nei propri paesi e condurre attacchi mortali (…). Un pericolo per le sicurezze nazionali. (…) Ovviamente le esecuzioni degli altri tre ostaggi hanno scioccato il pubblico (…). Lo Stato Islamico applica la Legge del Taglione e tutto ciò è in risposta ai vostri attacchi.

Il pubblico non capisce le esecuzioni ma gli uomini decapitati creano un problema. Il pubblico risponde in uno o due modi. Uno è quello di smettere di rispondere in questo modo, l’altro è quello di chiedere vendetta con maggiori azioni militari. I governi dovrebbero capire che non si può andare avanti con questo sistema. Sono veramente inorridito dal fatto che questa sia la realtà ma scusarsi sarebbe meglio che reagire in maniera eccessiva (…). La reazione di Cameron all’assassinio di David Haines (…) ma l’errore fatto dal Primo Ministro negli ultimi due anni è stato il non entrare in trattativa con lo Stato islamico. Ed è per questo che devo dire al Primo Ministro “Grazie mille” (…). Alla prossima puntata…”

La prima immagine è stata tratta dal video pubblicato dall’ISIS il 29 settembre. La seconda, da quello di oggi, 12 ottobre. Le indicazioni in rosso evidenziano come entrambe le immagini di Cantlie sono identiche. La lunghezza della barba dell’uomo, l’angolo di ripresa della telecamera e altri dettagli – a parte il microfono artatamente spostato per far credere che si tratti di momenti diversi – persino la posizione di ogni capello avvalora quello che abbiamo scritto in merito al fatto che le riprese furono effettuate lo stesso giorno, nella medesima circostanza.

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A confermare che Cantlie è stato costretto a recitare una parte, seppur forse con la consapevolezza di dover morire, per risparmiarsi ulteriori torture,  è stato Jejoen Bontinck, cittadino belga di 19 anni, che combattè in Siria tra le fila dello Stato Islamico e che è oggi sotto processo insieme ad altri 45 imputati per la sua appartenenza a Sharia4Belgium e il ruolo della stessa nel procacciare cittadini europei da avviare a combattere in Siria e Iraq tra le fila dell’organizzazione terroristica.

Bontinck ha rivelato ai giudici molti dettagli in merito alla prigionia di Cantlie e del giornalista americano James Foley (che fu poi decapitato), indicando i luoghi dove vennero tenuti prigionieri e le torture alle quali erano stati sottoposti.

Gian J. Morici

 

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