Monserrato: Tanto fumo e niente arrosto

È ormai notorio, che un po’ tutti diciamo un mucchio di idiozie e che anche in passato le cose non stavano diversamente da oggi.

Delle tante idiozie che un uomo può dire nel corso della propria vita, specie gli uomini più illustri, non si comprende bene per quale misteriosa ragione, alcune vengono codificate e tramandate ai posteri con il nome di ‘proverbi’.

Massime che contengono, dettami o consigli, a volte espressi in maniera metaforica, frutto di esperienze, che finiamo con il considerare autentiche ‘perle di saggezza popolare’.

Tra le tante ‘perle’ abbiamo deciso di sceglierne una, per spiegare ai nostri lettori come ad ogni proverbio, risponda sempre un’altra massima che dice l’esatto opposto.

Modi di dire comune, che come i discorsi dei nostri politici (paremiologi anche loro?), affermano tutto e il contrario di tutto.

Insomma, in un modo o nell’altro, il nostro ‘vecchio e saggio antenato’ c’azzeccava sempre.

Narra la storia, di un antico motto, che testualmente recitava: “Non c’è fumo senza arrosto”. E così forse fu per decenni, o secoli, fin quando non nacque il quartiere di Monserrato ad Agrigento.

Si racconta che un giorno, un gruppo di amici affamati – e nella provincia di Agrigento di gente che ha fame ce n’è tanta -, vide da molto lontano, una colonna di fumo levarsi verso l’alto, in prossimità del mare, o almeno così pareva guardando dall’entroterra.

Tanto di quel fumo, da far pensare che sulla brace fosse stata messa a cuocere un’intera mandria di buoi. Un’ecatombe, come quelle che i greci offrivano ai loro dei nella bellissima valle dei templi.

E poiché prossimo alla valle s’innalzava il fumo, parve loro verosimile che di ‘arrosto sacrificale’ si trattasse.

Prese al seguito mogli, progenie, suoceri, padri e nonni, gli affamati mossero verso il punto laddove il fumo s’innalzava.

Grande fu lo stupore, quando videro che a far tanto fumo, non di brace si trattava, ma di una schifosa sostanza cancerogena (petcoke) utilizzata da un impianto posto nelle vicinanze della valle dei templi.

A  seguito delle proteste dei poveracci, e forse per timore che la Procura intervenisse, la velenosa sostanza venne da lì rimossa e non più (almeno per il momento) utilizzata.

Ai poveri disgraziati, non rimase che tornar indietro, con più fame di quanta non e avessero all’andata.

Passato qualche giorno, nuovi fumi invasero l’aria – e le case degli abitanti di Monserrato -, portando nuovamente quei poveracci a credere che di arrosto si trattasse.

“Non c’è fumo senza arrosto”, ripeteva il vecchio nonno durante il cammino.

Ahi quanto amara fu la sorpresa nello scoprire che non di carne messa al fuoco si trattava, ma di un opificio che l’aria ammorbava.

Per la fame, provarono anche ad addentare qualche mattone forato, ma, rottisi i denti, dovettero lasciar perdere e tornare con un buco allo stomaco alle loro case.

Passò dell’altro tempo, durante il quale impararono a riconoscere i luoghi di provenienza del fumo, non incappando più in clamorosi errori.

Fu così che un giorno, quasi all’imbrunire, nuovi fumi videro levarsi all’orizzonte.

Questa volta, sotto il costone calcarenitico di Monserrato, da dove da lì innanzi, quasi ogni sera, nuove braci sarebbero state accese.

Un posto senza industrie, non poteva che segnalare la presenza della fatidica ecatombe di buoi, sacrificati agli dei, e ristoro delle loro pance.

Ancora una volta il vecchio e saggio nonno, pronunciò le fatidiche parole: “non c’è fumo senza arrosto…”.

Noi, non sappiamo che fine abbia fatto il nonno, ma da quel momento in poi, nacque un nuovo detto popolare: “Tanto fumo e niente arrosto”.

L’inquinamento atmosferico di Monserrato, è noto a tutti e più denuncie sono state presentate, anche a seguito degli sforamenti di pm10 segnalati dalle centraline di monitoraggio della qualità dell’aria, eppure, ciò nonostante, quasi ogni sera, l’aria a Monserrato è irrespirabile e colonne di fumo si levano in prossimità della popolosa frazione agrigentina.

Che si tratti dei fantasmi degli antichi greci, che continuano a sacrificare spettri di centinaia di buoi ai loro dei?

Vista l’impossibilità d’acchiappare anche uno solo di questi ‘affumicatori’, dovremmo pensare che di fantasmi veramente si tratti…

Che poi chi avrebbe il compito di vigilare, non vede nulla, ce lo spiega ancora una volta la saggezza popolare – questa volta veneta -, con un altro proverbio:

“Chi nasci la note de San Zuene, no vedi strighe e no sogna fantasme”.

Bene, segno che chi preposto ai controlli, è nato la notte di San Giovanni ed è di origini veneziane…

Magari con quel po’ di sangue siciliano che non guasta e che gli ricorda altri proverbi: “Cu è orbu, surdu e taci, campa cent’anni n’paci”…

Gian J. Morici

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Commenti

  1. Pietro Alberto scrive:

    L’assessore all’ambiente del Comune ha fatto denunzie,provocate riunioni ma niente si muove,Si dice anche che la provincia non faceva regolari controlli.La procura della Repubblica conosce il problema dalla stampa.Questa inchiesta non può andare lentamente perchè si tratta della salute di diecimila persone,che rischiano tumore e malattie respiratorie.Ma che si deve dire di più ?

  2. domenico savio lo presti scrive:

    Ho personalmente avvisato le Forze dell’Ordine in due occasioni, precisando che, considerato il luogo ed il continuo ripetersi degli eventi, poteva trattarsi di sostanze pericoilose che venivano date alle fiamme. Ma credo che, come quando li avvisavo per il “puzzo” proveniente da qualche opificio della zona, non abbiano concluso niente anche in queste occasioni…e nessuno paga.