Brand Valle dei Templi – Tra tanti se e tanti ma

L’aveva lanciata il sindaco di Agrigento, Marco Zambuto – nel suo intervenuto a KlausCondicio, il programma tv di Klaus Davi l’idea non del tutto peregrina di “affidare, per periodi limitati nel tempo, ai grandi marchi privati e alle multinazionali in cambio di finanziamenti al comune e al territorio a fini commerciali: per esempio, mettendo all’asta presso una grande casa come Sotheby’s la possibilità di gestire per eventi e iniziative i templi e i santuari della valle, come il tempio della Concordia, quello di Ercole o quello di Castore e Polluce”.

 

Secondo Marco Zambuto, gli investitori potrebbero sponsorizzare la ristrutturazione e la manutenzione dei monumenti e  utilizzare il marchio della Valle dei Templi per firmare le linee dei loro prodotti.

 

In Italia, al contrario di quanto avviene in altri paesi come ad esempio gli Stati Uniti d’America, il mecenatismo si percepisce ed è praticato in misura molto minore. Ciò dipende  principalmente  dalla defiscalizzazione limitata degli investimenti in cultura.

Nel nostro Paese è prevista la possibilità di dedurre dalle tasse le erogazioni liberali per progetti culturali, tuttavia, la legge non concede indiscriminatamente questa possibilità, poiché le deduzioni sono parziali e, peraltro, sono deducibili solamente le elargizioni dirette verso beneficiari preventivamente indicati dallo Stato. Come riportato da Mario Serra in uno dei suoi editoriali su ArcheoNews: “ed ecco, che si creano come avviene sempre in Italia, due situazioni antitetiche: Ercolano e Colosseo. Nel primo caso troviamo il sig. HP (quello delle stampanti) che dona milioni di euro per valorizzare Ercolano e dall’altro troviamo Della Valle che dona 25 mln di euro per il restauro del Colosseo”.

In estrema sintesi il primo non ricava nulla dalla sua meritevole azione mentre, ai Della Valle andrebbe la gestione di un brand che vale 91 miliardi di euro. La visione di mecenatismo riscontrata nei due imprenditori è indubbiamente molto diversa. Per La Valle dei Templi che non ha trovato nessun signor HP, disposto ad investire milioni di euro in cultura senza grandi ritorni economici, secondo Marco Zambuto  – e non sarebbe il solo a pensarla in questo modo – si dovrebbe mettere all’asta il prestigioso brand con la speranza di imbattersi nel Della Valle di turno. Un imprenditore o un gruppo d’imprenditori che investendo danaro sonante sulla Valle dei Templi contribuiscano allo sviluppo di una delle province più depresse del meridione d’Italia.

Si può pensarla diversamente dal sindaco di Agrigento, ma è incontrovertibile che a seguito dei tagli avvenuti nel corso degli ultimi anni nel settore dei beni culturali, occorre tanto danaro dei privati, affinché i nostri monumenti e tesori d’arte vengano conservati, valorizzati e fruiti.

 

A tal proposito ci è sembrato utile sentire il parere del Soprintendente di Agrigento, quello del commissario ad Acta del parco Archeologico della Valle dei Templi, quello del Presidente del corso di laurea in Archeologia sede di Agrigento e per ultimo, non certo per importanza, il parere del Presidente del Fondo Ambiente Italiano.

 

Pietro Meli, il Soprintendente di Agrigento, non si è detto contrario all’idea di Zambuto se ciò servisse a portare benefici al nostro patrimonio culturale e positive ricadute economico-sociali sul territorio della provincia agrigentina. Tuttavia, fa notare il Soprintendente di Agrigento, a vantare diritti sul brand “Valle dei Templi” potrebbe essere solo la Regione tramite il competente assessorato regionale e non il comune, che al contrario potrebbe giovare probabilmente di benefici indiretti.

 

La problematica legata all’affido del marchio della Valle dei Templi – ha dichiarato  l’Arch. Salvatore D’Amato, Commissario ad Acta del parco Valle dei Templi di Agrigento – presenta rilevanti problemi di natura giuridica. Il parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento è infatti una struttura regionale che gestisce beni demaniali della Regione”.

Per D’Amato l’ente parco sarebbe aperto a tutte le iniziative e le possibilità proposte e finalizzate alla promozione e valorizzazione del sito stesso che, implicitamente o anche indirettamente, portano dei benefici. Nulla andrebbe trascurato purché tutto il territorio, e non solamente la Valle dei Templi, ne tragga vantaggio.

 

Il Prof. Oscar Belvedere, Presidente del corso di laurea in Archeologia in Agrigento, non comprenderebbe, essendo il logo di proprietà della Regione, come il sindaco di Agrigento possa riuscire ad avere degli utili diretti  da questa operazione.

Per Belvedere il logo “Valle dei Templi” si potrebbe dare per iniziative altamente qualificate e quindi ci dovrebbe essere qualcuno (una Commissione qualificata con Soprintendente nonché il Direttore e il Presidente del Parco archeologico di Agrigento) che si prenda questa grande responsabilità.

Il Prof. Belvedere si è detto dunque favorevole nel cedere il logo, ma solamente “per iniziative che siano di alto profilo culturale”. Non è irrilevante ricordare che l’operazione prospettata da Zambuto sembrerebbe volta all’individuazione di privati disposti a investire nella Valle dei Templi ingenti capitali, traendone vantaggi e profitti in cambio di una migliore salvaguardia e valorizzazione del sito e delle sue emergenze.

Più che una nobile ed altissima operazione di tipo culturale, nella fattispecie, si vorrebbe attuare una necessaria iniziativa economica volta sia alla salvaguardia del sofferente patrimonio culturale, che al rilancio economico del territorio provinciale.

 

 

Parere contrario ha espresso Ilaria Borletti Buitoni, Presidente del Fondo Ambiente Italiano, che tramite e-mail fa sapere: “Non sono favorevole alla proposta del Sindaco di Agrigento. In alcuni casi sono d’accordo con l’intervento dei privati nella tutela del patrimonio del nostro Paese, ma cedere il marchio della Valle dei Templi attraverso un’asta aperta a tutti mi pare francamente un’idea molto pericolosa. La Valle dei Templi è il più importante sito archeologico del Mediterraneo non va dimenticato e soprattutto non deve dimenticarlo la Regione Siciliana”.

 

A seguito di questa autorevole risposta/dichiarazione avevamo chiesto, tramite e-mail inoltrata in data 9 settembre 2011 quanto segue:

 

“Si evince chiaramente che il FAI non è favorevole alla cessione del brand “Valle dei templi”, poiché secondo Lei “potrebbe essere un’idea molto pericolosa”. Le chiediamo:

1) Quali le insidie e i pericoli che potrebbero celarsi dietro un’operazione come quella proposta da Zambuto?

2) Premesso che “La Valle dei Templi è il più importante sito archeologico del Mediterraneo non va dimenticato e soprattutto non deve dimenticarlo la Regione Siciliana”, come si conciliano le Vostre paure, col fatto che a poca distanza dalla Valle dei Templi sta per sorgere un rigassificatore che potenzialmente sarebbe di gran lunga più pericoloso?”

Purtroppo, nessuna risposta è più pervenuta alla nostra redazione da parte della Presidente Ilaria Borletti Buotoni.

Essendo i Beni Culturali dei beni meritori, non riproducibili e sicuramente potenziale risorsa di sviluppo economico del territorio su cui insistono, sarebbe auspicabile che gli operatori culturali per il futuro siano meno conservatori e più aperti alla partecipazione dei privati nella gestione e finanziamento dei Beni Culturali. Non si comprenderebbe bene perché quello che è attuabile per il Colosseo non dovrebbe esserlo per la Valle dei Templi di Agrigento.

Totò Castellana

 

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