Il silenzio Sicano – di Ettore Zanca

C’è un omino apparentemente fragile che, al centro del più grande processo mai celebrato contro la mafia, giudicherà 474 tra boss ed esecutori. Alfonso Giordano, presidente della Corte del maxiprocesso del 1986, si ritrova lì per caso. Molti penalisti rifiutarono l’incombenza, mentre lui, civilista di cui immediatamente gli avvocati difensori chiesero la ricusazione, tenne duro e andò fino in fondo. È di recente pubblicazione il suo libro Il memoriale del presidente (Bonanno editore). Se non fosse stato per la sua rettitudine, il teorema costruito dal pool antimafia sarebbe andato perduto; nessuno avrebbe mai convalidato l’idea che la mafia fosse un organismo unico e capillare, saremmo tornati al medioevo giuridico dove si giudicava per delinquenza, tutto si sarebbe esaurito nel silenzio connivente di omicidi e reati compiuti da singoli.

In questi giorni gli inquirenti hanno sequestrato una delle più grosse aziende portuali di Palermo, in cui la gran parte dei soci era in odore di contaminazione mafiosa, un giornalista de: “L’Espresso” aveva denunciato il tutto mesi fa e era stato citato in giudizio per diffamazione dai soci dell’azienda portuale, il processo è ancora in corso.

Viene inaugurato tra mille lustrini il nuovo centro commerciale creato e voluto da Maurizio Zamparini allo Zen, le polemiche sono subito scoppiate per un presunto vincolo di inedificabilità della zona per il suo valore storico e per un impegno disatteso dallo stesso Zamparini con le Opere Pie proprietarie del terreno,su cui è sorto il centro commerciale. Avrebbe promesso che insieme al centro avrebbe creato un luogo di aggregazione per bambini e altri due edifici per categorie disagiate della zona.

Ci sarebbe da dire che le polemiche sono state poche, da destra e sinistra il centro commerciale è stato più che benedetto.  Anzi non se ne è quasi parlato.

Il Pm Ingroia è stato appena sottoposto alla richiesta di provvedimento disciplinare al CSM, da parte del Pdl per aver definito Marcello Dell’Utri “ambasciatore mafioso dell’imprenditoria milanese”.  

Ho sempre visto la mia città come una culla di contraddizioni, capace di stupirti e lasciarti a bocca aperta per la sua invadente bellezza, ti regala quasi a schiaffo un cielo dal colore unico e una tavola cromatica che ti entra dentro e ti farà classificare sbiadito ogni altro colore visto fuori dalle mura. Senza contare il fascino storico che è talmente bello da sembrare erotico.

Ma è anche la città delle collusioni, del silenzio che ovunque viene interpretato come quiete e pace e qui significa sempre affari illeciti a pieno regime senza che emerga nulla. Ultimamente si stanno versando ettolitri di oblio, di manipolazione della storia, delle collusioni.

Per il palermitano accorto e sveglio, il tacere non è mai foriero di pensieri positivi. Il Tacere è pensare senza decifrare all’interlocutore l’inconscio e le sue tortuosità.

Blog Ettore Zanca - beneficiodinventario.blogspot.com

Condividi sui social

Commenti

  1. lioi lucia scrive:

    rifaccio qua una domanda già fatto in un’altra occasione: ma i Siciliani vogliono davvero liberarsi dalla mafia? vogliono davvero che i propri figli abbiano un lavoro senza dover ringraziare il Don di turno? Io tempo fa dissi che consideravo l’omertà, in alcuni casi, quasi come “legittima difesa”, ma ultimamente mi sorge il dubbio che spesso è accondiscendenza…. Non ho visto INDIGNAZIONE da parte dei comuni cittadini alla sentenza su Dell’Utri. Perdonatemi, lo so da NON siciliana, forse non ho il diritto di dire queste cose.