Vuoi suicidarti o no?

Non hai ancora capito che non hai speranze? Hai perso il lavoro, le cartelle esattoriali da pagare, non hai più un tetto né la certezza di un pasto. Sei soltanto un fallito! Cosa ci stai aspettando? Falla finita e togliti dalle balle.

Se solo pronunciassimo una di queste frasi dinanzi un uomo disperato che finisce con il mettere in atto un proposito suicida, saremmo tenuti a risponderne dinanzi la giustizia ai sensi dell’articolo 580, che recita:

 

 « Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni. Se il suicidio non avviene, è punito con la reclusione da uno a cinque anni, sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima. Le pene sono aumentate se la persona istigata o eccitata o aiutata si trova in una delle condizioni indicate nei numeri 1) e 2) dell’articolo precedente. Nondimeno, se la persona suddetta è minore degli anni quattordici o comunque è priva della capacità di intendere e di volere, si applicano le disposizioni relative all’omicidio ».

 

Ma di quale giustizia stiamo parlando? Sicuramente non di quella italiana, visto che lo Stato non risponderà mai delle sempre più numerose persone che scelgono di compiere un gesto estremo lasciando le famiglie nella disperazione, mentre una classe politica marcia e corrotta continua a derubare la povera gente.

Del resto, lo ha detto Monti, a fronte degli oltre 1.700 suicidi avvenuti in Grecia  a causa dei tagli enormi nel numero dei dipendenti pubblici negli ultimi due anni, in Italia le vittime sono soltanto poche decine.

In attesa che il numero, com’è inevitabile, si accresca, una domanda sorge spontanea: Monti, o chi per lui, ha mai chiesto cosa ne pensano i familiari di questi poveri disgraziati?

Ma se questo rientra ormai nell’ordinaria follia di un paese allo sbando, le storie che andremo a breve a raccontarvi meriterebbero di essere citate in un guinness della criminalità degli Stati.

Due vite distrutte, insieme a quelle delle loro famiglie, per aver commesso l’errore di credere nello Stato. L’errore di credere che in Italia esista ancora una giustizia.

Due persone che si sono ribellate alla criminalità e che rischiano oggi di morire.

Uccise dalla criminalità? No. Uccise dallo Stato!

Francesca De Candia, una donna stuprata due volte.

Francesca, più nota come Franca, nel ’94 divenne l’emblema  del coraggio, della ribellione al racket dell’usura. Sarda trapiantata in Umbria, denunciò gli strozzini a cui, in un momento di emergenza e debolezza, aveva chiesto un prestito. Un anno e mezzo dopo aver chiesto aiuto allo Stato, Francesca viene stuprata da tre uomini. Gli strozzini non intendono rinunciare al denaro. Mentre la violentano, le promettono che se non salderà il debito, anche sua figlia subirà lo stesso trattamento.

Franca, quando comprende che non potrà mai far fronte ai pagamenti, decide di farla finita  ingerendo un cocktail di barbiturici. Ma la sua ora, non è evidentemente ancora arrivata. Salvata in extremis  dai medici, dopo essere finita in rianimazione, fonda l’Associazione Nazionale Vittime dell’Usura.

Viene scelta come rappresentante dell’Italia ad un premio internazionale che verrà assegnato poi a Papa Giovanni Paolo II; in quell’occasione al Santo Padre danno la medaglia d’oro, alla De Candia quella d’argento. L’8 marzo 1996 le europarlamentari italiane la premiano a Milano come “Eurodonna 1996 per il coraggio”.

Da quel lontano 1996 ad oggi, cos’è cambiato? Cosa fa adesso Franca? Domande alle quali vi daremo presto una risposta.

 

Luigi Coppola, vittima della camorra, massacrato dallo Stato.

Nel 2000, Luigi Coppola, decide di denunciare i suoi estorsori, dando il via ad una serie di processi che vedono sul banco degli imputati  numerosi esponenti di spicco della criminalità organizzata del napoletano.

Una storia che ha dell’incredibile, con un imprenditore costretto a pagare, ma che si ritrova anche nel bel mezzo di una guerra tra cosche per il controllo della zona.

Oggetto del contendere? Proprio lui, il povero imprenditore taglieggiato dai camorristi.

Sotto scorta dal 2002, finisce con il diventare doppiamente vittima. Una prima volta della criminalità, la seconda, dello Stato che non protegge chi ha esposto sé stesso e la propria famiglia, in nome di una legalità che sembra sempre più una parola vuota in questa nostra Italia.

Di Coppola, possiamo darvi una piccola anticipazione con questo video.

E oggi, cos’è cambiato? Anche di lui, torneremo presto a parlarvi.

gjm

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Commenti

  1. Marie-Jeanne Atanasia scrive:

    NO :)