Chi teme il reato d’opinione? – di Luisa Pace

Ora basta! Tutti noi abbiamo una soglia di tolleranza all’idiozia, una pazienza spesso messa a dura prova accompagnata anche dalla vile tentazione di non rispondere, di evitare le polemiche perché tanto non serve. E questa viltà l’ho provata diverse volte anch’io perché leggo e scrivo talmente tanto sulle ingiustizie di questo mondo nei confronti dei deboli, spero con la dovuta modestia, che cerco di evitare i piccoli miseri messaggi che viaggiano in Internet.

Internet, questo splendido strumento che sta perdendo credibilità per colpa di pochi gruppetti incolti. Mi sono già ribellata una volta, con cortesia ed argomentazione al sito Informare x Resistere. Due giorni dopo ho nuovamente letto sullo stesso sito cose nauseabonde ma sono passata oltre. Parlo del sito non di Facebook, più light.

Poi ho letto l’intervista ad Aya Homsi ne “La Valle dei Templi” del 6 novembre scorso. Il coraggio di questa ragazza nel denunciare chi scrive sulla Siria senza sapere mi ha ricordato quanto dolore possono recare scritti di bassa lega a chi gli eventi li vive sulla propria pelle o nel proprio cuore. L’inchiostro usato male può provocare ferite profonde, è veleno. Ad Aya vorrei dire che nella primavera scorsa ho conosciuto una persona splendida, il dottor Jacques Bérès,  Chirurgo Umanitario, come si autodefinisce, cofondatore di Médecins sans Frontières. E’ stato il primo a poter dare informazioni su quanto stava succedendo in quel momento ad Homs ed incontrandolo ho potuto scrivere la Verità. Ma questa è un’altra storia…

I negazionisti sarebbero un esempio?

Sempre su “Informare per Resistere” casco su “Avviso ai naviganti del M5S: “Siete consapevoli del cappio che il sionismo sta preparando per voi?”, preso dal sito del Circolo vegetariano di Calcata che, lo ammetto non so cosa sia e che riprende una lettera di Antonio Caracciolo destinato ai membri di Civium Libertas. Le matriosche sono niente in confronto. E’ tutto un gioco di link nel quale è facile perdersi. Per la cronaca, Antonio Caracciolo, che si rivolge in primis ai membri di Civium Libertas, blog per “la libertà di pensiero (…) contro il razzismo e ogni forma di discriminazione”, nel 2009, era ancora Professore presso L’Università la Sapienza di Roma. Se lo sia ancora non vado a cercarlo. Per chi non lo sapesse è ricercatore in filosofia del diritto e rivendica la sua appartenenza alla corrente negazionista, movimento di opinione che ritiene che l’Olocausto sia una leggenda. Insomma è negazionista e basta. Lo dice lui. Tornando al blog Civium Libertas si può leggere in data 7 novembre in merito alle elezioni USA: «Chiunque vinca queste elezioni, che sia Obama o Romney, lo stato delle cose non farà che precipitare comunque verso il baratro che stiamo osservando  – perché è chiaro che continueremo a fare le guerre volute da Israele». Perché il Signor Caracciolo, ovunque si esprima lo fa contro Israele o contro gli ebrei. Spero per lui che abbia anche altri argomenti ma il blog è tutto fuorché antirazzista. Come si possa filosofare su un argomento sul quale non si può argomentare perché già provato non da dicerie ma da scritti, fotografie, tristi resti ed i racconti dei sopravvissuti per me resta un mistero.

Perché?

Che Informare per Resistere pubblichi le parole di Caracciolo fra i tanti attacchi contro gli ebrei fa nascere un dubbio: che anche IxR tema un ritocco della legge italiana sui “reati d’opinione” nei quali già casca con gli epiteti razzisti che affibbia agli ebrei? Gentile il Signor Caracciolo a definire il proprietario del quotidiano La Repubblica “l’ebreo De Benedetti”. In cosa lo turba che sia ebreo? Semmai avrà altri “difetti”. E perché IxR non mette davanti ad ogni nome “il negro, lo zingaro, l’omosessuale…”?

E che signore e signori educati sono ad IxR nel titolare un articolo linkato in quello di Caracciolo “Senatori leccano Israele chiedendo il carcere per i revisionisti storici”. Veramente eleganti. Proprio loro che nella descrizione di questo sito di cittadini scrivono “Nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario”. Di rivoluzionario hanno poco a meno che non considerino l’insulto un mezzo di comunicazione. Non mi permetto di giudicare la parte italiana di IxR, vivo all’estero e, anche se seguo quotidianamente quel che succede nel mio paese, mi succede spesso di perdere il filo. Posso dire invece che negli articoli sull’estero IxR diventa un sito xenofobo e razzista che non informa ma esprime un’opinione unilaterale, senza alcun confronto. La totale mancanza di confronto permette di proferire queste parole. Infatti in “Estero” non c’è la rubrica “Medio Oriente” ma “Palestina”. I sionisti sono descritti come la causa di tutti gli orrori spesso e volentieri assieme agli USA. Ma non si stancano ad attaccare sempre gli stessi senza cercare altre verità, senza offendere chi si batte per la pace, per il bene dei popoli? Non pensano di offendere la memoria, sì la memoria, termine che IxR aborre, dei bambini ebrei di Israele morti sotto i razzi dell’Hamas citando solo i piccoli palestinesi? I bimbi non dovrebbero MAI essere vittime ed in alcun paese. Strumentalizzare un conflitto per difendere quale tesi? Ma sono rivoluzionari o cos’altro? Strumentalizzati? Ma da chi e perché? Che senso avrebbe? Perché propositi così violenti e spesso non corroborati?

Perché temere il reato di apologia di crimini contro l’umanità?

Perché, tornando all’appello di Caracciolo, sono turbati dalla “proposta di legge di alcuni senatori che su “invito” della comunità ebraica vuole rendere reato penale la messa in dubbio dell’Olocausto anche solo per quanto riguarda il fatto di non attenersi al numero ufficiale rigorosamente stabilito dalla comunità ebraica stessa del numero di 6 milioni di vittime (cito il Circolo di Calcata)”?  Non solo la proposta allineerebbe l’Italia alle direttive della Corte penale internazionale riguardo all’apologia di crimini contro l’umanità e crimini di guerra ma verrebbe ad appoggiare le leggi italiane già esistenti in materia e le sentenze che hanno fatto giurisprudenza in merito agli insulti razziali di ogni tipo. Forse si potrebbe così facilitare anche la chiusura di siti neonazisti che inneggiano a miti contro negri, ebrei, omosessuali, terroni, marocchini, rom con toni che ricordano troppo gli anni ’30 seguiti dalle leggi razziali del ’38.

Piccola precisione: il numero di 6 milioni di vittime non l’ha stabilito la comunità ebraica ma il Tribunale di Norimberga che per la precisione ha stimato il numero di vittime ebree a 5.700.000 utilizzando poi la cifra emblematica di 6 milioni.  Vogliamo aggiungere a giusta ragione anche i rom, gli omosessuali, i comunisti, i socialisti i liberi pensatori, i portatori di handicap, i soldati sovietici fatti prigionieri? E chiedo scusa a chi ho tralasciato, la lista è troppo lunga.

Antipatico stillicidio

Ogni giorno un nuovo articolo, subito superato da altri, viene a dimostrare l’assurda “passione” che i redattori di IxR dimostrano nel pubblicare tutto ciò che può ledere l’immagine della comunità ebraica, degli ebrei, dei sionisti e degli israeliani, confondendoli gli uni con gli altri e dimostrando un’ignoranza totale intesa come non conoscenza di tutti questi termini che impiegano senza sprechi.

Perché non citano mai eminenti rappresentanti del movimento per la pace israeliana? Scrittori come Amos Oz o David Grossman, per citarne solo due? Dare la parola agli ebrei sarebbe politicamente scorretto? Anzi, consiglio la lettura di “Sul fanatismo” di Oz. Un libricino pieno di saggezza ed anche umorismo. Umorismo ebraico, pardon

Mi rivolgo una domanda da sola. A onor del vero me l’hanno posta: “Perché perdi tempo? Ci sono tanti siti così”. Forse perché non credo che esista una verità assoluta e proprio per questo il contraddittorio ben argomentato è un dovere nell’informazione. O semplicemente perché gli estremismi e la malafede mi irritano profondamente.

Luisa Pace

 

 

© Riproduzione riservata

 

Luisa Pace, France Representative della European Journalist Network, membro del comitato dell’Association de la Presse Etrangère, giornalista free-lance molto apprezzata, scrive per diversi quotidiani e periodici svizzeri, italiani e francesi: La Regione Ticino, Focus In, La Révue Défense.

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