Marò prigionieri in India – Lettera del Gen. Termentini al Direttore Generale della RAI

Marò dimenticati dai mezzi di comunicazione? Massimiliano Latorre e Salvatore Girone da troppi mesi sono lontani dalle loro famiglie, da quando dalla petroliera Enrica Lexie, che era in acque internazionali, esplosero alcuni colpi per fermare un’imbarcazione.

Contro di loro l’accusa di aver ucciso due pescatori che si trovavano a bordo della Saint Anthony, avendoli scambiati per pirati.  I dubbi riguarderebbero la veridicità dei fatti contestati e la competenza dei tribunali che dovrebbero giudicare i due militari.
A tal proposito, è opportuno ricordare come un avvocato generale dello Stato indiano è stato sostituito solo perché aveva abbracciato la tesi del difensore di Latorre e di Girone, Harish Salve, sulla competenza del giudizio. 

Possibile che a distanza di tanti mesi Massimiliano Latorre e Salvatore Girone siano ancora sequestrati in India, senza che vi siano certezze sulla colpevolezza dei nostri marò, mentre le indagini appaiono piene d’incoerenze e il tribunale indiano rimanda una volta dopo l’altra le udienze?

In uno dei suoi ultimi interventi, il ministro Terzi si è definito “sconcertato e allibito” in quanto non capisce come “uno Stato di diritto come l’India non riesca a esprimere con coraggio un giudizio in tempi rapidi che riporti a casa i nostri marò”.

L’India considera che i due marò devono essere giudicati dai suoi tribunali, mentre la UE e l’Italia sostengono il contrario, visto che l’incidente è accaduto in acque internazionali.

Le leggi internazionali prevedono che i militari in missione all’estero, come nel caso di Latorre e Girone, godono d’immunità giacché al momento dell’incidente erano in servizio antipirateria in base ad accordi Nato. Oltre al codice sulle acque internazionali, a quello militare internazionale, a quello dell’Alleanza Atlantica e della lotta alla pirateria, l’India ha ignorato il fatto che Girone e Latorre sono stati sequestrati come Nuclei Militari di Protezione antipirateria (Nmp, Lg 130/2011), inseriti nei programmi Onu.

A non accettare il fatto che le tv pubbliche nazionali non affrontino con coraggio la vicenda, è il *Gen. Ferdinando Termentini, che ha scritto una lettera al Direttore della RAI:

Egregio dott. Luigi Gubitosi, ho letto lo Statuto RAI ed ho preso atto che l’articolo 29.3 comma c), riferito alle competenze del Direttore Generale, che come a Lei noto recita testualmente “Assicura in collaborazione con i direttori di rete e di testata la coerenza della programmazione con le linee e le direttive formulate dal Consiglio di Amministrazione”.  Direttive che sicuramente il CdA emana nel rispetto della legge 3 maggio 2004 n. 112 sul riassetto della RAI in particolare per quanto attiene agli articoli 4.5.6 ed all’articolo 17 del Capo IV. Ciò al fine di tutelare il diritto dei cittadini di essere informati e di esaltare il compito della Televisione come vettore di cultura ed informazione. Ciò premesso, trovo doveroso segnalarLe che nonostante  da 10 mesi l’Italia abbia due suoi cittadini  prigionieri in India, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone Sottufficiali del reggimento S.Marco della Marina Militare, fermati mentre svolgevano le proprie funzioni di sicurezza secondo un preciso mandato ricevuto dal Parlamento italiano, nessuna trasmissione dell’Azienda pubblica da Lei diretta ha dedicato alla vicenda  momenti di informazione diversi da qualche sporadico flash di telegiornale, peraltro palcoscenico di ribalta di rappresentanti istituzionali. Nessun momento di informazione / discussione ed approfondimento sulla sorte dei nostri concittadini in difficoltà ai quali quotidianamente ed in qualsiasi ora sono stati preferiti e continuano ad esserlo argomenti che non è esagerato definire “frivoli” come le notizie di gossip o proponendo e riproponendo commenti su notizie di cronaca ormai datate. Un’indicazione questa mia che, fatto salvo ogni mio possibile errore di interpretazione delle Sue prerogative di Direttore Generale, ha lo scopo di portarLa a conoscenza di quella che  a mio avviso è una carenza dell’azienda RAI in particolare per quanto attiene al contenuto dell’articolo 17.2.b) della sopracitata legge. Si ritiene infatti che proporre una vicenda di rilevanza nazionale in cui sono coinvolti due militari italiani ricada nei concetti di  “……educazione, informazione, formazione….” a cui si riferisce l’articolo 17, laddove formare significa anche insegnare trattando tematiche importanti come ritengo sia quella in questione. Fiducioso di aver indotto in Lei motivi di approfondimento nello specifico, Le porgo cordialissimi saluti. Fernando Termentini

 
*Fernando TERMENTINI è un Generale di Brigata della riserva   dell’Arma del Genio dell’Esercito Italiano che ha maturato un’esperienza ventennale e nel settore della bonifica degli Ordigni Esplosivi (UXOs) e delle mine in varie aree del mondo.AFGHANISTAN, KUWAIT,SOMALIA,MOZANBICO e BOSNIA sono le regioni dove ha lavorato quando era in servizio. Lasciato il servizio attivo,  ha messo ha disposizione di chi ne ha bisogno la propria professionalità e, tuttora, continua ad occuparsi di bonifica come e di analisi di rischio connesse alla minaccia terroristica del nostro secolo. Fornisce consulenza anche ad Organizzazioni non Governative (ONG) di vari Paesi “affetti” dal problema di quanto rimane inesploso dopo la guerra (Explosives Remants of The War – ERW) ed ad ONG italiane che si occupano di bonifica umanitaria come  INTERSOS, la prima ad occuparsi in Italia del settore operando sul piano operativo.

Autore di molte pubblicazioni tecniche in materia di bonifica, di articoli di analisi sia per riviste specializzate sia per testate pubblicate sul Web come Pagine di Difesa, Ha partecipato e partecipa a vari forum internazionali e si dedica alla formazione del personale anche di altre Nazioni,  destinato ad essere impiegato nel delicato settore della bonifica in generale e dello sminamento in particolare. Ha partecipato e partecipa quale docente a Master di Peace Keeping organizzati dall’Università di Torino,   dall’Università Roma 3 e dall’Università di Milano.

Ha redatto ricerche per il Ministero della Difesa, C.E.M.I.S.S., nel settore della bonifica, degli interventi EOD in operazioni Fuori del Territorio Nazionale e, recentemente, sul fenomeno del banditismo e dell’insurrezionalismo in Afghanistan.  Recentemente è stata anche redatta – sempre per conto del CEMISS – una ricerca sugli ordigni esplosivi utilizzati per attacchi terroristici (Improvised Explosive Device – IED).

 

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5 Responses to Marò prigionieri in India – Lettera del Gen. Termentini al Direttore Generale della RAI

  1. Questa è la storia di due servitori dello Stato:

    I due soldati italiani, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, avrebbero aperto il fuoco dalla petroliera su cui erano imbarcati, la Enrica Lexie : “Erano pirati, ed erano armati. Hanno provato ad attaccarci e a prendere la nave. Noi ci siamo solo difesi e abbiamo difeso la petroliera. È il nostro lavoro. Il loro comportamento era tipico dei pirati che attaccano in queste zone : per esempio, il modo in cui hanno tentato di abbordare la nave è esattamente lo stesso modo che usano i pirati in queste acque, quando tentano di dirottare una nave. Non hanno neanche risposto ai nostri segnali di avvertimento”. Questa è stata la dichiarazione dei soldati italiani, una volta trattenuti dalla polizia e condotti nel porto di Kochi, lo stesso porto in cui le autorità locali hanno condotto anche la Enrica Lexie, dopo l’incidente. Il Governo Indiano ha dato tutto il suo appoggio alla polizia, confermando tre mesi di reclusione preventiva per soldati, presso la sede di Trivandrum, prigione dove sono tutt’ora detenuti in attesa di chiusura del processo.
    Ma il raggiungimento della verità sembra essere ancora lontano. Le versioni dei militari italiani e del governo indiano sono davvero diverse. Quest’ultimo ha sempre negato che i pescatori fossero armati o che l’equipaggio possedesse armi a bordo. Anzì, sostiene che gli uomini a bordo stavano dormendo.

    Negoziazioni per la liberazione
    Il governo italiano ha sempre dichiarato che la Enrica Lexie, al momento della sparatoria si trovava a circa 30 miglia nautiche fuori dalla costa Indiana, ovvero in acque internazionali. Per tanto, in questo caso dovrebbero essere applicate le leggi italiane in quanto corrispondono alla bandiera dell’imbarcazione.
    Invece, le autorità indiane fin dall’inizio hanno seguito un protocollo diverso, tuttavia non sia stata accertata la colpevolezza dei due marò: dopo aver condotto l’Enrica Lexie nel porto di Kochi, la polizia Indiana ha arrestato i due soldati italiani, con l’accusa di aver assassinato due disarmati pescatori. “Un atto terroristico”, così il Giudice Gopinathan ha descritto l’accaduto, durante l’udienza di cui era incaricato di detenere la presidenza, presso l’Alta Corte di Kerala. Terrorismo , “poiché i due soldati italiani hanno sparato contro uomini disarmati, senza alcun preliminare avvertimento di deporre le armi”.

    Niente ha smosso il giudice dalla sua posizione, neanche il discorso dell’avvocato della difesa VJ Thomas, il quale ha dichiarato che le azioni compiute dai Marò non possono in alcun modo essere definite terrorismo, stando a quanto specificato nella Convenzione delle Organizzazioni Marittime Internazionali (IMO) contro la pirateria internazionale. La convenzione, conosciuta col nome di Sua Act (Suppression of Unlawful Acts Against the Safety of Maritime Navigation, 1988) o Convenzione Lauro (con riferimento all’episodio di dirottamento della Achille Lauro), definisce “terrorismo marittimo” come dirottamento di una nave, violenza contro le persone a bordo o danneggiamento dell’imbarcazione e del suo carico.

    Le autorità italiane mantengono continue riunioni per liberare i due soldati italiani ma non possono fare più di tanto, invece sono convinte che l’Unione Europea possa e debba esercitare una necessaria pressione politica e diplomatica per persuadere l’India a rispettare in pieno la legislatura internazionale. L’UE potrebbe farlo imponendo sanzioni contro l’India, di natura politica, diplomatica o commerciale, se il Paese continuasse a ritardare il processo o non rilasciasse i due soldati italiani. Per il momento, tuttavia, l’Unione Europea si è tenuta fuori dal caso. Catherine Ashton, Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Internazionali e la Sicurezza, ha confermato che l’UE appoggerà l’Italia in questa difficile situazione. E basta, tutto qui.

    Incongruenze nelle indagini
    In questa vicenda dei due marò, concretamente nelle indagini, ci sono sempre state incongruenze. D’una parte, per quel che riguarda le testimonianze in quanto il proprietario del porchereccio ha modificato la sua versione più di una volta fino al punto di riconoscere di non avere mai visto che gli spari fossero arrivati dalla petroliera italiana. Inoltre, per quel che riguarda la perizia balistica, ci sono vuoti e incoerenze sulle armi usate nell’omicidio. Luigi Di Stefano, ingegnere e perito tecnico, ha spiegato come il processo sia basato su falsità e prove manipolate. Ad esempio, il proiettile rinvenuto nel corpo di uno dei due pescatori, durante l’autopsia. Il medico autopista indiano che ha eseguito le indagini sui corpi delle vittime, ha repertato la presenza, in uno dei corpi, di un proiettile calibro 0,54 e di una lunghezza di 13 mm. Un proiettile di questo calibro, secondo Di Stefano, non esiste. Ammettendo che le misurazioni siano esatte, e che 13mm non sia la lunghezza, ma la circonferenza, potrebbe allora trattarsi di munizioni in dotazione ad armamenti russi. L’arma dovrebbe, allora, essere, una mitragliatrice sovietica PK 7.62x54R, e non, di certo, un fucile Beretta AR 70/90, o una mitragliatrice Minimi FN, uniche armi ammesse a bordo della Enrica Lexie ed in dotazione ai nostri marinai.
    Inoltre, a supporto delle loro dichiarazioni, secondo pubblica Glieros.eu, i due Marò avevano anche citato in causa una nave greca. Si tratta della Olympic Flairs, che sarebbe stata vittima, come la Enrica Lexie, di un attacco pirata nelle stesse acque in cui si trovava la petroliera italiana, solo pochi giorni prima. Sfortunatamente per i Marò, la Corte Indiana non ha ritenuto necessaria la testimonianza degli uomini della Olympic Flairs in sede di processo.

    Marò liberi subito
    Nel frattempo, società civile, colleghi e associazioni di militari esigono e si manifestano per chiedere la liberazione immediata dei due soldati italiani. Non si spiegano tante dilazioni e prolungamenti per decidere sulla situazione dei due marò. Sembra certo, in ogni caso, che la diplomazia italiana non è abbastanza forte per risolvere il caso e la UE non è disposta ad intervenire.
    Abbiamo allora la vita di due nostri connazionali nelle mani di un paese che, di certo, non ha simpatia per l’Italia. Più passa il tempo, più la situazione peggiora.

  2. Oltre la stampa, il governo dov’è? E’ una vergogna!!!

  3. In altri tempi e con altri governi, il caso si sarebbe risolto subito,ma coln quello che abbiamo oggi… dov’è l’Italia?

  4. Se la stampa fosse vettore di cultura ed informazione l’Italia non sarebbe quella che è. Le responsabilità di come è ridotto il paese vanno ricercate oltre che in una classe politica corrotta e inefficiente, in un’informazione viziata e serva del potere.
    Povera Italia

  5. …Italiani!!

    ….vi meritate che se li tengono, i Vostri Fucilieri, e che li impicchino : Voi non vi meritate un bel NIENTE, nè per come avete organizzato il servizio antipirateria, nè per come avete accondisceso pronamente ai capricci indiani, nè per ocme non avete esitato a gridare ‘oh poveri pescatori indiani ammazzati dai nostri fucilieri!!’..

    ….Italiani: le Leggi internazionali della navigazione prevedono che OGNI TENTATIVO DI AVVIVCINAMENTO a naviglio in acque internazionali sia considerato TENTATIVO DI ABBORDAGGIO, ed è cosa che non appartiene alla Vostra cultura il fatto che ci siano paesi in cui l’essere ‘pescatori’ non esclude che si sia anche ‘pirati’, come spesso capita in simili paesi: e continuate a chiedervi: ‘assassini di pescatori, o combattenti di pirati’, riferendovi ai Vostri fucilieri, ma non esitate un momento a rispedirli in India, facendo RIDERE tutto il mondo;

    Italiani: i Vostri Egregi Diplomatici sostengono apertamente di ‘aver avuto assicurazioni che la pena di morte non sarà comminata ai 2 marò’…. bravi, Italiani: e adesso che i Vostri Egregi Diplomatici lo hanno sostenuto al pubblico (che sia cosa vera o che sia cosa falsa)… adesso, secondo voi, il popolo indiano li vuole o non li vuole, i coglioni dei Vostri Fucilieri che Voi avete TRADITO????

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