C’era una volta Giuseppe Arnone: sale sulla panchina per vedere Bersani

C’erano tutti accanto al segretario nazionale del Pd, Pierluigi Bersani. Amici e nemici. Angelo Capodicasa, Mirello Crisafulli, Giacomo Di Benedetto, Vittorio Gambino, Emilio Messana, Mimmo Pistone, Enzo Napoli, Benedetto Adragna, Giovanni Panepinto, Rosario Crocetta, Epifanio Bellini, Giuseppe Lupo e decine di altri confusi tra la folla.

Mai vista una parata di stelle del Pd, nazionale, regionale, provinciale, comunale, uno accanto all’altra. Si è vero, mancava  Beppe Lumia. Ma bisogna capire, oggi, quanto Lumia sia vicino al Pd o all’Mpa dell’imputato di mafia Raffaele Lombardo. E poi avrebbe dovuto giustificare l’intervista concessa a Teleacras, raggiunta, tramite Giovanni Miccichè, di informativa tipica antimafia.

Dei nemici non vogliamo aggiungere nulla rispetto a quanto non sia già noto. Ma degli amici, qualcosa vogliamo dire: Adragna, Crocetta, Lupo, Panepinto, tutti graziosamente chiamati per nome: Benedetto, Rosario, Peppino, Giovanni, ostentando quel grado di confidenza e di rapporto stretto, anche interpersonale oltre che politico, non lo hanno degnato di uno sguardo. Mostrando tanta ingannevole confidenza, Giuseppe Arnone, sempre contrattualmente “gonfiato” da Teleacras (anche ieri non lo ha abbandonato) lasciava intendere che all’interno del Pd contava qualcosa, poteva contare su qualcuno.

Invece, le immagini, quelle non taroccate di Teleacras (la tv dell’informativa antimafia tipica del suo padre-padrone Giovanni Miccichè) ci hanno consegnato un Arnone ai minimi termini. Patetico, per tacere d’altro.

 Inseguito da miriade di processi, già pregiudicato, imputato di calunnia, tentata estorsione, lesioni, diffamazioni, ridotto a vendere case abusive di amici –  lui che quelle dei nemici vuole farle abbattere –  a soggetti che egli stesso ha indicato quali collusi con la mafia, sceso a patti, anche di tipo economico, con condannati per mafia, sostenitore di Giovanni Miccichè e del condannato in via definitiva Marco Campione, sopraffatto dalle difese ad oltranza di quel Giuseppe Burgio di cui oggi non parla più, svelato senza pietà dal pentito Giuseppe Sardino, Peppe Arnone è l’ombra di quell’uomo a cui, forse un tempo, si poteva portare un minimo di rispetto.

In rotta con magistratura, politica, giornalisti e società civile, non è stato in grado di presentare una lista decente alle prossime amministrative. Nessuno vuol apparire accanto a lui. Sa di riceverne solo nocumento.

Condannato a non tornare più in Consiglio comunale (se si fosse candidato la sua lista non avrebbe varcato il 2%) e consapevole di aver perso in partenza le elezioni a sindaco, l’ambientalista (ma dove sono Casa, Fontana, Gucciardo e i pochi altri scudieri?) sa di aver giocato la sua ultima partita  

Ieri sera, in occasione del comizio di Pierluigi Bersani a sostegno del candidato sindaco Mariella Lo Bello, mancava solo lui, il millantato pezzo da novanta di quel Pd che lo ha cacciato via (da Bersani a Pistone) e che Arnone ancora oggi dichiara essere il suo partito.

E non poteva esserci sul quel palco. E nemmeno nelle vicinanze. Lo hanno tenuto a debita distanza. Non doveva avvicinarsi a Bersani, a Capodicasa, agli altri. Lo hanno costretto ai giardinetti di Porta di ponte. Lo hanno costretto a salire sulle panchine per vedere cosa accadeva nella zona del palco destinato agli esponenti del Pd, il partito che lo ha preso a pesci in faccia.

Grandangolo è sempre stato critico con Arnone. Ma vederlo ieri sera messo ai margini della festa Pd ovvero lasciarlo circolare come un camionista qualsiasi a trainare quel posterbus che nessuno ha considerato, ci ha fatto un pò pena.

 Ancor più penoso vederlo confabulare con Nello Hamel dentro un bar piuttosto che a stringere mani pochi metri distante dove c’erano Bersani e Capodicasa e la gente del Pd. Gli resta solo Hamel (che con Arnone condivide la solidarietà a Giovanni Miccichè quello dell’Impresem e socio di Salamone – ma Di Pietro lo sa? –  l’imprenditore arrestato già tre volte e destinatario dell’informativa antimafia della Prefettura).

Lo confessiamo apertamente: per uno che non merita compassione, quelle immagini ci hanno lasciato un velo di tristezza.

(Fonte: http://www.grandangoloagrigento.it/?p=29195 )

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2 Responses to C’era una volta Giuseppe Arnone: sale sulla panchina per vedere Bersani

  1. Fineru i pira,ZI PE’!

  2. GIANNIII L’OTTIMISMO è IL SALE DELLA VITA!
    CREDO CHE QUESTO ARTICOLO SIA UNO DEI PIU’ BELLI CHE ABBIA MAI POTUTO LEGGERE SU QUESTO SITO CHE GRANDE SPACCATO DI VERITA’. BRAVO E COMPLIMENTI.

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