U.S.A. – L’Impero delle “piccole Guantanamo”

aquila10, 100, 1.000 piccole Guantanamo per le mire del nuovo Impero Romano. Ma neppure questo salverà dall’implosione gli Stati Uniti d’America, il cui modello economico si basa su una teoria applicabile solo in matematica: la crescita infinita!

Quella crescita infinita che per un attimo sembra trovare nella globalizzazione nuovi spazi, ma che invece sono anch’essi destinati ad esaurirsi.

 

È in questa logica che rientra il controllo militare di aree geografiche sempre più vaste. Spazi occupati militarmente, che finiscono con il trasformarsi nelle moderne colonie economiche di un nuovo impero.

 

Sarebbe un errore quello di attribuire ai soli Stati Uniti d’America questo tentativo di egemonizzare i mercati globali, visto che le stesse mire coloniali appartengono ai cosiddetti “paesi emergenti” – ma anche all’Europa – che hanno fatto proprio il modello di sviluppo economico americano.

 

Un Impero che, come quello Romano, esporta il proprio modello di civiltà assoggettando i popoli dei territori occupati.  Tra le cause del crollo dell’Impero Romano vennero individuate l’anarchia militare, la crisi economica con conseguente inflazione e la pressione fiscale derivante dalla necessità di mantenere efficiente l’apparato militare, che finì con l’avvalersi di combattenti raccattati nelle provincie, le cui tradizioni, culture e  motivazioni erano troppo distanti da quelle dei romani. Non molto diversa appare la condizione odierna del nuovo Impero

 

In tempi più recenti, è accaduto con l’ex Unione Sovietica. Conflitti interni, mire espansionistiche e relativi sforzi per il controllo dei territori, hanno finito con il mettere in ginocchio quella che era la seconda superpotenza al mondo.

 

Le pagine di storia sono piene dei crolli degli invincibili, a prescindere dalle ragioni o dalle modalità. Dall’Impero Britannico, all’Impero Mongolo, dal Terzo Reich al colonialismo italiano.

 

Vinti e vincitori si alternano nei secoli scambiandosi i ruoli. Il nuovo impero a stelle e  strisce che dopo l’ultima grande guerra ha egemonizzato gran parte del mondo, non vivrà certamente quanto visse l’Impero Romano. Le mire espansionistiche legate alla necessità di foraggiare il sistema economico del paese hanno portato gli Stati Uniti a giocare una partita a RisiKo il cui obiettivo è la conquista di più continenti.

 

Se l’inizio del gioco fu quello del Patto Atlantico (costituito da USA, Canada, Regno Unito, Francia, Scandinavia, Italia e altri paesi europei per contrastare una possibile espansione sovietica), dalla caduta del muro di Berlino in poi, la NATO, da alleanza difensiva dei paesi membri, si è trasformata in un’alleanza di tipo militare utilizzata per scopi diversi. Come accadde a seguito degli attentati dell’11 settembre 2001, allorquando la NATO divenne lo strumento militare per la lotta ad al-Qaida.

 

Una forma di “difesa preventiva” che oggi permette alla NATO di intervenire  direttamente nei luoghi d’addestramento  dei terroristi legati ad al-Qaida.

 

Già  prima degli eventi dell’11 settembre, esattamente nel 1999, due mesi dopo che gli Stati Uniti e le altre truppe NATO erano entrate in Kosovo, era già iniziata la costruzione della più grande base militare oltremare mai realizzata dai tempi della guerra del Vietnam: Camp Bondsteel!

 

Ma perché costruire una base con una superficie di  oltre 900 ettari, con oltre 50 eliosuperfici, ristoranti in franchising e tanto altro ancora, se la presenza delle forze NATO (o meglio, americane) fosse stata prevista per un termine medio-breve? La risposta è semplice:  Camp Bondsteel, oggi, oltre ad essere sede della NATO, è una base militare degli Stati Uniti.

 

Un altro territorio conquistato in questa partita a RisiKo, il cui mantenimento è passato attraverso gli accordi  con l’esercito di liberazione kosovaro e l’indipendenza della regione.

 

Passaggi non indolore, visto che pur di raggiungere il risultato Stati Uniti ed Europa finirono con il promuovere e legittimare una classe dirigente corrotta e legata a doppio filo con la criminalità organizzata. Una realtà ben descritta da Antonio Evangelista, autore del libro “La torre dei crani” il quale narra e documenta una guerra che, definita “giusta”, non andava fatta.

 

Ma tant’è, finita la “guerra di liberazione” del Kosovo si formano i nuovi alleati ai quali affidare la gestione del territorio all’interno del quale rimane comunque una base militare d’importanza strategica e si è pronti a partire per un’altra guerra. A giustificare la presenza di basi come Camp Bondsteel – una volta finita la guerra fredda e il pericolo sovietico -,  la guerra globale al terrorismo.

 

Una guerra che giustifica la presenza delle “piccole Guantanamo”, così come è stato definito  Camp Bondsteel dall’inviato del Consiglio d’Europa per i diritti umani, dopo che lo stesso aveva visitato il sito, ritenuto base per operazioni coperte.

 

L’Esercito di liberazione del Kosovo, ritenuto in passato un’organizzazione terroristica, si trasforma ben presto nell’alleato apparentemente fedele. Facendo leva sul malessere dei popoli, gli Stati Uniti e i paesi alleati rimuovono i vecchi regimi – o ne trattano con gli stessi la pseudo resa –  ma anziché rendere liberi i cittadini di quel territorio, come il cuculo, depongono il loro uovo nel nido di altre specie.

 

Un po’ quello che è avvenuto in Libia dopo  che l’US Africa Command (AFRICOM) pianificò l’intervento militare lasciandolo poi alla NATO che proseguì nell’azione. Anche con Gheddafi vennero tentate trattative affinchè la successione al dittatore venisse pilotata sotto il controllo degli Stati Uniti. Tutti aspetti che avevamo già analizzato fin dal primo giorno dell’operazione “Odissey Dawn” (Odissea all’alba), quando segnalavamo all’opinione pubblica anche talune “discutibili anomalie” come “il mistero del Mistral” o il volo di aerei francesi sui cieli di Tripoli ben due ore prima che finisse il summit con il quale si autorizzava l’aviazione francese a bombardare la città.

 

Anomalie che hanno gettato oscure ombre anche sulla vicenda della morte dell’ambasciatore americano a Bengasi. Era tutto funzionale alla creazione della Marine Air-Ground Task Force (o Purpose Marine Air-Special Task force) e alla sua successiva utilizzazione su territorio africano? Potenziamento della base italiana di Sigonella (Sicilia) affinchè la stessa diventi la base europea di pronto intervento delle forze speciali americane (Marine Expeditionary), l’implementare quattro incrociatori lancia missili guidati dalla Naval Station Rota in Spagna, la realizzazione del sistema MUOS, di cui uno dei terminali (quello siciliano di Niscemi) ha subito di recente uno stop, lasciano pensare ad un prossimo intervento in terra d’Africa, laddove l’aquila americana, alla stregua del cuculo, andrà a deporre le sue uova.

 

Una serie di operazioni militari a livello planetario delle quali hanno fatto parte il Kosovo  e l’Afghanistan, paese nel quale gli Stati Uniti vorrebbero mantenere nove basi militari in punti strategici. Nuove operazioni? Active Endeavour Operation e Ocean Shield. Interventi militari che potremmo definire a livello globale.

 

Dell’interesse americano a controllare talune aree del globo, ha di recente parlato il presidente afghano Hamid Karzai, il quale ha di recente rivelato come per oltre un decennio ricevette dalla CIA “sacchi di denaro pieni di soldi”.

finanziò  Stavo solo ricordato per la sua recente rivelazione che gli era stato ricevendo sacchi della spazzatura pieni di denaro da parte della CIA per oltre un decennio. Puoi commentare che, per quanto la NATO va? E per quanto riguarda le truppe USA-NATO, pensi che ci sia una ragione specifica per cui solo le truppe USA-NATO stanno per essere stare in Afghanistan?

 

Sotto l’egida  terminate le missioni da parte dell’ISAF (International Security Assistance Force), spetta alla NATO formare nuovi eserciti locali ai quali delegare il controllo del territorio facendo da confine anche ad eventuali velleità da parte di altre nazioni che potrebbero volerlo occupare.

 

Quanto dureranno ancora le mire espansionistiche degli Stati Uniti? L’Impero Romano, seppur tra i più importanti del periodo e ricordato anche nei secoli successivi, controllava solo una piccola area geografica del mondo allora conosciuto. Ciò nonostante, il dispendio di energie profuse per tale controllo, la crisi economica e quella dei valori che ne seguirono, portarono alla fine dell’Impero con tutte le conseguenze che conosciamo. Mire ambiziose quali quelle americane, russe, cinesi e di altre nuove potenze emergenti, porteranno ad un disastro globale, così come lo sono le ambizioni di comando.

 

Gjm

Condividi sui social

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

CAPTCHA

*