Lettera aperta al Ministro degli Esteri Federica Mogherini

mogheriniGent.ma Signora Ministro,

presso il Suo dicastero si sono avvicendati più ministri ed ogni qualvolta noi cittadini ci siamo trovati dinanzi l’ennesima nomina abbiamo sempre sperato di trovare nel nuovo ministro una persona più consapevole e più vicina ai problemi del Paese e degli italiani. Speranze che purtroppo sono andate regolarmente deluse.

La distanza che Vi separa dal popolo è tale che non può essere superata in alcun modo. Neppure facendo ricorso ai più moderni mezzi di comunicazione – come nel caso delle email – il cui indirizzo viene inutilmente fornito a noi cittadini anche tramite i siti istituzionali.

Inutilmente perché tanto, qualsiasi sia il mezzo usato, la missiva è destinata a rimanere senza risposta. I precedenti non mancano certamente e non starò ad elencarli tutti quanti, limitandomi a citare come esempio l’ex Ministro Emma Bonino che, oltre a non degnare di alcuna risposta chi la interpellava in merito alla vicenda dei marò Girone e Latorre, avendo creato una pagina su Facebook affidava gli spazi di discussione ad uno staff che ne “moderasse” i commenti. Come dichiarò il Generale Termentini – che alla Signora Ministro aveva scritto direttamente e tramite organi stampa – si registrò “solo un’uscita diretta del Ministro, disturbata sicuramente dall’insistenza con cui molti cittadini chiedevano notizie delle iniziative istituzionali a favore dei due nostri militari in ostaggio dell’India da 20 mesi. “Emma Bonino ha scritto: “Staff, Signori, per cortesia, leggete il regolamento di questa pagina, così come riportato nella sezione informazione “informazioni – attività”. Questa continua invasione di off topic (fuori argomento) non è utile né a noi né a voi, né a chi dite di voler difendere …….”.

Alle domande dei cittadini si preferì rispondere con silenzi e censure. Comprendo bene che a volte è difficile rispondere a noi semplici cittadini. Richiede tempo e, soprattutto, si dovrebbe avere una risposta da dare. Seppur consapevole del fatto che questa mia, resterà lettera morta, alla stessa maniera in cui lo è stata la mail inviata al Suo indirizzo di posta elettronica, a quello di S.E. Sig. Giandomenico Magliano, Ambasciatore della Repubblica Italiana a Parigi, e per conoscenza al Sig. Console Andrea Cavallari, ritengo opportuno tornare sulla ragione per la quale l’11 giugno scrissi alle SS. LL. II.

Il 10 giugno 2014 mi trovavo presso lo “Istituto Leonardo da Vinci” di Parigi, in occasione della manifestazione di chiusura dell’anno scolastico alla quale partecipava il Console Generale Andrea Cavallari.

Premetto di essere un cittadino italiano in possesso di doppia cittadinanza (italiana e statunitense), aspetto quest’ultimo non trascurabile e che spiega le ragioni del mio imbarazzo dinanzi ai fatti che vado ad esporre.

Terminata la manifestazione di chiusura dell’anno scolastico, la Signora L. P., nostra connazionale residente a Parigi, regolarmente iscritta AIRE, si avvicinava al Signor Console per porgere i saluti e nella circostanza lo informava delle difficoltà incontrate nel rinnovare il proprio passaporto che sarebbe scaduto alla fine del mese.

Occorre a tal proposito fare un breve inciso in merito alle modalità indicate per il suddetto rinnovo, che prevedono il dover fissare un appuntamento presso il Consolato di Parigi entro un periodo di due mesi dal momento della richiesta.

Modalità indicate sul sito web del Consolato Generale sul quale viene inoltre riportato come “in considerazione del numero particolarmente elevato delle richieste, si consiglia di verificare con regolarità l’effettiva disponibilità degli appuntamenti consultando il sito  ovvero contattando il servizio prenotazioni attraverso il centralino.

consolato passLa Signora L. P. tentava invano di far presente le difficoltà incontrate con il servizio prenotazioni attraverso il centralino vista l’impossibilità di contattare un operatore, nonché quelle ad utilizzare il servizio “Prenota On Line” a causa di problemi con il server che indica spesso un errore di pagina. Difficoltà alle quali si aggiungevano quelle dovute alle operazioni di registrazione al sito, al successivo non riconoscimento del “codice di verifica” o della password inserite per il login che, nel secondo caso e dopo più tentativi, inducono qualsiasi utente a recuperare la password tramite il link “richiedi nuova password”.

Non poca è la sorpresa dell’utente quando dopo aver tentato anche questo espediente per accedere al sito web, ottiene in risposta che è “impossibile resettare la password. Controllare i dati  inseriti”

Problemi comuni a molti utenti che si sono imbattuti in una serie di disservizi che rendono difficoltosa quella che dovrebbe essere una delle attività più semplici degli Uffici Consolari.

A quel punto, il Signor Console reagiva (a mio modesto avviso, in maniera poco consona al ruolo dello stesso dinanzi le difficoltà di un proprio connazionale) adducendo la responsabilità delle problematiche relative al rinnovo dei passaporti ai tanti cittadini che ne fanno richiesta in occasione dell’approssimarsi del periodo di vacanze e all’incapacità da parte degli stessi ad organizzarsi.

consolato richiestaInutile dire che Consolati di altre nazioni (nella fattispecie il Consolato degli Stati Uniti) effettuano l’operazione di rinnovo passaporti senza la necessità di fissare due mesi prima un appuntamento.

Il Signor Console nel ribadire le responsabilità dei cittadini che non consultano il sito web ottemperando a quanto prescritto e che richiedono il rinnovo del documento per “andare in vacanza” (quasi si trattasse di un delitto o come se gli stessi avessero responsabilità in merito al periodo di scadenza del passaporto), preferiva rimarcare come rispetto al periodo antecedente al suo insediamento a Parigi i tempi di attesa per un appuntamento per rinnovare un passaporto si fossero ridotti di due terzi.

Sarebbe interessante a tal proposito conoscere le ragioni per le quali l’attesa precedentemente fosse di sei mesi e cosa ne pensi al riguardo l’ex Console italiano a Parigi. Ma poco importa rispetto quello che accadde dopo. Infatti, il Console Cavallari, quasi a giustificare un servizio che da più parti è oggetto di critiche, preferiva sottolineare i presunti altrui disservizi,  affermando pubblicamente che avrebbe “potuto fare un lungo elenco dei difetti degli americani”.

Premesso che il Console era a conoscenza della cittadinanza statunitense della quale  godo per diritto di sangue e di nascita, lo stesso – con evidente risentimento – narrava la storia di un suo congiunto, il quale avendo dovuto far ricorso a cure mediche nel periodo in cui  il Cavallari svolgeva la sua funzione negli USA, aveva atteso circa sei ore prima che il personale medico intervenisse. Risentimento che appariva manifesto nei riguardi di appartenenti al Corpo Diplomatico statunitense.

Comprendo bene come talune “esperienze” possano esasperare l’animo umano, avendole io stesso vissute anni fa per circostanze sulle quali sorvolo (ma che ho chiarito nella mia lettera in forma privata), quando ebbi modo di giudicare personalmente il livello e la qualità dell’assistenza che lo Stato Italiano garantisce ai propri cittadini all’estero.

La vicenda occorsa al Signor Console in territorio statunitense, più che un “difetto degli americani”, a mio modesto parere andrebbe fatta rientrare nella casistica di un’eguaglianza sociale che non fa discriminazioni tra coloro i quali in Italia vengono spesso definiti come appartenenti alla “Casta” e i cittadini, ovvero i “comuni mortali”.

Al mio grande rammarico dinanzi la vicenda del rinnovo dei passaporti che mi ha fatto notare ancora una volta come un cittadino italiano all’estero possa contare veramente poco sull’assistenza garantita dalla rete consolare (nonostante all’interno dei Consolati, compreso quello di Parigi, lavorino anche persone che con grande sacrificio cercano di andare incontro alle esigenze dei propri connazionali), si aggiunge il dispiacere e l’imbarazzo di un cittadino statunitense che, in quanto tale, vede mortificato il proprio paese di nascita dalle parole di un Console, e che, in quanto cittadino italiano (tale sono,  anche se con doppia cittadinanza), non avrebbe voluto far conoscere la scarsa considerazione che un diplomatico italiano ha dei colleghi statunitensi, nei riguardi dei quali si lascia  andare ad esprimere pubblicamente giudizi tanto negativi. Del resto, a ben pensarci, non dovrei neppure meravigliarmi visti gi illustri precedenti ad opera di un Presidente del Consiglio che non ha lesinato “apprezzamenti”, certamente poco gradit,i rispetto al fondo schiena del premier di un altro paese.

E continuano a chiamarla diplomazia…

Gian J. Morici

(Cittadino italiano con doppia nazionalità e doppiamente sconcertato)

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