L’Associated Press nella bufera. La stampa macedone: Bustarelle dalla mafia albanese?

Skopje. L’Associated Press ha dato informazioni errate circa la nazionalità delle cinque persone uccise giorni fa vicino Skopje. Ad affermarlo la televisione macedone “Macedonia Kanal5 TV”.

Secondo la televisione macedone, l’agenzia di stampa avrebbe commesso l’errore lo stesso giorno in cui è stata premiata con il Premio Pulitzer.

Un errore che non fa altro che ingenerare confusione ed alimentare la diaspora albanese.

Questo ‘errore’ non è stato casuale – riportano organi stampa macedoni, facendo  notare come  oltre 5000 giornali in tutto il mondo si avvalgono delle news che l’Associated Press ha diffuso, inducendo così in errore i loro lettori.

Accuse gravissime quelle da parte della stampa macedone, che ricorda come durante la crisi del Kosovo girasse voce che i giornalisti dell’AP, CNN e BBC ricevessero ingenti somme di denaro per propagandare roboanti annunci contro i serbi. A cominciare dal campo di sterminio in cui 100.000 albanesi giacevano sepolti, mentre 6.800 bombe più tardi, da quel campo di sterminio venivano dissotterrate 12 persone, tra cui 5 serbi.

Anche l’ex ministro della Difesa tedesco ha dovuto infine ammettere che la NATO sapeva che si trattava di menzogne e la crisi era stata appositamente creata per dividere il Kosovo dalla Serbia.

Pagare bustarelle ai giornalisti di AP – afferma la stampa macedone – non è economico, e se qualcuno se lo può permettere, questo qualcuno è la mafia albanese. Secondo l’Interpol e l’Fbi, la mafia albanese è considerata la principale organizzazione che opera nel traffico di droga in Europa e Nord America.

Intanto l’ufficio dell’AP a New York ha fatto sapere che l’agenzia darà una spiegazione, e che in ogni caso la notizia è stata comunque corretta.

“Ci sono voluti i 4 giorni all’AP per correggere il loro errore – replicano i media locali -, pur essendo stati informati  fin dal primo giorno. Si può dedurre che i giornalisti dell’AP hanno dovuto spiegare ai loro padroni che dovevano modificare il loro pezzo di propaganda, ma poiché erano stati già pagati per farlo, hanno aspettato 4 giorni per poi correggerlo quando l’attenzione era già calata”.

Gli avvocati hanno pertanto consigliato ai parenti delle vittime di citare in giudizio l’agenzia di stampa.

gjm

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