Quel che ti lascio – di Ettore Zanca

Ti chiedo scusa, prima di qualsiasi età di consapevolezza, prima che inizi il periodo in cui dopo aver desiderato uccidere edipicamente tuo padre (aspetta… una grattatina che non si sa mai..), comincerai a contestare i tuoi genitori.

Figlio mio sono davvero desolato. Tu hai pochi anni e io già sono consapevole del disastro umano che sto realizzando. In sorteggio ti è toccato un padre che ha trovato un equilibrio solo perché sa mediare tra i vari eccessi emotivi che lo assalgono, che si mette a salutare i propri fantasmi ogni giorno con deferenza sperando che non siano troppo alterati con lui. Era meglio che aspettavi un altro momento per venir giù dal limbo dei figli che devono nascere. Magari ti toccava un manager svizzero compunto e inflessibile, con sani principi e rigore morale.

 

Poco importa che chi parla di rigore morale e abbia una coscienza civica, che tiene pulite le città, poi custodisce nelle sue banche, capitali sporchi di sangue e magari quando perde la brocca stermina le famiglie con lucidità.

Mi dispiace davvero, ti sto educando a dei valori per cui ti rideranno in faccia quasi tutti. Ho avuto sintomo dell’apocalisse quando un giorno, mi hai chiesto chi fosse l’uomo in una foto vista nel mio pc. Fui costretto a dirti che era Giovanni Falcone, da quel momento fu una raffica di domande, culminate con la volontà di farti spiegare cosa facesse un giudice istruttore.

Lì ho capito di averti perso, per sempre, corrotto dalla legalità, dal fascino di uomini che lottavano da soli contro nemici più grandi di loro, a pochi anni sei entrato nel tunnel. Ti sei convinto che i buoni vincono sempre, che bisogna combattere anche quando il vicino non ha la forza per aiutarti, che esiste l’onestà e la correttezza. Il guaio è che io non ho fatto nulla per dissuaderti.

Mi sto informando se esistono comunità di recupero per bambini traviati da genitori idealisti. Sono parecchi mesi che dici che vuoi fare “lo scrittore come papà”. La misura è colma. Non posso aspettare. Ho anche pensato di convincerti  con un discorso che ammetto di aver concepito controvoglia ma per il tuo bene: “amore devi voler fare il calciatore, al limite il tronista o partecipare al grande fratello”, vedrai che più avanti rinsavirai e capirai che papà aveva ragione. Anche se ogni giorno sarò tentato qualora tu veramente facessi questo, di avviare le pratiche burocratiche per il disconoscimento della paternità.

Guardare questo sfascio temperamentale mi spezza il cuore. Io che ti dico che la legalità e il rispetto fanno andare a testa alta e che Borsellino è un mio riferimento, dovrei cercare di spiegarti che per cavilli da legulei da mercato, gli assassini possono uscire e girare indisturbati. Mentre chi subisce, o giace, o soffre nel vederseli davanti. Dovrei spiegarti il concetto di “pena sospesa” , recentemente applicato al processo della strage di via D’Amelio, che nella mia testa, più che un principio penale assume il significato di “sofferenza ancora da subire”.

Ci sono tante canzoni che ti ho dedicato, senza badare a chi le cantasse, alcune te le sei scelte da solo, sei bipartisan con Ligabue e Vasco, in tempi in cui anche scegliere l’uno o l’altro vuol dire discussioni di ideologia sterile (ma ti piace di più Vasco e hai scelto in piena libertà).  Cominci ad apprezzare il mio cantante preferito, Enrico Ruggeri, e ieri mi hai chiesto di ascoltare una sua canzone difficile, si intitola “trash”.  Guarda caso parla dei danni lobotomizzanti  che può creare la tv in un bambino.

Me ne viene in mente una di quelle che ti ho dedicato quasi con le lacrime: “quando canterai la tua canzone”, dove Liga dice: “vorrei poterti essere utile davvero, poterti dire che sei al sicuro”,io vorrei davvero dirti che c’è chi ti protegge, che fa leggi anche per te. O per chi come te non sa difendersi. Credo che, nel caso della tutela delle persone deboli ameremmo tutti l’emanazione di provvedimenti ad personam. Vorrei almeno darti l’esempio di alcuni politici che sono persone serie, io avevo Berlinguer, ma anche altri, di altre coalizioni politiche, pochi, ma c’erano.

Però, attualmente più ruspo nel panorama italiano più mi viene lo sconforto. Temo saranno cavoli quando dovrò insegnarti l’importanza del diritto di voto. Preferirei parlare di educazione sessuale, argomento molto ma molto più abbordabile della pornografia che propone la politica e, credimi, il termine non è una metafora, ultimamente.

Vorrei non te ne andassi, non desidero averti lontano, ma per averti sul mio stesso suolo devo sperare che tu abbia i requisiti per tirare fuori le zanne e farti spazio. Mi spiace, ma credo che questo in Italia significhi, prevaricare, massacrare emotivamente il rivale, evadere, non pagare, non possedere rispetto.

Io ti sto educando a tutt’altro e non sto facendo il tuo bene, ti costringerò agli stessi giri enormi che sto ancora facendo io, a non avere compromessi con la difesa delle tue idee, a convincerti che a volte quello che pensi va compresso e tenuto nascosto, ma che questo non può e non deve durare per sempre. Prima o poi quello in cui credi devi sbatterlo in faccia anche a chi non vuole ascoltarti e quello che sei devono essere bellissime piume per le tue ali, non pietre, pesi che ti sbattono a terra e sull’asfalto.

Vorrei non darti dolori gratuiti e mi sembra che ogni giorno abbiamo sviluppato tutti un egoismo ai limiti del divismo personale. Siamo al centro noi, il nostro mondo, ce ne convincono le banche, le compagnie telefoniche, i social network. Le nostre personali emozioni sono le migliori, le altre e gli altri, fuori dalla porta e dai nostri zebedei, più belli di quelli di chiunque, specie se non la pensa come noi. Ma facciamo tutti finta che va tutto bene.

Invece un po’ io spero tu soffra. Non troppo però. Ma sono convinto che per avere grandi gioie devi sapere cos’è il dolore, altrimenti non le apprezzerai pienamente. Magari vorrei che sentissi dentro le sofferenze naturali, come quelle che si provano a perdere qualcuno, una fidanzata, un amico che tradisce, la morte di un genitore (scusa, altra grattatina, come sopra e speranza che succeda il più tardi possibile,e, scusa, tocco anche ferro che non si sa mai..).

Ti ho insegnato il valore del talento e dell’espressione in un paese di cialtroni improvvisatori, il lottare bene per quello che puoi valere in una nazione dove non c’è meritocrazia, l’apprezzare quello che viene dato col cuore e restituirlo altrettanto dove nessuno vuole davvero ascoltarti.

Come un veggente vedo già le rovine su cui piangerai e l’odio che mi porterai per questo. Ma non ce la faccio, non riesco a dirti qualcosa che non sento, a darti valori che non siano morali mentre per quasi tutti quelli che ci rappresentano i valori sono azioni e dividendi sulla pelle di chi lavora. Vorrei non dirti che esisti già per pagare la pensione di qualcun altro e che la tua non te la paga nessuno.

Soprattutto vorrei che tutto quello che sei dipendesse da una realtà in cui ottieni se credi, mantieni se ami, perdi nonostante ami, e devi cercare di agognare ad altre conquiste. Che esiste una precarietà di vita che va goduta e che non è giusto che qualcuno che non sono io, che me ne guarderei bene dal farlo, te la farcisce di ingiustizie e violenze, di cadaveri che mi costringono a cambiare canale ogni volta che guardi il telegiornale con me.

Ecco figlio mio, sappi che quando leggerai io sono già consapevole di aver sbagliato tutto con te. Ti ho lasciato un fardello pesante. Difficile da gestire a meno che tu non abbia rinnegato tutto quello che ti ho detto. Se l’eredità morale che ti lascerò ti sarà troppo gravosa amore mio, allora non ti resta che fare affidamento sulle successioni ereditarie in Italia

Potrai così sbolognare a tua volta a qualcuno a scelta ben il cinquanta per cento di quello che ti ho lasciato io. Un patrimonio già stimato in una immensa collezione di pezze al culo e miseria economica, una serie di valori emotivi inutilizzabili e non convertibili in nessun tipo di volgare moneta corrente. Ti lascio questo. Se non lo sopporti trova qualcuno che detesti davvero con tutto te stesso e lasciagliene metà. Altrimenti sappi che di qualsiasi forma saranno i tuoi sogni e le tue voglie, quando dirai a gran voce quello che sei, ti sei giocato il buio e dovrai vivere alla luce, fino allo sputtanamento.

quando canterai la tua canzone 

Son stati giorni che han lasciato il segno e stare al mondo è già di più un impegno e adesso giri con in tasca un pugno nell’altra tasca il tuo rimario L’impatto con il mondo è sempre forte per chi vorrebbe solo farne parte e avere almeno due o tre cose certe e avere un Dio che si diverte

Ma scegli tu fra botte e rime e scegli tu fra inizio e fine e scegli tu ma scegli tu per primo 

E quando canterai la tua canzone la canterai con tutto il tuo volume lasciando qualcun altro a commentare che tu devi andare 

Son stati giorni di tempesta e vento ed era pronto solo chi era pronto ma adesso sai a cosa vai incontro chi non è morto è già più forte 

L’impatto con il mondo è sempre duro per chi lo vede come un posto scuro vorrei poterti essere utile davvero poterti dire che sei al sicuro 

Ma scegli tu fra botte e rime e scegli tu fra inizio e fine e scegli tu ma scegli tu per primo 

E quando canterai la tua canzone e te ne fregherai di quanto piove la urlerai in faccia a chi non vuole e non sa sentire 

E quando canterai la tua canzone la rabbia l’innocenza l’illusione ti toccherà cantare l’emozione 

che non sa nessuno 

E quando canterai la tua canzone da quel momento in poi non puoi tornare da quel momento in poi dovrai andare con le tue parole 

E quando canterai la tua canzone la canterai con tutto il tuo volume che sia per tre minuti o per la vita avrà su il tuo nome

La splendida foto dell’articolo (clessidra) mi è stata gentilmente e amabilmente concessa da Lucia Lioi

 

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Commenti

  1. rita scrive:

    Molto bello questo racondo è pura verità, questo è il mondo