Obama e gli alleati europei

obamaA crederci pare sia rimasto soltanto lui. Sì, il presidente americano sembra ci creda ancora. Lui e gli alleati europei, o meglio quelli di un ristretto G7 formato da soli quattro rappresentanti raggiunti telefonicamente per decidere nuove sanzioni contro la Russia che minaccia l’invasione dell’Ucraina, hanno convenuto sulla necessità d’intervenire per frenare le mire di Putin che vuol mettere le mani sull’Ucraina.
E ci voleva tanto a capirlo? Forse no. La verità è che se da un lato Obama pressa (si fa per dire) gli alleati a concordare una linea che obblighi i russi a retrocedere dalle loro posizioni, dall’altro lato gli “alleati” (Angela Merkel, François Hollande, David Cameron e Matteo Renzi) tentennano. Tutti concordi nello scaricare la responsabilità di quello che sta accadendo su Putin, si dividono quando c’è da prendere decisioni in merito le strategie da adottare.
Certo, per l’Europa non è facile dire di no al gas russo. Certamente non è facile per la Francia di Hollande o l’Italia di Renzi tagliare ponti (e affari) con Mosca. Meglio dunque giocare a mostrare i muscoli ed evitare scontri diretti. Putin, dal canto suo, da abile stratega qual è, continua la sua avanzata alla conquista dei paesi che componevano l’ex Unione Sovietica.
Sarà che Obama ha capito quanto poco affidabili siano gli alleati, sarà che la lotta interna tra Pentagono e Intelligence lo ha messo in seria difficoltà, sta di fatto che il presidente americano appare più indeciso che mai e sembra preferire le “gite istituzionali” alle responsabilità del ruolo che ha voluto assumere come comandante supremo delle forze armate americane.
I russi intanto applicano le strategie di una nuova forma di guerra che prevede l’uso di operatori speciali dediti a creare il caos nelle nazioni che si vogliono indebolire, per poi giustificare, come avvenuto già in Crimea, un intervento militare per “ripristinare l’ordine” ed evitare stragi di civili.
Qualcuno potrebbe obiettare che questa era una tecnica americana e forse non avrebbe torto nel dirlo. Sta di fatto che l’allievo ha superato il maestro e affinato quella tecnica sperimentata in Cecenia nel 1994, quando inviò una colonna di veicoli blindati pieni di soldati russi che si spacciarono per dissidenti filo-russi.

Venti anni dopo, nonostante le foto che dimostrano l’intervento di soldati russi che si spacciano per dissidenti in Ucraina, c’è ancora chi ci crede o, forse, perchè mosso da un sentimento antiamericano, vuol credere all’innocenza di Putin e all’autodeterminazione di un popolo (dimenticando che si tratta di una minoranza) filo-russo.

Lo stratega Putin intanto, conscio del pericolo che rappresenta internet in questo nuovo genere di guerra, fa approvare al Parlamento russo una legge che impone ai social media di mantenere i loro server in Russia e salvare tutte le informazioni sugli utenti per almeno un anno e mezzo, mettendo nel contempo a capo dei più grandi network russi tutti uomini vicini a lui.
Basta accusare la CIA di avere il controllo di internet per giustificare il bavaglio alla rete e il gioco è fatto. Peccato che non faccia altrettanto con l’Occidente visto che nonostante la CIA controlli e gestisca Internet le notizie che compaiono in rete sono in stragrande maggioranza contrarie all’operato degli americani. Sarà un controllo a fasi alterne…

Di contro i filo-Putin, che così bene ricordano lo Special Operations Command americano, fanno finta di ignorare come anche i russi hanno realizzato una rete e un’organizzane molto diversa da quelle delle forze convenzionali. Forze che hanno implementato i formidabili Spetsnaz, dell’Afghanistan nel 1980 e più di recente in Cecenia, ai quali si sono aggiunte quattro divisioni aviotrasportate e due brigate che agiscono separatamente. Un altro SOF comprende quattro brigate di marines russi. Dagli Spetsnaz sotto il comando del GRU si è passati ad un nuovo comando denominato Special Operations Forces (SSO in russo) che ha oggi a disposizione più unità e mezzi rispetto la vecchia struttura.

I russi, così pronti a scimmiottare il modo americano di condurre una guerra, questa volta ne hanno copiato le tecniche rendendole ancora più precise e letali. Ci sarà poco da meravigliarsi se nei tempi a venire a far fuori un avversario in un’altra nazione non sarà un drone americano bensì uno russo.
Né ci sarà da meravigliarsi se dopo la Crimea e non appena avranno conquistato le regioni orientali dell’Ucraina,  SSO russi daranno il via ad una nuova operazione in Transnistria, dove da tempo si sono già collocati per creare le condizioni di caos che giustificheranno il loro successivo intervento di tipo militare.
I finti negoziati tra la Repubblica Moldava e la Transinistria (non riconosciuta da nessuno tranne che dai russi) voluti e controllati dal Cremlino, una volta falliti porteranno Mosca ad “imporre la pace” e annettere anche questa regione alla Federazione russa.
Approfittando delle tensioni politiche tra Tiraspol (Transinistria), Moldavia e Ucraina, Mosca soppianterà Washington nel ruolo di “polizia del mondo” ed imporrà la sua pace, con buona pace – mi si perdoni il giro di parole – di tutti i bempensanti dell’Occidente che pur di osteggiare l’imperialismo americano abbassano le braghe dinanzi l’imperialismo russo.
Se solo i bempensanti dessero un’occhiata ad una cartina geografica, si renderebbero conto del disegno del Cremlino per accerchiare l’Ucraina e riconquistare una “colonia” perduta.
Intanto Obama, in “villeggiatura istituzionale”, convoca telefonicamente i suoi “alleati” soci in affari con Mosca….
Gian J. Morici

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