Troppu scrusciu – di Ettore Zanca

  • L’hai visto ieri sera il telegiornale?-
  • Per farmi bile con le solite minchiate?-
  • Dissero che hanno dato un’altra spallata alla mafia, hanno arrestato addirittura uno della cupola! –
  • Dove gliel’hanno data la spallata, nte’ capiddi?-
  • Mii, ma picchì a essiri accussì? –
  • Comu è iessiri, ancora siamo convinti che tutto si riduce nell’acchiappare la mosca che vogliono che vediamo, tuttu scrusciu e battaria, tanto per farci contenti, o forse per fare contenti a quelli che abitano fuori da stà isola buttana-
  • Ora pure la Sicilia non ti piace, non ci bastava Palermo, t’allargasti!-
  • Ma perché secondo te è mai possibile che questa è una città avvolta nel silenzio, tranne che quando acchiappano uno di questi?, pare quasi che serve per farci dormire una notte buona ogni tanto. Stasera mi vado a coricare felice. A munnizza un si sapi unni arriva, nelle classifiche di vivibilità siamo sempre verso il basso, perfino Roma ci supera, che lo smog se li mancia arrustuti, lavoro non ce n’è, poi però quando qualcuno che se ne è andato da Palermo ci ritorna, non se ne andrebbe mai più. Si è scordato tutto lo schifio che c’era. Parte con un pugnale nel cuore. per un po’. Poi basta che non se ne parla più ed è il primo che si scorda il richiamo del sangue. E dire che l’odore del sangue gliela dovrebbe risvegliare la memoria. Quanti morti ammazzati, stà città c’ha segnalibri ovunque, a ogni agnuni ci trovi il promemoria.-
  • Che è ora la storia del segnalibro?-
  • È bella Palermo. Se la giri ti viene il cuore, come se sfogliassi un libro fantastico, peccato che nei posti dove sei passato tu qualcuno due volte su tre ci muriu ammazzatu, ecco le lapidi in bella mostra, pure adesso davanti a noi che stiamo al bar, quella lì, di quel poliziotto bonarmuzza, le lapidi sono i segnalibri, qualcuno ha sfogliato in malo modo quella pagina e adesso è macchiata, ogni volta vedo quelle commemorazioni fatte dalle autorità di fronte a qualche pietra che ricorda i morti. Tutti davanti a stà balata o a stu piezzu ri fierru a dire quanto eroismo ha avuto chi è morto in quel posto, poi dopo le parole vuote, l’unico momento sensato, il minuto di silenzio, almeno si stannu zitti n’anticchia. –
  • Però è bello che almeno rendono omaggio a chi non c’è più e ha lottato per questa terra.-
  • Ma se arrivasse u signuruzzu una volta tra noi, lo sai che cosa gli chiederei? Una volta, almeno una, fai parlare chi è morto per Palermo, per la Sicilia, fai parlare, il Generale, i giudici istruttori, quel procuratore capo, il prete, quello che credeva che lo stato lo avrebbe protetto contro il racket, oppure fai parlare quel bambino a cui hanno sparato in faccia e ancora non si sa perché, lo sai che cosa direbbero loro di quel minuto di silenzio? Direbbero che non se ne fanno una minchia, loro al posto del minuto di silenzio, vorrebbero ore e ore di urla delle gente indignata, urla di stanchezza, di rabbia, di cambiamento. Vulissiru u scrusciu, tantu scrusciu.
  • Io ti capisco, ma mi pare che non sei obiettivo, e la bellezza di questa città dove la metti, un po’ di impegno i palermitani ce lo mettono almeno per continuare a tenerla così com’è, anche a migliorarla-
  • Dimmi una cosa, se tu hai u culu di fare innamorare di te una fimmina di quelle che si voltano tutti a guardarla, una di quelle che non è per nulla volgare, ma bella, non bella in italiano, che ancora non rende l’idea, ma biedda, come diciamo noi palermitani, con quel trascinamento consonante-vocalizio che allunga il concetto e lo rende esteso a ogni piccolo pezzo dei tuoi sensi. Una di quelle che la immagini nuda e pensi a un’opera d’arte. Che fai?-
  • E che faccio, me la tengo, sto attento che nessuno me la tocchi, la voglio solo per me, le dedico tutta la mia attenzione e le mie energie, o no?-
  • Però poni caso che lei, qualsiasi cosa tu faccia, è lì, non ti molla, qualsiasi cosa tu dica lei non ti contraddica, però esci con gli amici e non vuole, ti vuole solo per sé, stai a casa e ti suca u sangu tutte le sere, volendo solo fare l’amore e fare l’amore, ti vuole stare sempre appiccicata, che fai?-
  • Matri mia, scappo!, una così non è per me, vero è che il maschio ha bisogno che l’acieddu ci mancia, ma è pure vero che ogni tanto bisogna recuperare un po’ di individualità.-
  • Ecco, stà città è così, ti si appiccica addosso come una vesta surata, un ti lassa iri. Tu ti senti soffocare, ma lei si fa bella per te, solo per te, anche gli altri la vedono bella, me tu le conosci le vene, i ventricoli i gangli, la vedi sempre, la conosci tutta. Lei per noi sarà sempre sensuale, ma piano piano noi la trattiamo male. Di generazione in generazione è così. Abbiamo una città innamorata di noi, ma è una madre possessiva, una zita asfissiante, vuole le nostre labbra, tutto di noi stessi. Ci suca l’anima e nì lassa inebetiti. Ma non vuole davvero entrare nella nostra anima e capire quello di cui abbiamo veramente bisogno-
  • Mizzica, vieru è. Non ci avevo pensato, stà città si rigenera da sé stessa, invecchia ma non marcisce mai, sembra stregata.-
  • È stregata, credimi, stà città è maara. Come tutte le streghe non vuole troppi curiosi che le carpiscono i segreti. Ecco perché ogni tanto qualcuno fa malafine.-
  • Adesso mi vuoi dire che ci ama così tanto che ci ammazza?-
  • Guardami in faccia, ma tu in tutta verità, da quanto è che stai in giro, l’hai mai vista cambiare per davvero?, l’hai vista diversa, disposta a ascoltarti, o sembra che voglia soltanto quello che gli dai, senza curarsi di quello che provi?-
  • Ogni tanto però vedo che si migliora, librerie, spettacoli teatrali, zone del centro storico rivalutate. Dai non puoi negare che sia un modo per rinnovarsi.-
  • È trucco, in tutti e due i sensi in cui lo puoi intendere, si trucca per farsi più bella e fa i trucchi per farti credere che sta cambiando, ma appena credi di stare svoltando la curva, ti rendi conto ca sta vutannu tunnu.-
  • Per come lo dici tu pare che siamo sotto incantesimo-
  • Porca miseria, ma ancora non ti svegli? Chiunque delle persone, che vedi iscritte nelle lapidi, hanno capito il gioco, quello che noi non vogliamo vedere. Noi non ce ne andiamo da qui perché non riusciamo a svegliarci dal torpore, a noi fin da piccoli nell’aria mettono degli aromi incantati. Siamo fumatori d’oppio a cui hanno dato una bellezza di cartapesta, e noi minchioni la guardiamo, intanto alle nostre spalle fanno i porci comodi loro. Ogni tanto qualcuno di quelli che guarda incantato si sveglia. Allora comincia a guardare dietro lo scenario, allora vede i fili che ci tengono avvinti alla finzione e lì diventa scomodo, allora..
  • Allora l’ammazzano –
  • No, caro mio, ammazzallu e basta fa troppu scrusciu, la gente si domanda subito perché. Quelli che non sapevano niente, quelli che hanno la faccia alla scenografia, sentono u buotto e si voltano, un cadavere improvviso fa troppa scena dalla parte che non dovremmo guardare.-
  • E tutte le ammazzatine che sono successe? Com’è che la gente non si indigna?-
  • La gente si vergogna solo di quelli importanti. Se ammazzi un piscitieddu i cannuzza, a malapena i media ti rivolgono la parola, ma si ammazzi unu ca un sa avieva a tuccari, uno che comunque fa notizia, ecco ca accumincia a camurria, u scrusciu, tutti qui a dire “Palermo di qui, Palermo di là, i giovani si risvegliano, la gente vuole sapere, ecco che il nostro marchio di gente mafiosa è di nuovo pubblico. E questo a chi deve fare gli affari suoi è un rumpimentu ri minchia ca un ti ricu.-
  • Vabbè ma se ammazzano uno importante mica è meno importante se lo fai dopo un po’.-
  • E cà ti sbagli, ammetto che c’è gente che per naturale predisposizione riesce a rubare la scena comunque, da vivo e da morto, come quei giudici, pace all’anima loro, quei due hanno dovuto pagarli per forza con la stessa moneta, va sinnò un finievanu chiù i fari scrusciu, allora meglio fare un botto fare rumore per un po’ e poi l’indignazione generale va a dormire e si può ripigliare, magari stando più attenti, organizzandosi meglio.-
  • E se invece riescono a eliminare uno scomodo senza troppo rumore, come si finisce un uomo nel silenzio?-
  • Come si finisce? È facile, o meglio è lungo da fare, ma porta a un ovattamento della sua eliminazione. Si comincia a parlarne male, a creare dubbi sulla sua moralità, nel frattempo lo si avverte amichevolmente che quello che sta facendo non è opportuno per il suo bene, ma senza minacciarlo. Se capisce, bene, altrimenti si procede a maldicenza, perdita del lavoro, isolamento.-
  • Da come dici tu pare che parliamo di questioni lavorative.-
  • Guarda che non hai sbagliato di tanto, il mobbing è la parte pulita dell’atteggiamento mafioso. Il lavoratore scomodo, quello che pesta i calli, che è bravo ma non unge nei punti giusti e non mostra deferenza a chi è autoritario ma non autorevole, magari non viene eliminato come qui da noi, ma viene isolato, deriso, messo in un cantuccio. L’unico criterio discretivo è che non l’ammazzano.
  • Ma picchì oggi ti sei messo in testa di fare stì discorsi?
  • Perché oggi è l’ultimo giorno che sto qui, domani me ne vado
  • E dove vai?
  • Vado via, ho visto troppo, la magnificenza la bellezza, la sensualità di questa città, ne ho sentito le urla, i rimproveri, gli orgasmi, i gemiti, ma ora basta, è tutto rumore, ma niente che lo giustifichi.
  • Ma che vai via per sempre?
  • Vado via per quel che serve, vado via perché dopo stu scrusciu, raschia e raschia ma lavoro non se ne trova, vado via perché spesso sta città si trucca pi pariri biedda, ma si va curca ca è chiu laria ru sapiddu chi, non ce la faccio più a aspettare che mi voglia bene, a pregarla che mi dia le sue carni, che mi si conceda.
  • Hai ragione, non credo che sia facile quello che fai, ma non posso biasimarti, qui non ci sono certezze, non ci sono discorsi chiari. Il meglio questa città lo da ai turisti, a nuatri ca ci stamu ogni ghiuornu, ni runa sulu rascatura.
  • Però..
  • Però che?
  • Però puru a rascatura è buona, io a volte la mangiavo con mio padre, mi ricordo che la volevo al posto delle panelle e delle crocchè, il bello è che non è altro che un rimasuglio di padella sporca di olio di frittura, ma mi piaceva, se le panelle erano un cibo dei poveri la rascatura delle panelle era dei miserabili.
  • Ma chi fai chianci?, perché adesso ti metti a piangere?
  • A vò sapiri na cuosa?, io da domani mi divido, mi lascio qui la parte che si è innamorata, non me la posso portare appresso, perché so che se viene con me non mi farà piacere nessun altro posto. Mi porto il me stesso che che si accontenta, che fa a meno della bellezza. Perché questa città ti fa conoscere l’inferno, ma portandoti dalle strade più belle, a te restano negli occhi le strade, non dove ti ha portato, il cielo e non la merda che hai sotto i piedi, la sua bellezza e non i segnalibri fatti di lapidi. Stà città è biedda, perché si mostra e s’ammuccia, sinasconde, gioca con la sua biancheria, con la fibbia del reggiseno. Ma è profumiera, la sua sensualità te la fa solo ciarare. Stà città è così bella che la amo, la amo al punto che la odio
  • Minchia, non si può amare così, è devastante-
  • È comu u mari ca sbatti né scuogghi, lo sa che si fa male, ma torna sempre, sa che si fa male e ritorna, sa che si fa male ma ci si frantuma-
  • E adesso è quello che provi, stà sensazione di onda che sbatte?-
  • Quello che provo adesso, è troppo doloroso, un dolore sordo, come i bambini che si inventano le filastrocche e si ottundono con quelle pur di non sentire i genitori che litigano, io dentro c’ho una filastrocca, una poesia-
  • E chi l’ha scritta? –
  • Ancora nessuno, ma se mi dai un foglio la scrivo io-
  • Eccolo, scrivila-
  • Eccola –
  • Vediamo, ti taliu e si biedda, ti tastu e si duci, a lassariti, mi pari r’essiri messu ncruci-
  • Ti piace?, questa per me è Palermo in questo momento-
  • Io le rime non le so fare-
  • Mancu io ma stà città me le fa fare di getto, tantu è duci quantu è aspra-
  • Un chianciri però, non c’è bisogno di piangere.
  • Non sto piangendo, mi bagno gli occhi, così vedo tutto sfocato e domani che me ne vado forse me la ricordo di meno, stà pagina cu stù segnalibro.
 
 
                                                                                                  
 

 

(Gli scritti di Zanca, sono pubblicati dai siti “Informare per Resistere (clicca qui) e Beneficio D’Inventario (clicca qui)

Condividi sui social