L’Iraq, fucina del gran Califfato

 

Tra giugno e luglio 2014, le milizie dell’ISIS hanno conquistato il nord dell’Iraq con le città di Mossoul, Tikrit, Fallujah e Ramadi ed si sono spinte sino al territorio del Kurdistan dove i raid americani le hanno fermate.

ISIS-Map

Gli estremisti radicali dell’ISIS sono veramente convinte di essere state scelte da Allah che avrebbe aperto le porte della Jihad in Iraq al gruppo Muhajirin e Ansar, che allora era soltanto una modesta brigata ma che oggi è diventata la più grande e forte potenza della storia recente dell’Islam. La loro ambizione proclamata è quella di imporre le leggi di Allah nel mondo intero e pretendono di essere investiti della missione che Maometto descriveva come la “battaglia finale” e che sarà vinta sa un grande esercito proveniente da tre paesi diversi.

In un comunicato del Califfato, lo sceicco Abou Muhammad Al-Adnani Ach-Chami, portavoce dello Stato islamico d’Iraq e del Cham, ha dichiarato: «Quando la jihad è iniziata in Iraq, i musulmani sono affluiti da tutte le parti e la bandiera del tawhid è stata innalzata. I corpi dei moudjahidine eranoin Iraq, i loro spiriti erano nella città imprigionata della Mecca, i loro cuori a Gerusalemme ed i loro occhi rivolti verso Roma».

Un Califfato contestato

Nessuno ha dimenticato al-Qaeda, oggi soppiantata dall’ISIS in termini d’ambizione, di mezzi, di violenza e di barbarie anche se le due strutture terroristiche chercano, non senza difficoltà, di trovare un terreno d’intesa. IS ritiene infatti che al-Qaeda «si è allontanata dalla buona metodologia».

In una lunga lettera a Ibrahim Awwad Al-Badri, alias Abu Bakr Al-Baghdadi, l’autoproclamato Califfo dell’IS, rivolta ai combattenti ed ai simpatizzanti dell’ISIS, personalità di spicco del mondo musulmano hanno screditato punto per punto tutte le esazioni di tutti coloro che si reclamano del Califfato ; cosa che non impedisce lo sviluppo dell’organizzazione. Quest’ultima, illegale secondo il Corano, ha accumulato un’enorme quantità di denaro contanti grazie al controllo di pozzi di petrolio dai quali estrae circa 80.000 barili al giorno che vende per autofinanziarsi. Inoltre, l’ISIS dispone di un vero e proprio esercito che, secondo i servizi di intelligence occidentali, sarebbe triplicato in qualche mese. Si tratta di uno Stato senza Stato, ossia senza territorio, il cui obiettivo consiste nell’attaccare diversi paesi prima di attaccare Israele. Perché Israele? Per la semplice ragione che, agli occhi di cerci fondamentalisti islamici, è nella città di Lod che potranno vincere il Dajjal  (l’impostore).

Anche se già infiltrata a Gaza dove opera negli accampamenti di rifugiati palestinesi per formare dei mujaheddin,  l’ISIS non è ancora pronta ad affrontare le forze armate israeliane. Deve prima consolidare le sue posizioni in Siria ed in Iraq prima di attaccare Giordania e Libano. Questi ultimi due paesi potrebbero infatti rappresentare una minaccia per l’ISIS se non fossero conquistati prima perché potrebbero accerchiarli di schiena.

Per far fronte al terrorismo, l’azione militare non basta. E’ indispensabile che la comunità internazionale dia una definizione globale al fenomeno e sviluppi una strategia umanitaria per impedire le organizzazioni terroriste di reclutare nuovi simpatizzanti. Credere che fosse sufficiente neutralizzare un’organizzazione come al-Qaeda pre vivere più serenamente è stato un enorme errore del quale si misurano le conseguenze con l’ISIS che dall’attività militare è passata all’azione militare con la conquista di città intere.

Come opereranno i combattenti dell’ISIS in attesa della « grande battaglia finale»?

Per rafforzare la propria credibilità di esercito invincibile, l’ISIS deve colpire gli Stati alleati degli Stati Uniti e quelli che simbolizzano la cristianità, loro nemico giurato.

Non potendo affrontare sul terreno gli eserciti di questi paesi che potrebbero contribuire alla coalizione richiesta dal Presidente Obama con mezzi, denaro, raid aerei
in Iraq ed in Siria senza impegnare truppe di terra, l’ISIS si trova costretta ad incoraggiare gli attentati terroristici compiuti da jihadisti ben preparati ad agire all’interno dei paesi alleati degli Stati Uniti. Non è difficile reclutare nuovi militanti se si ricorda che i militanti dell’ISIS sono veramente convinti di essere stati scelti da Allah con l’apertura della porta della Jihad in Iraq.

Si tratta quindi di una guerra che non possono perdere e che richiede una lunga preparazione per controllare Siria, Iraq, Yemen, Giordania e Libano.

In una recente dichiarazione , il Presidente Obama ha ammesso che, per stessa ammissione di
, direttore dell’intelligence statunitense, gli americani hanno sottovalutato la minaccia rappresentata dai jihadisti sunniti che hanno approfittato del caos siriano per raggrupparsi in uno Stato Islamico. « Nel caos della guerra civile siriana, con ampie zone del paese senza alcun controllo, i jihadisti sono stati capaci di rinascere, di sfruttare la confusione, di attirare combattenti stranieri… che credono nell’assurdità jihadista » ha sottolineato il Presidente Obama.

Una volta conclusa la fase militare, bisognerà trovare una risposta adeguata, facendo leva su leggi che ogni paese dovrà applicare al fine di proteggersi contro le azioni criminali con pene di detenzione molto severe per tutti coloro che incitano alla violenza ed al terrorismo. E’ anche necessario che il Forum globale di lotta al terrorismo possa suggerire delle azioni per fronteggiare l’estremismo violento sotto ogni forma, a partire dalla prevenzione del fenomeno ma anche attraverso la promozione di programmi educativi volti alla protezione dei giovani dagli inganni dei falsi imam, applicando al contempo misure di rieducazione e di riabilitazione di coloro che, pur non avendo infranto la legge, sembrano affascinati dalle teorie più estremiste.

Luisa Pace

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