Legambiente e la “Guerra del Fotovoltaico”

In merito all’espulsione del Circolo Legambiente di Manciano ad opera del Direttivo regionale Toscano.
Manciano 21.03.2011
“Il consenso – scrive nella nota Andrea Marciani, Ex presidente dell’Ex Circolo Legambiente di Manciano – regna di nuovo in Legambiente Onlus: il circolo dissidente di Manciano è stato estromesso, con il pavido sistema del mancato rinnovo delle tessere di affiliazione. Non ci è stato riconosciuto nemmeno il diritto ad una esplicita e motivata procedura di espulsione
Sappiamo, comunque, quello che abbiamo fatto e dove va cercato ciò che ha causato ” il venir meno del rapporto fiduciario”:
– Abbiamo combattuto lo scempio che i mega impianti di fotovoltaico industriale stanno abbattendo sulle campagne ed i paesaggi di Maremma;
– Abbiamo contestato il progetto di impianto fotovoltaico industriale, (5 MWp) promosso da Legambiente a Cutrofiano (Puglia);
– Abbiamo manifestato il nostro dissenso nei confronti della posizione di sostegno, pressoché acritico, da parte della Direzione di Legambiente, alle energie rinnovabili. Una posizione che non tiene conto delle centinaia di procedure di VIA che vengono aperte, ogni giorno, negli uffici regionali e che testimoniano come le aree agricole siano sottoposte ad una feroce pressione speculativa.
– Abbiamo paventato l’eccessiva contiguità dell’Associazione, in convegni e fondazioni, ai poteri bancari, politici e confindustriali ed il rischio di scavare un solco con le istanze della gente comune, sottoposta ad un crescente saccheggio di beni collettivi, proprio ad opera di questi attori.
– Abbiamo esternato le nostre posizioni e siamo stati diffidati dal farlo;
– Abbiamo evidenziato il conflitto di interessi che potrebbe scaturire dal coinvolgimento diretto di membri della Direzione di Legambiente in società di scopo attive nel settore del fotovoltaico industriale.
Riteniamo che i pannelli fotovoltaici debbono essere messi solo sui tetti: ricoprendo solo il 30% di tetti e lastrici solari italiani si raggiungerebbe l’autosufficienza elettrica diurna .
Riteniamo che i terreni agricoli debbono essere lasciati all’agricoltura, fonte di energia primaria e rinnovabile: Il CIBO
Riteniamo che l’agricoltura, per la produzione di questa energia (fondamentale e conviviale) dovrebbe ricevere incentivi paragonabili a quelli erogati dal GSE ai produttori elettrici .
La fine dei combustibili fossili – continua Andrea Marciani – interseca la bulimia speculativa dei grandi attori delle energie rinnovabili che perseguono il mantenimento di uno stile di vita e di consumi in tutta evidenza superiore ai mezzi messi a disposizione dal pianeta.
Il risultato è che una ristretta oligarchia di profittatori potrebbe riuscire ad incrementare il proprio stile di vita; ma ai danni del resto della cittadinanza, che verrebbe derubata anche dell’atavico rifugio dell’animo umano: il paesaggio naturale.
Quel che resta del paesaggio naturale infatti è già confinato in aree sempre più ristrette e se non ci si oppone, finirà per essere gestito dai medesimi oligarchi, che ne faranno tenute esclusive per sé o Parchi naturali per un pubblico pagante.
In questa situazione – conclude l’Ex presidente – l’ex Circolo Legambiente di Manciano ha fatto la sua scelta di campo e si appunterà al petto questa espulsione, come una medaglia al merito.
Merito di aver praticato un ambientalismo non asservito ai potenti, di aver espresso un pensiero autonomo e coerente e di non aver assecondato chi sembra confondere la difesa dell’ambiente con il suo sfruttamento.

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2 Responses to Legambiente e la “Guerra del Fotovoltaico”

  1. Ecco una notizia fresca fresca che riguarda Franco Bonanini (il Faraone) ex Presidente del Parco delle Cinque Terre. Bonanini risulta ancora membro del Direttivo Nazionale di Legambiente e membro della Giunta esecutiva di Federparchi. Mentre per i circoli dissidenti si procede come sopra per i dirigenti nazionali di legambiente inquisiti ed arrestati non si attua neanche una “sospensione cautelare….
    Da Repubblica:
    Sei mesi dopo i clamorosi arresti per la “disinvolta” gestione del Parco delle Cinque Terre, ecco le prime sentenze di condanna. Quindici anni e passa di reclusione. Pagano in nove, per ora: tra di loro il sindaco e l´assessore al bilancio di Riomaggiore, Gianluca Pasini e Lino Gogioso, poi tecnici e funzionari, la segretaria di Franco Bonanini e altri impiegati. Tutti indagati che hanno ammesso le loro responsabilità – associazione a delinquere, truffa, corruzione, concussione, falso – scegliendo di patteggiare la pena davanti al giudice Diana Brusacà.
    A giugno comincerà il processo al “Faraone” ed altri 18 imputati, tra cui due dirigenti della Regione Liguria, un funzionario del Pd e l´ex segretaria del procuratore generale. Le sentenze sono state pronunciate ieri mattina: due anni di reclusione per Pasini, coinvolto nell´associazione a delinquere, responsabile per la truffa legata ai lavori di ristrutturazione della stazione di Manarola e relativi falsi. Un anno e dieci mesi per Gogioso, accusato degli stessi reati. Per Laura Vestito, funzionario dell´area tecnica, gli anni di reclusione sono due. E alle accuse vanno aggiunte un paio di tentate truffe, sempre legate allo “storno” di fondi pubblici pilotato – secondo i pm Tiziana Lottini e Luca Monteverde – dal padre-padrone delle Cinque Terre, uno degli ultimi paradisi italiani.

  2. “la cittadinanza, che verrebbe derubata anche dell’atavico rifugio dell’animo umano: il paesaggio naturale”… già solo questa frase riflette uno sforzo intellettuale non indifferente per una delle esigenze fondamentali dell’uomo che è e resterà dipendente dalla natura, nonostante lobby industriali e finanziarie cerchino anche attraverso il forte inganno mediatico di perpetrare i lori interessi di basso rango.

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