‘Il racconto di Julio’ di Silvio Licata, a ‘Il Funduk’

Sabato 11 giugno, in una sala gremita di spettatori, presso lo Spazio Culturale Il Funduk, sito in Via Santa Maria dei Greci, 38 Agrigento, è stato proiettato il film “Il racconto di Julio”, un cortometraggio scritto e diretto da Silvio Licata. Il filmato prodotto dall’Accademia di arte e spettacolo “Le Muse” in collaborazione con la “Elle Esse” Pictures è liberamente ispirato alla “Casa tomada” di Julio Cortàzar, una storia dello scrittore argentino, ritenuto da molti critici “Il primo”.
L’opera apparve per la prima volta sulla rivista Annals of Buenos Aires , pubblicata da Jorge Luis Borges , e fece parte del volume Bestiario del 1951 . La storia, fu uno dei primi esempi di storie fantastiche narrate in modo realistico e introdotte gradualmente in un clima di distorsione delle leggi naturali.

Il film, è stato presentato da Antonio Liotta che ha introdotto alla visione del cortometraggio,  ricordando come abbia recentemente ottenuto un importante riconoscimento al Festival Internazionale di Imperia. Liotta, nel corso della presentazione, ha  anche letto una celebre poesia d’amore di Julio Cortàzar (clicca qui per vedere la presentazione).

A soffermarsi sullo spessore letterario di Julio Cortàzar e della sua poetica, con particolare attenzione verso il racconto “Casa tomada” dal quale Silvio Licata ha preso lo spunto per costruire il suo film “Il racconto di Julio”, Gabriella Bruccoleri, che ha anche letto  una poesia di Pablo Neruda (clicca qui).

Il cortometraggio (clicca qui per vedere il film), tratto dall’opera del genere narrativo del “racconto fantastico” di Julio Cortazar, narra di Julio, uno scrittore che scrive un racconto i cui protagonisti sono Luigi e Margherita, un fratello ed una  sorella che vivono in una grande casa, in uno strano “isolato benessere”. La vita dei due sarà  sconvolta da  fenomeni assurdi che li condurranno al cospetto dello stesso scrittore che li ha generati.

Luigi e Margherita vivono  insieme in una casa antica, alle cui cure dedicano la loro vita. Nessuno dei due si è sposato, con il pretesto di prendersi cura della casa e sono terrorizzati dall’idea che alla loro morte, dei lontani parenti possano vendere la casa.

Con loro vive una cameriera di origini russe, unica presenza estranea nella vita ordinata e regolare dei due, che vivono isolati dalla società, rifiutando ogni forma di contatto con la stessa. Dopo una descrizione dettagliata della casa e le abitudini meticolose dei suoi abitanti, a causa dell’irruzione di alcune forze estranee ed ignote che invadono l’abitazione, Luigi e Margherita devono abbandonare parti del palazzo che divengono per loro off-limits.

È durante l’occupazione della biblioteca da parte di queste presenze, che Luigi porta via con sé un libro: “la Casa tomada “ di Cortazar.  Il libro, narra la storia di una casa abitata da un fratello e una sorella, che viene occupata da presenze ignote ed estranee: la loro storia. Le incursioni di queste presenze finiscono per occupare tutta la casa e i fratelli si trovano ad abbandonarla, gettando la chiave in un tombino.

L’elemento che caratterizza il  racconto, è una presenza che occupa l’abitazione, senza che mai nel film questa presenza venga meglio identificata, e l’accettazione da parte dei due fratelli di quest’occupazione, alla quale i due non reagiscono in alcun modo, fino ad abbandonare la propria casa.

A differenza  del romanzo, dove l’autore non mette in chiaro quale sia la natura degli intrusi – dovrebbero essere fantasmi – nel film, Luigi e Margherita dopo aver abbandonato la casa, tornano indietro e il mistero viene svelato.

Allegoria delle contraddizioni del mondo Occidentale di fronte ai contemporanei flussi migratori, Il racconto di Julio, narra della inefficace chiusura verso l’altro, in un’epoca che faticosamente, ma inesorabilmente, va verso la multiculturalità.

«L’idea di fondo di Cortàzar, un’assurda occupazione dello spazio, si è innestata – afferma il regista – in una serie di personali esperienze e di convinzioni di natura sociologica che mi hanno indotto a trasformarla in una interpretazione allegorica di alcuni macrofenomeni del mondo attuale. Ho provato a comunicare allo spettatore, in una maniera alquanto misteriosa, connotativa e costruttiva, come sia difficile scrivere oggi il futuro. Julio scrive il suo racconto, ma la trama gli sfuggirà di mano perché la storia del mondo attuale, come del resto è sempre accaduto all’umanità, conosce un solo determinismo, quello dettato dalla fame e dalle persecuzioni».

Il cortometraggio è stato girato nella prima metà di agosto del 2010 in provincia di Agrigento, soprattutto all’interno del Palazzo Bellacera di Comitini e nei locali del mobilificio Barbàra, presso Camastra.

Finita la proiezione del film, Beniamino Biondi, rispondendo ad alcune domande di Antonio Liotta, ha fatto un’analisi del film sia da un punto di vista tecnico che da un punto di vista narrativo, mettendo in evidenza il livello qualitativo dell’opera, definendo il cinema di Silvio Licata un cinema di prosa che rispetta lo spettatore… (clicca qui).

Ad analizzare “Il racconto di Julio” nelle sue componenti metaforiche ed allegoriche, è stato Liborio Triassi. La casa, i due fratelli, le rendite finanziarie, il lavorare a maglia, la paura, lo spazio occupato, la governante russa… sono tutti elementi che Liborio Triassi mette in evidenza per sottolineare l’importanza del livello semantico connotativo dell’opera. Fa interessanti riflessioni sullo scrittore che entra in rapporto con i suoi personaggi ed esprime la sua opinione sul finale (clicca qui).

Silvio Licata racconta come è nata l’idea di scrivere “Il racconto di Julio” e spiega perchè ha deciso per un determinato finale.

L’idea di realizzare “Il racconto di Julio” nasce da lontano, da quando in un bar di San Leone, un amico (Tano Siracusa) mi sollecitò alla lettura del “Bestiario” di Julio Cortàzar.

Il primo dei racconti, Casa occupata, mi colpì; mi sembrò interessantissimo per la possibile chiave di lettura che se ne poteva dare e per alcuni affascinanti aspetti apparentemente assurdi. Mi resi subito conto che l’idea centrale di “Casa occupata”, un’inevitabile e illogica occupazione di uno spazio domestico, poteva condurmi verso una interpretazione allegorica di grande attualità.

Qualche mese dopo mi trovai su un treno, tra Pisa e Montecatini. Ero solo, l’intero vagone era vuoto. Poco dopo la partenza da Pisa entrò un ragazzo nero con un grande sacco pieno di mercanzie. Poi ne entrò un altro, poi un altro ancora. Il treno faceva diverse fermate e in ogni stazione salivano ragazzi neri con enormi sacchi. Da li a poco il treno, soprattutto  il vagone in cui mi trovavo, si riempì esageratamente. Sentivo la loro sofferenza, la loro precarietà, il loro dolore: mi immedesimavo e li guardavo.

Alcuni di loro si sedettero accanto a me; un saccone pieno di borse mi fu piazzato quasi tra le gambe. Mi sentii mancare l’aria. Stranamente si insinuò in me una sottile paura, mi sentivo soffocare. Il treno si fermò all’ennesima stazione e alcuni ragazzi neri iniziarono a scendere; il treno cominciò a svuotarsi mentre mi ritornava alla mente “Casa occupata” di Cortàzar.

Dopo qualche ora, in albergo, riflettevo sulla contraddizione che avevo vissuto: paura, sensazione di soffocamento, ma anche identificazione con il disagio degli immigrati. Pensavo a quello che stava accadendo in Europa, ai macroscopici flussi migratori di oggi, ma anche a quelli di ieri, a quelli di sempre… alla società del futuro, alla difficile, ma necessaria, prospettiva interculturale.

“Casa occupata” riaffiorò prepotentemente e cominciai a scrivere la sceneggiatura del film, ma stravolsi tutto e riadattai il testo originario alle mie necessità comunicative: sentivo il bisogno di “dire” qualcosa sull’immigrazione (clicca qui).

 ‘L’ultimo miglio’, poesia di Antonio Liotta (clicca qui).

Le intense interpretazione di Claudia Rizzo, Gaetano Sorce, Lillo Zarbo e Tatiana Bruccoleri, la magistrale fotografia di Lillo Sorce, l’ottimizzazione audio di Graziano Mossuto, i sottotitoli in inglese di Liborio Triassi, il fondamentale contributo di Laura Sorce, Pino Saieva, Calogero Vetro e Nadia Forasassi,  hanno fatto nascere un breve film di grande cura formale e contenutistica.

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