Pippo Scalia incontra la base di “FareItalia” ad Aragona

Aragona (Agrigento)-  L’On. Pippo Scalia, nella serata di lunedì 17 ottobre, nel corso di un incontro politico con la base di “Fareitalia” si è intrattenuto nella sua Aragona con amici, conoscenti e militanti politici. Una grande risposta al “richiamo” esercitato dall’aragonese che, come egli stesso ha detto, si è ritrovato “do chian’ò Rusà (dalla piazza del Rosario) a Montecitorio”.

 

Circa duecento persone per quello che Pippo Scalia non ha voluto definire un incontro politico ufficiale, bensì, una cordiale chiacchierata con i suoi amici. Una cosa seria, è stato sottolineato, e non “scumazza”, ossia uno di quegli incontri nel quale l’importante è far numero e dove i militanti sono soliti portarvi familiari, parenti ed amici. Una platea prevalentemente maschile con qualche tocco rosa qua e là.

 

Dopo aver parlato della sua storia e della sua carriera politica, iniziata con il Movimento Sociale Italiano nel lontano 1981, Pippo Scalia ha ammesso di aver vissuto nell’ultimo anno un periodo difficile, dal punto di vista politico. Vicissitudini che lo avevano portato a meditare un addio alla politica. Una politica che, specie negli ultimi anni, sembra essersi imbarbarita smarrendo qualsivoglia riferimento culturale ed ideologico. Sofferenza per la separazione da Gianfranco Fini, l’amico di mille battaglie; una scelta, sicuramente dolorosa ma ritenuta giusta da Scalia per il bene dell’Italia perché Fini sarebbe rimasto intrappolato nel cosiddetto  “rancore della politica”. Li univa un trentennio di percorso politico comune ma quello intrapreso da Fini – ha detto – non poteva più essere il percorso politico, di un uomo coerentemente di destra. Giuseppe Scalia non ritiene possibile che un partito che si dichiara di centrodestra (FLI) faccia in modo che vinca la sinistra a Napoli (De Magistris) ed a Milano (Pisapia). Vendola, Bersani o Di Pietro potrebbero vincere le elezioni qualora, domani stesso, Berlusconi facesse un passo indietro o venisse fatto fuori da qualche gioco di palazzo e il centrodestra non fosse coeso nel fronteggiare le sinistre. “Per quanto mi riguarda – ha dichiarato Scalia – l’idea di consegnare ai miei figli l’Italia governata da Vendola, Di Pietro o Bersani è un’idea che io non voglio accettare e farò in modo da combattere. Fini doveva rimanere dov’era. Noi chiedevamo a Fini di prendere le distanze da Berlusconi, di creare un movimento che fosse critico nei confronti di Berlusconi, che fosse anche antagonista nei confronti di Berlusconi, ma che rimanesse all’interno del centrodestra e di quell’ala moderata che si riconosce in Italia nel PPE”. Quello messo in moto da Gianfranco Fini sarebbe – secondo Scalia –  un percorso perdente e lui assieme ad altri amici quali Moffa, Viespoli, D’Urso lo avrebbero ben intuito con largo anticipo.

 

Emerge che qualora Fini avesse seguito i consigli che i suoi fedelissimi gli avrebbero fornito oggi sarebbe stato il naturale candidato premier, per guidare l’Italia nel dopo Berlusconi, anziché, ritrovarsi ad essere il numero 2 o 3 di Casini “in un terzo polo che – per Scalia – non esiste”. Una scelta chiara, ci è sembrato di capire, quella di rimanere nel centrodestra orbita PdL.

 

Positivo il giudizio sul primo Berlusconi, che ha fatto sicuramente cose buone, mentre, il giudizio sul secondo Berlusconi “per Amor di Patria” viene archiviato dal parlamentare aragonese.

Il Berlusconismo per Scalia è definitivamente tramontato, prima Berlusconi va via e meglio è per l’Italia, ma, attenzione, deve essere lui – ha rimarcato l’aragonese Pippo – a decidere quando andarsene, perché sino a prova contraria egli è stato regolarmente eletto dagli italiani per governare il nostro Paese. Un no secco a qualsiasi complotto di palazzo o ribaltone per far fuori il premier senza passare dalle urne. L’impegno sarà dunque, sia a livello nazionale, regionale che provinciale, quello di lavorare per ricostruire un forte e coeso centrodestra.

 

Contro il porcellum, la riforma elettorale partorita dal nostro parlamento che, tuttavia, sembra non avere padri che vogliano riconoscerla fosse altro perché l’hanno votata, si è dichiarato anche l’On. Scalia, che ha aggiunto: “ il dramma di chi sa di essere là senza aver avuto la possibilità di essere stato eletto dal popolo. Io voglio essere eletto dal popolo. Mi auguro che si riesca a cambiare questa maledetta legge elettorale che priva ciascuno di noi della dignità di essere parlamentari in rappresentanza del popolo sovrano”.

 

Relativamente alla vicende che stanno interessando la Provincia regionale di Agrigento L’On. Scalia ha affermato: “io non ho mai utilizzato parole violente verso i miei avversari politici, però, consentitemi di dire che, se dovessero essere vere le accuse che la Procura e la Guardia di Finanza muovono a questo Presidente, aldilà di ogni considerazione, prima se ne va a casa e meglio è. Anche perché è stato un Presidente che ha governato un ente inutile – se la Provincia è inutile – ma il Presidente è stato ancora più inutile dell’ente”.

 

Sulle vicende aragonesi – in Aprile si voterà per le amministrative – Pippo Scalia è stato chiaro: Aragona non ha bisogno di un ragioniere per sindaco, uno che si limiti a prendere atto delle entrate e delle uscite (con chiaro il riferimento ad Alfonso Tedesco). Alla guida di Aragona necessita una persona dinamica e, capace di muoversi per reperire le risorse necessarie all’ente. Prioritario “costruire una coalizione che vada dal nostro movimento al PdL, al PID che riaggreghi tutto quel mondo che noi consideriamo di centrodestra, per quanto di centrodestra si può parlare in occasione di elezioni amministrative. Non ci sfugge il fatto che, quando ci sono elezioni amministrative, il concetto di centrodestra passa in secondo piano poiché occorre prima di tutto individuare un sindaco che sia bravo, onesto, perbene e, soprattutto, che abbia voglia di fare il sindaco. Che poi sia espressione del PdL, che sia espressione di Fareitalia, che sia espressione del PID a noi non c’è ne può fregare niente”. Quello a cui il centrodestra aragonese dovrebbe puntare è quindi un sindaco capace di fare bene, attorniato possibilmente da una squadra di giovani. Esplicito, dunque, l’invito fatto da Pippo Scalia ai giovani aragonesi nel fare un passo avanti, senza alcun timore, buttandosi nella disputa politica e mettendosi in discussione.

 

Scalia ha rimproverato all’amministrazione Tedesco di non averlo mai chiamato in questi 5 anni, per dare una mano al proprio paese. Solo il senso di responsabilità e l’amore per la propria terra avrebbero spinto l’Onorevole aragonese ad impegnarsi per far pervenire ad Aragona tutto quello che era nelle sue possibilità. Tutto sarebbe stato frutto dell’iniziativa personale dello stesso Pippo Scalia, nonché di precise necessità/richieste della/per la collettività portate alla sua conoscenza da consiglieri comunali o uomini ad egli vicino. “L’unica cosa che in 5 anni Fofò Tedesco mi ha chiesto, – ha detto – un contributo per un gemellaggio con La Louviere. Mi richiese 5000€ ed io gliene feci avere, mi pare, 30-40.000€”.

 

Nei prossimi incontri con la base politica di riferimento Scalia ha preso l’impegno di spiegare nel dettaglio il lavoro svolto che ha fatto arrivare ad Aragona “milioni di euro per la costruzione di opere pubbliche”, nonché altre centinaia di migliaia di euro per la ristrutturazione e messa in sicurezza delle locali strutture scolastiche.

 

Applausi dai presenti, ai quali è riuscito ad infondere entusiasmo, avviando così i lavori per compattare il centrodestra aragonese in vista delle prossime fatiche elettorali, viste come un fondamentale appuntamento per far fronte, con soluzioni diverse da quelle proposte dall’esperienza Tedesco, alle difficili sfide che Aragona e gli aragonesi saranno in futuro chiamati ad affrontare.

 

Totò Castellana

 

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