La casa al mare – di Ettore Zanca

Si guardò in giro, la sua casa gli piaceva, di più con l’estate alle porte, momento ideale per trasferirsi al mare. Era fatto così, se voleva una cosa niente e nessuno lo dissuadeva. Aveva deciso di lasciare gli alloggi precedenti e di stabilirsi in spiaggia e così fu.
 
Non riuscivano a mettersi d’accordo lui e la vita. Chi tesse tutti i percorsi del fato aveva provato a fermarlo. Non era servito un lavoro fisso, non una moglie devota, nemmeno un appartamento con vista sul “prestigioso centro storico”. Tantomeno servivano incarichi importanti. Lasciava qualcosa e ne prendeva un’altra. Via un impiego statale, meglio una azienda privata, niente moglie ogni sera, giorni alterni da una amante. Fino al divorzio e li lo fregava il cuore. Le amanti diventavano compagne e le compagne mogli. Quando non metti a freno il cuore prima o poi quello che provi passa dal portafogli. Di famiglie aveva seminato la città. Ma era abbastanza ricco da mantenerle tutte. Con l’età che avanzava pensò che era tempo che il cuore non piantasse le tende, cominciò a scegliersi donne di una sera, poi accompagnatrici sempre più giovani, le tendenze e le mode del momento lo aiutavano. 
 
 
Ma non gli riusciva di capire cosa gli mancasse. L’insoddisfazione di chi ha troppo, sicuramente era questo. Non servì la beneficenza, non servirono le prostitute. Il magone continuava. E più mancava qualcosa più provava a comprarlo e a ricompensare chi lo faceva sentire meno solo. Pensò fosse che non cambiava spesso casa. Allora cominciò a cercarne sempre di diverse, grandi, grandissime, poi piccole minimali, sempre più essenziali. Capì che cambiare casa lo faceva stare leggermente meglio. Sapere che non si sarebbe fermato lo esaltava. A nulla servirono le persone che se ne andavano insieme ai suoi soldi.
 
Nessuno riusciva a persuaderlo che non si poteva continuare a vivere in quel modo. Capì che gli mancava il mare. Forse col mare, per spirito di contraddizione avrebbe trovato stabilità.
 
 
 
La decisione fu presa in un momento, poco dopo il suo flebile capitale sparì inghiottito da creditori e ex mogli inferocite. Lui prese solo delle scatole. Quelle con cui aveva traslocato tante volte e che ogni volta metteva nel nuovo solaio della nuova casa
Lui sparì. Si dice faccia il missionario si dice si sia suicidato. Non c’è, semplicemente. La sua macchina fu trovata “aperta e con tutti gli oggetti personali dentro” come disse l’inviato di “chi l’ha visto”.
 
 
 
Le luci di una città che potrebbe essere ovunque. Ovunque sul mare. Un uomo ride. Dovrebbe farsi la barba. Domani, la barba si fa sempre di mattina. I suoi tempi sono più lenti, la sua casa al mare lo ha guarito dalla sua infelicità. Ricorda ancora quando è arrivato a stabilirsi nella sua nuova dimora. Ha aperto le sue scatole da trasloco. E dentro non c’era nulla, intorno non c’era una casa. Le scatole, sarebbero state la sua casa. Al mare. 
 

(Gli scritti di Zanca, sono pubblicati dai siti “Informare per Resistere (clicca qui) e Beneficio D’Inventario (clicca qui)

Condividi sui social

Commenti

  1. lioi lucia scrive:

    è semplicemente bello!!! un racconto di quelli che ti lasciano contemporaneamente il magone e un sorriso, è l’anima inquieta, come tante oggi, che finalmente ritrova se stessa, senza fronzoli e suppellettili…. solo quello che ha dentro. Bravo Ettore, grazie per l’emozione.

  2. Adoro il Mare. Da piccola sognavo di sposarmi un pescatore, un filosofo pescatore, nn come q in Stromboli terra di Dio di Rossellini con la Bergman, e vivere Tranquilla sul Mare, q Mediterraneo, caldo, nn q freddo svedese :)